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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL COLLOQUIO SU
«PAOLO VI E LA MODERNITÀ NELLA CHIESA»

Sabato, 4 giugno 1983

 

Cari fratelli,
Signore e signori.

1. Siate i benvenuti nella casa del Papa, voi, organizzatori e partecipanti del Colloquio su “Paolo VI e la modernità nella Chiesa”, e anche voi, membri dell’École Française di Roma che li accompagnate.

Mentre l’anno scorso, il 26 settembre, visitavo il paese natale del mio predecessore Paolo VI, Concesio, dissi: “Sarà compito degli storici analizzare i multiformi aspetti di quei quindici anni di servizio pontificale”; e, inaugurando a Brescia l’Istituto Paolo VI, aggiunsi: “Quanto verrà fatto perché il ricordo di Paolo VI resti vivo e la luce della sua testimonianza continui ad illuminare il cammino della Chiesa potrà contare sulla mia adesione”.

La vostra iniziativa si pone tra questi numerosi sforzi già compiuti, o in via di compimento. Ciò che attira l’attenzione su di essa è che nasce da un’alta organizzazione francese che - con il concorso dell’Istituto Paolo VI di Brescia - ha voluto esaminare già in una prospettiva di critica storica i differenti aspetti della personalità e dell’opera di questo Papa, non solamente le intenzioni, ma l’impatto reale nella Chiesa e nella società.

Per questo, avete fatto appello ad un folto gruppo di specialisti o di persone che l’hanno conosciuto, per affrontare il soggetto dalle diverse angolature. Non devo esprimere oggi una valutazione personale sul contenuto di questi tentativi, che rimangono evidentemente sotto la responsabilità dei loro autori. Il pubblico, esso, domanda e giudica l’obiettività, e si può del resto notare che il fatto di condividere la fede cattolica o di provare simpatia per la persona, lungi dall’essere un ostacolo ad un analisi rigorosa, permette al contrario di meglio coglierne il segreto, dal di dentro. Avete la saggezza di non considerare i risultati di questo Colloquio come la sintesi di un giudizio storico, perché certamente non avete potuto investigare tutti gli aspetti, e soprattutto noi siamo ancora troppo vicini agli avvenimenti. Ma spero che il vostro lavoro sarà un serio contributo alla storia; ed è già, per gli uomini d’oggi, l’occasione di una comprensione migliore. Per questo ringrazio vivamente l’École Française - la cui vocazione abbraccia le diverse culture - di essersi impegnata, con grande fatica, con tenacia e competenza, nello studio dell’opera di un grande Papa contemporaneo. È un omaggio al mio predecessore al quale sono molto sensibile.

2. Da parte mia, da cui forse attendete anche una testimonianza complementare, non mi è possibile sviluppare questo tema in questo breve incontro. Le mie relazioni personali con Paolo VI - che mi ha onorato della sua confidenza - non hanno fatto che aumentare la stima, la venerazione e l’affetto che mi ispirava in sé l’opera del suo pontificato, di cui la Chiesa ha raccolto l’eredità, e anch’io ad un titolo particolare. Ho già espresso a Concesio e a Brescia l’essenza di questa testimonianza dicendo che Paolo VI è stato un dono che il Signore ha fatto non solamente alla sua Chiesa, ma all’umanità.

La Chiesa! Gli deve una profonda gratitudine. Si può dire in modo particolare di lui che egli fu il Papa della Chiesa; essa è stata il tema fondamentale del suo Magistero. Egli ha guidato la barca di Pietro durante anni in cui le onde la scuotevano da tutte le parti. Ha lavorato senza posa per rendere la Chiesa senza macchia e permetterle di mettersi di fronte al mondo moderno, facendosi essa stessa “messaggio”, “parola”, “colloquio”, secondo le espressioni della sua prima enciclica, in dialogo rispettoso e leale con le persone e le istituzioni di diverse concezioni, senza mai cessare di essere missionaria ed evangelizzatrice. Per questo, ha portato a termine il Concilio e l’ha tradotto in opere con una costanza e una chiaroveggenza sorprendenti. Voleva innanzitutto che la Chiesa approfondisse la coscienza esatta della sua missione, trasformandosi mediante la santificazione personale di ciascuno dei suoi membri, e questo mettendo sempre al centro della Chiesa la persona di Cristo.

3. Io sono convinto anche che Paolo VI sia un dono che il Signore ha fatto all’umanità, e voi vi siete particolarmente impegnati su questo aspetto. Egli ha amato, rispettato, esaltato e difeso l’uomo, perché vi vedeva il riflesso dell’immagine di Dio. Ha difeso i suoi diritti fondamentali, patrocinato la causa dell’uomo ferito, angosciato e sofferente a motivo del sottosviluppo; ha proposto un umanesimo plenario nei campi così diversi come il lavoro, l’amore degli sposi, l’intesa sociale, la pace. E per questo, ha intrapreso dei viaggi apostolici e ha moltiplicato i rapporti con gli uomini di buona volontà o con le loro organizzazioni dal momento che perseguivano fini ugualmente umanitari. Percepiva acutamente la grave posta in gioco di questo difficile umanesimo, possibile solamente in Dio. Nessuno ha dimenticato le parole del suo testamento: “Fermo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica, chiamando ancora una volta su di essa la bontà divina”. Sì, la bontà; o come egli aveva detto: “Ancora, e soprattutto, amore, amore per gli uomini d’oggi, così come sono, dove sono, per tutti”. Pur riconoscendo le tensioni esprimenti la grandezza e la miseria dell’uomo, sorgeva sempre in lui la speranza, che gli derivava dalla sua fede.

Ecco, in una parola, la conferma della mia testimonianza. E grazie a tutti coloro tra voi che, nel corso di questo Colloquio, hanno portato la loro testimonianza, a misura del loro lavoro, della loro esperienza e della loro coscienza.

4. Infine, sono felice di cogliere questa occasione per salutare l’École Française di Roma, riunita attorno a colui che la dirige con bravura, competenza e senso d’accoglienza, da lunghi anni, il signor Georges Vallet. So infatti che questa istituzione apporta alla cultura un contributo scelto, nella città di Roma, nella misura in cui i suoi eminenti ricercatori e direttori di studi applicano all’archeologia e alla storia i metodi di ricerca rigorosi, con la chiarezza e la libertà che caratterizzano spesso il genio francese, congiunte al rispetto dei fatti e delle persone. Auguro che, grazie a tali sforzi, la ricerca della verità ne sia nobilitata, la cultura approfondita, l’umanesimo promosso.

Su tutti voi, sulle vostre famiglie, imploro le benedizioni del Signore nel quale noi contempliamo insieme la Verità, la Bellezza e l’Amore.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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