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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI VESCOVI D'AUSTRALIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 2 luglio 1983

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

In quest’ora di unità collegiale, vi do il benvenuto con affetto profondo in nostro Signore Gesù Cristo. In voi io saluto l’intera comunità ecclesiale d’Australia ed esprimo la mia ammirazione per ciò che Dio ha compiuto nella vostra terra durante i trascorsi decenni. Esprimo la gratitudine della Chiesa universale per il profondo attaccamento del vostro popolo alla fede cattolica, alla Chiesa e, in particolare, all’Eucaristia. Ricordo con rispetto e ammirazione le numerose attività caritative compiute nel nome di Gesù Cristo da una parte vitale della Chiesa. Ringrazio voi e il vostro popolo e tutti coloro che vi hanno preceduto per tutto ciò che avete fatto per consolidare la Chiesa di Dio in mezzo a voi. Due potenti strumenti dell’apostolato e della grazia di Dio sono stati la parrocchia e la scuola cattolica in Australia. Piaccia a Dio che queste provvidenziali istituzioni rimangano forti ed efficienti per le generazioni a venire. In questi e in molti altri modi, i Vescovi hanno lavorato instancabilmente, insieme ai sacerdoti, i religiosi e il laicato, per diffondere il Regno di Dio e per proclamare la Signoria di Gesù Cristo. In molte e svariate situazioni i Vescovi d’Australia si sono dimostrati autentici pastori del loro popolo. Tra tali situazioni si può menzionare il grande impegno che si sta affrontando per aiutare le numerose famiglie che soffrono dell’odierno grave problema della disoccupazione. Lodo e incoraggio questi sforzi. Nello stesso tempo, dobbiamo ricordare che non c’è bisogno solo di aiuto materiale: è la solidarietà spirituale con chi è nel bisogno che conta molto di più. A questo proposito vorrei anche aggiungere una parola di lode per ciò che si sta facendo per incontrare i bisogni e i problemi particolari dei discendenti dei primi abitatori del vostro vasto Continente. Che gli appositi programmi già a disposizione siano al più presto realizzati.

2. C’è un aspetto particolare della vostra missione pastorale su cui vorrei riflettere con voi oggi. È la predicazione del Vangelo, che, secondo il Concilio Vaticano secondo, occupa un posto preminente tra i principali doveri dei Vescovi (cf. Lumen Gentium, 25). Questo ruolo è principale e preminente proprio perché Gesù ha detto ai suoi Apostoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le Nazioni . . . insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 20). In quanto Vescovi voi siete chiamati a proclamare Cristo: a predicare che Gesù Cristo è il Signore; a proclamare che in lui è la pienezza della Rivelazione: a proclamare che la sua parola è luce e forza per il nostro popolo; a proclamare la necessità di accettare Gesù Cristo, la necessità per ogni individuo di dare una risposta personale di fede al Padre che si rivela nella sua Parola incarnata.

Oggi commemoriamo insieme il comando di Gesù agli Apostoli: predicare il Vangelo. Nello stesso tempo ricordiamo la sua infallibile promessa (Mt 28, 20). Noi stiamo infatti mettendo in luce il significato profondo del nostro ministero episcopale: ciò che siamo chiamati a fare, chi siamo chiamati ad essere. Stiamo celebrando la nostra identità di Vescovi della Chiesa di Dio, uniti in un atto di fiducia, gioia e decisione rinnovata. Non è mai a sufficienza riaffermata la responsabilità pastorale del Vescovi di essere araldi del Vangelo, autentici maestri di fede e “amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1).

Da parte mia vi sono grato per tutto ciò che avete fatto e continuerete a fare a questo proposito. In particolare vorrei menzionare i vostri sforzi per avvicinare il vostro popolo agli insegnamenti della Familiaris Consortio, che è in effetti l’applicazione della parola di Dio che tocca la famiglia cristiana. Nel passato vi siete insieme impegnati nella proclamazione della dignità della vita e avete messo in luce il male dell’aborto: altri problemi etici che richiedono la vostra costante vigilanza sono le odierne tendenze nella sperimentazione genetica e anche la questione della cura degli anziani e il rispetto per la loro vita. Non dovete mai cessare di far rilevare che ogni legislazione che permette abusi in queste questioni non è una soluzione ai problemi della società ed è un affronto alla dignità della persona umana.

Mediante il vostro Comitato per l’educazione, avete affrontato i problemi vitali connessi alla trasmissione della fede. Per questi e molti altri impegni per la causa del Vangelo, vi ringrazio con tutto il cuore.

3. Riflettendo sul nostro ministero al servizio della parola di Dio, siamo colpiti dalla terribile responsabilità che ci è stata data: vegliare affinché la fede sia rettamente trasmessa al nostro popolo. Perciò il nostro principale impegno è quello di proclamare la parola di Dio, che è alla base di tutta la fede. Secondo le parole di san Paolo: “La fede dipende dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo” (Rm 10, 17). Il Signore Gesù che ci ha affidato l’incarico di insegnare e di predicare, ci chiama a presentare la sua parola in tutta la sua pienezza e a mettere in evidenza il suo potere di salvare l’umanità. Il Vangelo è davvero “la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1, 16). E poiché il Vangelo contiene il potere salvifico di Dio, dobbiamo presentare il Vangelo in tutte le sue implicazioni e con tutte le sue esigenze. Dobbiamo trasmetterlo alle generazioni future in tutta la sua purezza.

A questo riguardo vediamo l’importanza capitale della missione della Chiesa e della nostra missione episcopale di evangelizzare. Non c’è dubbio a questo proposito: la Chiesa trova la sua identità nella evangelizzazione, e così facendo noi Vescovi troviamo la nostra. Ognuno di noi è chiamato ad essere un segno vivo di Gesù che dice: “Bisogna che annunzi il regno di Dio . . . per questo sono stato chiamato” (Lc 4, 43).

4. Nell’intero processo di evangelizzazione c’è quell’aspetto o “momento” davvero importante che è la catechesi. Lo scopo della catechesi è di far maturare la fede iniziale dei credenti e di condurli ad una più profonda e sistematica conoscenza della persona e del messaggio di nostro Signore Gesù Cristo (cf. Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 19-20). Un tale scopo merita la piena attenzione di tutti i Vescovi in quanto pastori e maestri del popolo di Dio, in quanto “catechisti per eccellenza” (Ivi). È estremamente significativo che il mio predecessore Giovanni XXIII, rivolgendosi ai Vescovi del mondo in occasione della giornata d’apertura del Concilio Vaticano II, ha espresso in modo chiaro e succinto qual era lo scopo del Concilio, dicendo: “La più grande preoccupazione del Concilio Ecumenico è questa: che il sacro deposito della dottrina cristiana sia più efficacemente salvaguardato e insegnato” (Giovanni XXIII, Allocutio ad Episcopos totius orbis terrarum occasione oblata aperitionis Concilii Oecumenici Vaticani II, 11 ottobre 1962). Questa era la più grande preoccupazione del Concilio, e dovrebbe essere anche la nostra più grande preoccupazione in quanto Vescovi della Chiesa post-conciliare: “Che il sacro deposito della dottrina cristiana sia più efficacemente salvaguardato e insegnato”.

Questa nostra preoccupazione si esprime sia nello zelante ausilio di metodi catechistici perfezionati, sia nella costante vigilanza per mantenere il pieno contenuto della fede rivelata come essa è proclamata dalla Chiesa.

Il contenuto della catechesi è il contenuto della evangelizzazione e necessita una piena iniziazione cristiana che è legata all’intera attività liturgica e sacramentale della Chiesa. Comunicando mediante la catechesi il mistero vivente di Dio, la Chiesa chiama ad un sempre maggiore impegno nella vita cristiana “in spirito e verità” (Gv 4, 23). I Credo della Chiesa, e in particolare il Credo del Popolo di Dio, sono sicuri punti di riferimento per il contenuto della catechesi. La perenne importanza dei Dieci Comandamenti e le implicazioni del Padre Nostro sono per sempre collegati ad una efficace catechesi del popolo cristiano: si trovano davvero al centro della catechesi. Le caratteristiche degli autentici catechismi sono quelle menzionate nella Catechesi Tradendae: fedeltà al contenuto essenziale della Rivelazione e aggiornata metodologia che sia in grado di educare la generazione cristiana del futuro ad una solida fede (cf. Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 50).

5. È proprio in quanto maestri della fede, in quanto pastori che personalmente proclamano il Vangelo nella parola e nel sacramento, che i Vescovi cooperano con lo Spirito Santo alla formazione di un popolo evangelizzatore e catechizzante, dotato dell’entusiasmo e del dinamismo del laicato cattolico. Molto rimane da dire a proposito del laicato e della sua condivisa responsabilità alla proclamazione del Vangelo. Ma è molto importante sottolineare il fatto che l’adeguata attuazione del carisma del laicato in questo campo è intimamente connessa al ruolo personale, principale e preminente dei Vescovi di predicare il Vangelo. L’efficacia di tutti i differenti ruoli d’insegnamento all’interno della comunità ecclesiale dipende dall’efficace esercizio del carisma dei Vescovi in unione col successore di Pietro.

Grazie al carisma dei Vescovi, i sacerdoti sono rafforzati nella fede e confermati nel loro ministero della parola, come lo sono i teologi nel loro. Grazie ai Vescovi, l’autentica fede cattolica viene trasmessa ai genitori affinché essi la trasmettano a loro volta ai figli. Insegnanti ed educatori a tutti i livelli possono ricevere la garanzia della propria fede solo grazie ai Vescovi. Tutto il laicato rende testimonianza a quella purezza di fede che i Vescovi si adoperano strenuamente di mantenere.

Nella fede pura ed integra predicata dal Vescovi si trova la piena potenza della parola di Dio. Questa potenza della parola di Dio è la risposta che noi diamo a tutte le forze di secolarizzazione e di decristianizzazione nel mondo.

La potenza della parola di Dio è il contributo che noi diamo ai giovani del mondo d’oggi: dà loro la più grande ragione di speranza. La potenza della parola di Dio è ciò che offriamo come atto di amore pastorale al nostro popolo. Comunicare la potenza della parola di Dio è la vera ragione per cui siamo Vescovi; è la ragione per cui siamo stati mandati.

Venerabili e cari fratelli, sono vicino a voi in questa vostra missione esigente ma anche esaltante. Esprimendo il mio amore pastorale per tutti coloro che voi servite e per tutti coloro che collaborano con voi, vorrei citare ciò che voi stessi avete scritto alcuni anni fa nel documento intitolato: “Noi predichiamo il Signore Gesù Cristo” (p. 6): “Il nostro messaggio non è facile, ma è un incarico magnifico. Il messaggio che noi siamo stati mandati a proclamare non è saggezza umana ma la saggezza di Dio (cf. 1 Cor 1, 24). Nessuna conoscenza acquisita dagli uomini può trascendere questa saggezza o renderla inutile o non necessaria. Nessuna nuova cultura o civilizzazione può renderla irrilevante o fuori moda . . . Inoltre, dobbiamo avere piena fiducia che il Cristo vivente e il suo Spirito può rendere capace la Chiesa di presentare il Vangelo agli uomini d’oggi come verità vivente”.

Cari fratelli: sia lodato Gesù Cristo, verità vivente!

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

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