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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI GIOVANI DELLE ACLI

Martedì, 4 gennaio 1983

 

1. Vi saluto con gioia, cari partecipanti al XVI Congresso Nazionale delle ACLI, e in voi saluto tutti i giovani lavoratori del vostro movimento. 

So che questo Congresso Nazionale rappresenta per voi un momento dedicato alla riflessione e all’approfondimento della vostra identità e dei vostri compiti specifici. È sempre utile interrompere ogni tanto la propria attività e sostare un poco per misurarsi più serenamente con i propri ideali, sottoporre a verifica il proprio operato, confermare i propositi e stabilire nuovi traguardi, ricaricarsi di energia, e poter così riprendere il proprio cammino con nuova forza e nuovo entusiasmo.

Il mondo del lavoro ha oggi più che mai bisogno di una testimonianza cristiana e voi giovani, se fedeli a Cristo e alla Chiesa, siete, col dinamismo e l’entusiasmo che vi caratterizzano, i più idonei a testimoniare i valori propri del cristianesimo.

Nell’ambiente del lavoro, voi giovani cristiani, siete portatori di un messaggio, che per la sua incomparabile grandezza rischia a volte paradossalmente di non essere neppure scorto. Spetta a voi di tradurlo sul piano della quotidianità, quasi sminuzzarlo, renderlo percepibile e vivibile, a portata di mano, e soprattutto seducente. Ne va infatti della stessa riuscita umana, che solo il Vangelo rende pienamente possibile. 

Conosco il vostro slogan aclista: «Da cristiani nel mondo operaio”. Siate fedeli all’esigente impegno che esso richiede. Dobbiamo finalmente ritenere superata l’infelice contrapposizione, che alcune ideologie del secolo scorso hanno voluto stabilire tra l’identità operaia e l’identità ecclesiale, tra il lavoro e la fede. Questa infausta opposizione ha spesso prodotto un’ulteriore umiliazione dell’uomo, tentando di spegnere in lui una luce che in realtà è insopprimibile. Il cristianesimo per sua natura non tende mai a spegnere nulla di ciò che costituisce la vera nobiltà dell’uomo (cf. 1 Ts 5, 19), ma semmai a rinfocolare o addirittura ad accendere in lui nuove fiamme di alti ideali e di generosa dedizione al suo fratello, nel quale la fede aiuta a vedere quasi un segno sacramentale di Dio stesso» (cf. 1 Gv 4, 20). 

Voi, pertanto, avete nuove motivazioni per perseguire una fruttuosa solidarietà fra gli uomini del lavoro e la realizzazione di un’autentica giustizia sociale, prescindendo da teorie che riducano l’uomo a una sola dimensione, quella economicistica e materialistica (cf. Giovanni Paolo II, Laborem Exercens, 13). 

2. Sarete in grado di donare la testimonianza, di cui la società di oggi ha bisogno, nella misura in cui saprete rendere sempre più vigorosa e creativa l’identità cristiana che ha dato origine alla vostra associazione e che in alcuni momenti della vostra storia si è attenuata. 

Impegnatevi con generosità in questo sforzo, mentre proseguite la vostra attiva presenza nel tessuto sociale del vostro Paese. Ricordate sempre che essa sarebbe sterile se ciò avvenisse tralasciando di confrontarvi costantemente con la Parola di Dio autenticamente interpretata dal Magistero ecclesiastico e di inserirvi sempre più nella vita di fede delle vostre comunità ecclesiali. Di qui, invece, dovete partire, di questa realtà alimentarvi, e a questo ricondurre ogni vostro sforzo. 

Come ben si espressero i Vescovi italiani nel documento su «La Chiesa italiana e le prospettive del Paese», del 23 ottobre 1981 (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 16), «non c’è più prospettiva per una cristianità fatta di pura tradizione sociale. E sarebbe d’altra parte grave errore rincorrere l’emergenza dei problemi quotidiani, smorzando l’impegno di fondo che trova nel confronto quotidiano con la parola di Dio, nella celebrazione dell’Eucaristia e nel dovere della testimonianza al Vangelo il suo progetto organico. Dalla intensa vita ecclesiale potremo trarre sempre nuove sensibilità per servire il Paese». 

3. Il tema del vostro Congresso suona: «La pace è il destino dell’uomo». Quale densità di concetti è racchiusa in questo motto! Esso è radicalmente cristiano, e richiama quegli antichi e solenni testi biblici, in cui il profeta prospetta al Popolo di Dio orizzonti radiosi di armonia, di concordia e, appunto, di pace: quando «forgeranno le loro spade in vomeri” (Is 2, 4), quando «il lupo dimorerà insieme con l’agnello» (Is 11, 6), quando «l’arco di guerra sarà spezzato» (Zc 9, 10). È forse utopia tutto ciò? vana speranza? illusione? No! Il cristiano sa che, al contrario, questo è il destino dell’uomo! Egli sa che, se pur non si tratta di un traguardo imminente, esso è sicuro e merita ogni più generosa dedizione per avvicinarvisi sempre maggiormente. E ogni fatica per questo fine non è inutile, ma feconda. Le parole profetiche, infatti, sono non soltanto il nostro conforto, ma anche il nostro sprone. Dio «parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà» (Ab 2, 3). Una cosa è certa: il Signore ha «progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29, 11). 

Ma è un destino, questo, a cui l’uomo deve contribuire, proprio perché lo riguarda. E non si prepara certo un destino di pace, ricorrendo ai conflitti, alle violenze, alle sopraffazioni, sia nella vita internazionale, sia nei rapporti fra i gruppi e le forze sociali. Come mi sono espresso nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio scorso, non lo scontro ma «il dialogo è necessario per la vera pace» (Giovanni Paolo II, Nuntius scripto datus ob diem 1 mensis Ianuarii anni MCMLXXXIII, paci inter nationes fovendae dicatum, 3, 8 dicembre 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/3 [1982] 1542). Solo esso permette di conoscersi, di capirsi, di incontrarsi. Esso, infatti, è già della stessa natura dello scopo che si vuol raggiungere, poiché per ottenere la pace occorrono mezzi pacifici, conformemente al principio secondo cui solo il simile genera il proprio simile. 

4. Voi, cari giovani aclisti, siete chiamati a render vivi e operanti questi valori nel mondo della vostra attività. 

Vi esorto a corroborare sempre di più la vostra identità cristiana e a viverla con coerenza e in piena fedeltà con le indicazioni dei Pastori della Chiesa. 

Vi assicuro il mio costante ricordo al Signore, perché egli vi illumini e vi rafforzi in ogni opera buona, e conduca a buon termine il vostro prezioso impegno. Da lui invoco su di voi l’abbondanza della sua grazia, per intercessione della Vergine Santa, mentre di cuore imparto la Benedizione Apostolica a tutti voi, a quanti voi oggi rappresentate, e in particolare a tutti i vostri Cari ed Amici. 

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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