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RADIOMESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI DEL BRASILE IN OCCASIONE
DELL'INIZIO DELLA QUARESIMA

Mercoledì delle Ceneri, 16 febbraio 1983

 

Carissimi brasiliani, fratelli e sorelle.
Sia lodato nostro Signore Gesù Cristo!

1. Incomincia la Quaresima. Con maggiore intensità, la Chiesa si appresta ad aiutarci a riflettere sulla nostra identità profonda di figli di Dio e di fratelli di tutti gli uomini, nella grande famiglia umana.

Insieme alla Quaresima inizia in Brasile anche la Campagna di Fraternità - promossa opportunamente e con innegabili benefici dai Vescovi vent’anni fa - e che oggi ho la gioia di inaugurare.

Fraternità: Dio, Padre di tutti, ci ha chiamati a costruire la nostra vita nella concordia, nella pace e nell’amore, che portano alla fraternità. E attraverso suo Figlio Gesù Cristo ci ha esortati a cercare di “essere perfetti” a somiglianza dello stesso Padre del cielo, sempre misericordioso, per essere buoni fratelli, nella famiglia umana, illuminata dalla pratica delle beatitudini evangeliche (cf. Mt 5, 5 ss; 23, 8).

È, dunque, con fermezza e con profonda fiducia in questo insegnamento che, invitandovi a far coro con me, oggi proclamo: “Fraternità sì, violenza no!”.

2. E mi sembra già di udire l’eco di questo coro. Ho sempre vivo il ricordo delle giornate trascorse in Brasile durante il mio viaggio nel vostro Paese, del quale conservo profonda nostalgia; ricordo bene le moltitudini in festa, contagiate dall’entusiasmo giovanile - degli amati giovani brasiliani che “il Papa non dimenticherà mai” - che salutavano, proclamando un ideale che aveva il sapore di un impegno: “il Papa è nostro fratello!”. Un fratello, tra fratelli! E quanto è bello “che i fratelli vivano insieme!” (cf. Sal 133, 1).

Mi sembrava, inoltre, che vi era ragione di considerare la vostra bella e immensa Nazione come una “famiglia”. Ho notato la famosa cordialità di cui il Brasile fa mostra davanti al mondo, dando l’impressione, d’altra parte già diffusa, che il popolo brasiliano sia avverso alla violenza e amico della pace.

Tuttavia, anche in Brasile, sotto l’apparente e sincera affabilità, esiste la violenza. Questo perché nel profondo di ogni cuore umano permane sempre il marchio lasciato dal peccato originale, come la presenza della concupiscenza, di cui parla l’evangelista Giovanni, le cui manifestazioni non provengono dal Padre celeste, ma dal mondo, o dal “principe di questo mondo” che è il Demonio (cf. 1 Gv 2, 8 ss; Gv 12, 31).

Perciò, nella convivenza e nelle strutture sociali la fraternità non sempre si presenta senza “ombre”. Voglio dire, non disgiunta dal peccato, che ha sempre una dimensione sociale; la violenza getta un’ombra sull’armonia e perturba la serenità dei fratelli, della famiglia.

3. Sì alla fraternità, no alla violenza”: Dio vivo, ricco di misericordia e che è Amore, desidera che noi siamo suoi figli e buoni fratelli. Perciò invita ed esorta alla conversione e alla riconciliazione: ancora una volta in questa Quaresima attraverso il Papa e con questa Campagna di Fraternità. Invita ed esorta tutti senza eccezione: la Chiesa che è in Brasile, a vivere e ad affermarsi sempre più come Chiesa evangelizzata, convertita e riconciliata, pronta a proclamare che Dio è Amore, che l’amore è più forte della morte, del peccato e della violenza; per rivolgere a tutti l’invito ad aprirsi alla “rivelazione dell’amore e della misericordia che ha nella storia dell’uomo una forma e un nome: si chiama Gesù Cristo!” (cf. Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 9); ogni brasiliano, specialmente gli amati giovani, ad aprirsi alla misericordia e all’amore: amore autentico, fino al dono di se stessi, al servizio dei grandi valori e ideali della dignità e della nobiltà di ogni persona umana; all’amore genuino, che esula dall’ansia smodata del possedere, del piacere e del potere, e si volge, nel dialogo, all’essere” di ogni uomo, creato ad immagine di Dio; amore vero che avvicina gli uomini, e, senza eliminare le “differenze”, in tutti rispetta l’“uguaglianza fondamentale”, sa percorrere i cammini della misericordia, per costruire solidamente la famiglia umana, la famiglia dei figli di Dio, in un continuo “sì alla fraternità e no alla violenza!”.

Concludo questo messaggio, che desidera anche essere preghiera a Dio, ricco di misericordia e in vista poi dell’imminente Anno Santo della Redenzione, con questo appello: Aprite le porte a Cristo!

Vi benedico di cuore. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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