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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA AL PONTIFICIO COLLEGIO UCRAINO
DI SAN GIOSAFAT

Domenica, 16 gennaio 1983

 

Signor Cardinale, venerati fratelli nel sacerdozio, carissimi alunni!

1. Volentieri ho accolto - appena mi è stato possibile - l’invito di celebrare con voi la felice ricorrenza giubilare di questo Pontificio Collegio ucraino di San Giosafat, che sento tanto vicino al mio cuore.

Saluto con vivo piacere il Signor Cardinale Rubin, Prefetto della Sacra Congregazione per le Chiese orientali, e Monsignor Miroslaw Marusyn, Segretario della stessa Sacra Congregazione da cui il Collegio dipende, nonché il Reverendo Padre Isidoro Patrylo, Proto-Archimandrita dell’Ordine basiliano di san Giosafat, Ordine a cui è affidata la direzione del Collegio. Saluto inoltre il Reverendo Padre Rettore e lo ringrazio per le gentili parole che mi ha rivolto e, con lui, saluto pure quanti sono qui convenuti per festeggiare così fausto avvenimento. Un saluto particolare vada infine alle Suore Ancelle di Maria Immacolata che fin dagli inizi prestano con materna dedizione la loro umile e preziosa opera in questo Istituto.

La magnifica sede del vostro Collegio chiama alla memoria la geniale munificenza del Papa Pio XI, il quale, confermando la sollecitudine della Santa Sede per la Chiesa ucraina, volle questo nuovo edificio, nel quale potesse trovare degna sistemazione il Seminario che il Papa Leone XIII aveva fondato sul finire del secolo scorso.

Il Collegio è veramente bello per la posizione incantevole e panoramica in cui sorge, ma è ancora più bello perché in esso fiorisce a Cristo la speranza della Chiesa ucraina. Questa speranza siete voi, cari seminaristi, che crescete in questo sacro domicilio, formandovi alla scienza e alla pietà, in vista dei futuri compiti che vi saranno affidati al servizio del gregge di Cristo nella diletta Nazione ucraina. In questa mia visita desidero cordialmente esortarvi a porre ogni impegno nel prepararvi al vostro futuro ministero, sforzandovi di acquisire una forte spiritualità e una solida formazione intellettuale.

Papa Pio XI, nell’udienza del 13 novembre 1932, rivolgeva alla gerarchia e al Seminario ucraino un’esortazione che mi piace oggi richiamare: “Non ci si deve dimenticare della necessità della scienza, ma innanzitutto bisogna sforzarsi per acquistare la pietà”. E soggiungeva, sulla scorta di san Paolo: “La scienza senza la santità è vanità, è una splendente vacuità, è un gelido intellettualismo” (cf. 1 Cor 8, 2; 13, 2).

2. Il mio pensiero si indirizza specialmente a voi, studenti di teologia. La teologia è un dialogo perenne tra la scienza e la fede, ma tale dialogo edifica solo a patto che la scienza sia informata dalla carità.

A questo riguardo, in un documento pubblicato dalla Sacra Congregazione per l’Educazione cattolica qualche anno fa, si osserva opportunamente: “La teologia, avendo per oggetto delle verità che sono principi di vita e d’impegno personale, sia per ogni credente sia per la comunità di cui fa parte, ha una dimensione spirituale, per cui il teologo nella ricerca e nello studio non procede nella linea di un puro intellettualismo, ma obbedisce alle esigenze della fede, attuando sempre più la sua unione esistenziale con Dio e il suo inserimento vitale nella Chiesa” (Roma 1976, p. 11).

A ciò sembra richiamarsi l’esempio di san Giosafat, sotto il cui nome e sotto la cui tutela è posto questo Collegio. San Giosafat si presenta infatti, secondo la tradizione basiliana, come modello di scienza e di santità. Egli anzi seppe vivere l’impegno di personale santificazione fino alla testimonianza eroica del martirio, che in lui fu sigillo del desiderio e della ricerca dell’unità della Chiesa. È ciò che ha sottolineato la liturgia bizantino-slavica, presentando san Giosafat come faro di luce irradiante: “Quasi pharus in vita refulsit irradians et ut bonus pastor vitam suam profudit pro ovibus suis”.

Come è noto, il Concilio Ecumenico Vaticano II ha aperto prospettive nuove sulla via della perfetta unione delle Chiese e ha operato un felice riavvicinamento fra quanti credono in Cristo e condividono il dono dello stesso battesimo, grazie al quale partecipiamo alla vita dell’unico Padre celeste.

Voi, nella vostra condizione di membri della Chiesa ucraina cattolica, sentite vivo e pressante l’anelito del Signore: “Ut omnes unum sint” (Gv 17, 21) e affrettate con il desiderio del vostro cuore giovanile il momento della sospirata perfetta unione. Perseverate su questa strada benedetta e preparatevi ad essere domani, sull’esempio di san Giosafat, instancabili fautori di questa santa causa.

Desidero però ricordarvi che, con la vostra vita di preghiera e di studio, voi potete contribuire già fin d’ora all’avvicinarsi di quella meta mediante quello che si suole chiamare “ecumenismo spirituale” (Unitatis Redintegratio, 7).

È vicino l’“Ottavario di preghiera per l’unità”: sia esso per tutti voi un’occasione privilegiata di personale crescita nella carità e di più intensa preghiera, in spirituale sintonia con quanti in tali giorni eleveranno particolari suppliche all’unico Signore della Chiesa. Recherete così un importante contributo alla ricerca e all’impetrazione della piena comunione ecclesiale.

3. Non posso concludere queste brevi parole senza rivolgere un pensiero affettuoso a tutte le Comunità ecclesiali ucraine, sia a quelle dell’emigrazione che in varie Nazioni del mondo perseverano nella fede avita, sia a quelle che, nella terra dei padri, mantengono vive le tradizioni di un passato glorioso. A tutte va l’assicurazione della mia sollecitudine costante e accorata; per tutte si eleva a Dio la mia preghiera perché, sull’esempio di san Giosafat, continuino a sentirsi sempre più strettamente congiunte col centro dell’unità cattolica.

Con questi pensieri, mentre ringrazio il Signore per i benefici di cui ha colmato fin dalle origini questo caro Collegio, faccio voti perché esso continui a formare i futuri sacerdoti per la Chiesa ucraina, istillando in essi l’aspirazione verso l’ideale paolino del “perfectus homo Dei, ad omne opus bonum instructus” (2 Tm 3, 16).

Affido questi voti all’intercessione della Sempre-Vergine Madre-di-Dio, mentre di cuore imparto a tutti l’Apostolica Benedizione.  

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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