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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI VESCOVI DEGLI STATI UNITI D'AMERICA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 9 luglio 1983

 

Cari fratelli in nostro Signore Gesù Cristo.

1. È una grandissima gioia per me essere con voi oggi in questo incontro collegiale. Venite da diocesi che si estendono da una parte all’altra del vostro Paese: da Baltimora, la Sede primaziale degli Stati Uniti, fino a Fairbanks in Alaska. Portate con voi le speranze e le aspirazioni, le gioie e i dolori di un gran numero di fedeli cattolici d’America. Condividendo, come noi facciamo, una comune responsabilità pastorale per queste vostre Chiese locali, abbiamo allo stesso tempo l’opportunità di offrire a Gesù Cristo, il Pastore supremo della Chiesa universale. Chiedo a lui, per la potenza della sua Risurrezione, di sostenervi tutti nella speranza della vostra vocazione: di rafforzare i vostri sacerdoti, religiosi e laici l’intero Popolo di Dio che voi servite con dedizione, sacrificio e amore.

Esaminando i numerosi argomenti religiosi che la Conferenza Episcopale ha offerto alla mia considerazione, e per i quali la ringrazio, ne ho notato uno che riguarda la celebrazione domenicale: il rafforzamento del giorno del Signore. E sono lieto di riflettere brevemente con voi su questo problema di importanza così capitale, in particolare sulla celebrazione eucaristica domenicale. Prego affinché voi, a vostra volta, possiate confermare il vostro popolo in una questione che tocca profondamente la loro vita di individui e di comunità. In tutti gli Stati Uniti c’è stata una superba storia di partecipazione eucaristica da parte del popolo, e di ciò dobbiamo ringraziare Dio.

2. In tutta la tradizione della Chiesa, l’Eucaristia domenicale è una speciale espressione della fede della Chiesa nella Risurrezione di Gesù Cristo. È per virtù dello Spirito Santo che la Chiesa raduna i fedeli per proclamare la loro fede in questo mistero, così come nel mistero della loro “nascita alla speranza che trae la sua vita dalla Risurrezione di Gesù Cristo dai morti (1 Pt 1, 13). L’assemblea liturgica costituitasi attorno all’Eucaristia è sempre stata, dalla sua origine apostolica, il segno particolare della celebrazione della Chiesa del giorno del Signore, e il Concilio Vaticano II ha ribadito l’importanza della Messa domenicale (cf. Sacrosanctum Concilium, 106). È infatti l’intero Mistero pasquale che il Popolo di Dio è chiamato a celebrare e a partecipare ogni domenica: la passione, la risurrezione e la glorificazione del Signore Gesù.

3. La vitalità della Chiesa dipende in larga misura dalla celebrazione eucaristica domenicale, nella quale il mistero di salvezza è reso presente al popolo di Dio ed entra nella sua vita. Secondo l’espressione della Lumen Gentium, Dio vuole salvarci e santificarci come popolo (cf. Lumen Gentium, 9), e non c’è momento nel quale siamo più intimamente uniti come comunità, che durante la Messa domenicale.

È in questo momento che l’Eucaristia costruisce la Chiesa, ed è, ad un tempo, il “segno della comunità e la causa della sua crescita”, come voi stessi avete puntualizzato qualche tempo fa nel vostro messaggio pastorale: “Ammaestrare come fa Gesù” (To Teach as Jesus Did, 24).

L’intera vita della comunità ecclesiale è legata all’Eucaristia domenicale. È qui che Gesù Cristo prega col suo popolo che, con lui, diviene un popolo di culto, adorando il Padre “in spirito e verità” (Gv 4, 23). L’aspetto del culto è fondamentale per comprendere la piena dignità del Popolo di Dio, Gesù Cristo presenta i suoi fratelli e sorelle al Padre suo come un popolo di culto, una comunità liturgica. E in questo ruolo essi adempiono lo scopo di tutta la liturgia, che il Concilio Vaticano II potentemente descrive come “culto della maestà divina” (Sacrosanctum Concilium, 33).

Sono convinto, venerabili e cari fratelli, che noi possiamo rendere un grande servizio pastorale al popolo, mettendo in luce la sua dignità liturgica e indirizzando i suoi pensieri a propositi di culto. Quando il nostro popolo, per grazia dello Spirito Santo, si rende conto di essere chiamato ad essere “stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa” (1 Pt 2, 9), e che è chiamato ad adorare e ringraziare il Padre in unione con Gesù Cristo, un’immensa potenza si effonde nella sua vita cristiana.

Quando esso capisce di essere realmente un sacrificio di lode e di espiazione da offrire insieme a Gesù Cristo, quando esso capisce che tutte le sue preghiere di supplica sono unite a un’azione infinita del Cristo orante, allora vi è nuova speranza e rinnovato incoraggiamento per il popolo cristiano. I giovani si sono mostrati particolarmente sensibili a questa verità.

4. Essenziale a tutto il rinnovamento liturgico di questo secolo, e confermato dall’esperienza fatta, è il principio secondo cui la piena e attiva partecipazione di tutto il popolo alla liturgia, è “la prima e indispensabile fonte dalla quale i fedeli devono derivare l’autentico spirito cristiano” (Sacrosanctum Concilium, 14). E per nostra stessa esperienza - vostra e mia - noi sappiamo quanto il nostro popolo è capace di fare, quanto è grande il suo contributo cristiano al mondo, quando il Signore Gesù tocca la sua vita, quando esso stesso partecipa al suo Sacrificio. Continuiamo, cari fratelli, a rafforzare la comprensione dei fedeli e la loro stima del loro ruolo nell’adorazione eucaristica. E continuiamo a lavorare per costruire quella piena e attiva partecipazione, che la Chiesa desidera per ciascuno, ma sempre secondo i diversi ruoli dei vari membri dell’unico Corpo di Cristo.

5. In questi differenti ruoli della partecipazione eucaristica l’unità dell’intero Corpo è assicurata e la dignità di ciascuno è rispettata. Per i laici si tratta di attuare la chiamata al culto connessa al loro Battesimo e Cresima. Per i sacerdoti si tratta anche di compiere il servizio insostituibile di rendere presente il Sacrificio di Cristo nella Chiesa. Per tutti i membri della Chiesa, l’Eucaristia, e specialmente l’Eucaristia domenicale, è la sorgente e il culmine di tutta la vita cristiana. Tutte le attività del nostro popolo - tutti i suoi sforzi di vivere il Vangelo, di rendere testimonianza a Cristo, di mettere in pratica la sua parola nella vita familiare e nella società - tutti questi sforzi sono nobilitati e sostenuti dalla potenza dell’Eucaristia, in particolare nella celebrazione domenicale.

Tutta la tensione dei laici volta a consacrare il mondo dell’attività secolare a Dio trova ispirazione e magnifica conferma nel Sacrificio eucaristico. La partecipazione all’Eucaristia è solo una piccola porzione della settimana dei laici, ma tutta l’efficacia della loro vita e tutto il rinnovamento cristiano dipende da essa: la prima e indispensabile fonte dell’autentico spirito cristiano.

6. Promuovendo la partecipazione dei fedeli alla liturgia della Parola e dell’Eucaristia, noi rendiamo un servizio eminentemente pastorale e diamo un contributo a tanti aspetti della vita della Chiesa: il matrimonio e la famiglia sono fortificati; l’evangelizzazione è promossa; i diritti umani trovano conferma nel messaggio liberatore di Gesù che è pienamente proclamato nel rinnovamento sacramentale del Mistero pasquale. Mediante la proclamazione della parola di Dio, si nutre lo zelo per la catechesi nel popolo cristiano; le vocazioni sono offerte da Cristo; luce e forza sono date ai fedeli per incontrare i problemi umani, anche i più spinosi e difficili. Tutto ciò testimonia la rilevanza del mistero eucaristico e la sua celebrazione per il Popolo di Dio. Tutto ciò conferma l’importanza della liturgia domenicale nella vita della comunità.

7. È anche estremamente utile ricordare che il Concilio Vaticano II, nella sua trattazione dell’educazione cristiana, definisce come uno dei propositi dell’educazione cristiana: che i battezzati “imparino ad adorare Dio Padre in Spirito e verità” (Gravissimum Educationis, 2). Anche l’educazione, in quanto attività cristiana, è orientata al culto di Dio.

8. Desidero dunque sostenervi in tutti i vostri sforzi volti ad aiutare i fedeli a celebrare degnamente la loro dignità cristiana nella liturgia domenicale. Che il Popolo di Dio d’America sia condotto ad una sempre più grande convinzione della sacralità del giorno del Signore. Nonostante i cambiamenti della società e i diversi tipi di pressione, come anche le varie difficoltà, il vostro popolo continui per quanto gli è possibile a mantenere la grande tradizione della vostra terra di santificare la domenica e le feste comandate. Che ogni fedele sappia cogliere il suo privilegio di essere parte della Chiesa orante: “Per tua grazia ti renderò lode nella vasta assemblea” (Sal 22, 26).

Oltre alla liturgia eucaristica, gli altri aspetti della celebrazione domenicale - la liturgia delle ore, il riposo e la libertà dal lavoro, il compimento di opere di carità e la trasmissione di programmi radiofonici e televisivi di ispirazione religiosa dove sia possibile - contribuiscono alla dimensione cristiana della società e aiutano ad elevare i cuori del popolo a Dio Creatore e Redentore di tutti.

Cari fratelli, siate certi che, nella carità di Cristo, sono vicino a voi e a tutti i vostri fratelli nel sacerdozio, che condividono con voi il servizio pastorale di rendere il popolo di Dio sempre più conscio della sua dignità di popolo di culto.

Uniti tra di voi, con gli altri Vescovi d’America, e insieme alla Chiesa universale, adoperiamoci con tutte le nostre energie per incoraggiare il nostro popolo nel suo generoso sforzo di mantenere inalterata la tradizione apostolica della partecipazione all’Eucaristia domenicale.

Vi sono molte altre considerazioni che potrebbero completare queste riflessioni. E comunque, in quanto Pastori uniti al nostro popolo, proclamiamo senza posa la fede della Chiesa che è alla base di ogni Eucaristia domenicale: la Risurrezione dai morti di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore. È lui che noi attendiamo in gioiosa speranza; ed è nel nome di Gesù Risorto che tutto il nostro ministero episcopale, pastorale e collegiale viene esercitato. Sia lodato Gesù Cristo!

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

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