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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
A GIOVANI OLANDESI

Castel Gandolfo, 22 luglio 1983

 

La vita di un giovane è volta al suo avvenire di uomo adulto ed è piena di speranza che quest’avvenire sarà libero da sofferenza e dolore e ricco di prosperità e felicità. A misura che l’uomo avanza negli anni, cresce in lui la coscienza della precarietà di quest’avvenire, al quale la morte metterà fine.

La rivelazione divina ci insegna che la morte è pena per il peccato, ma anche che essa può essere il passaggio verso un avvenire tutto nuovo, che rimarrà sempre aperto al futuro, perché è senza fine. Un avvenire in cui l’uomo non sarà soltanto liberato da sofferenza e dolore, ma sarà anche e soprattutto redento dal male morale, dal peccato. Il nostro Signore Gesù Cristo ci ha aperto la strada verso quest’avvenire, perché “per redimerci ha offerto se stesso sulla Croce in atto di amore supremo per l’umanità” (Giovanni Paolo II, Aperite portas Redemptori, 3). Con la più grande gratitudine celebriamo la Redenzione in quest’Anno Santo straordinario; celebriamola in modo speciale in questa Eucaristia, Sacramento del sacrificio di Cristo, che “rende presente l’intera opera della Redenzione” (Giovanni Paolo II, Aperite portas Redemptori, 3).

Preghiamo in questa Santa Messa per il ravvivamento della nostra speranza nella Redenzione nel nostro avvenire eterno e, per ottenere da Dio questa grazia, chiediamo perdono per tutto ciò che ostacola in noi la Redenzione, per i nostri peccati.

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

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