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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL BURUNDI 
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 9 giugno 1983

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Le amabili parole che ha appena pronunciato il vostro presidente, Monsignor Joachim Ruhuna, e le note redatte in preparazione di questo incontro, mi hanno permesso di apprezzare la maturità raggiunta, in meno di un secolo, dalla Chiesa nel Burundi. Mi è gradito felicitarmi con voi e renderne grazie al Signore.

Certo, ancora di recente, le difficoltà non vi sono mancate. Ma avete saputo accrescere e rendere più salda l’eredità ricevuta dai vostri predecessori. Guidati saggiamente con le vostre attenzioni, i cristiani hanno mostrato la vitalità della loro fede e del loro amore verso la Chiesa.

Penso, in particolare, ai felici effetti della vostra comune iniziativa, condotta con perseveranza da numerosi anni, affinché le comunità, alla base della vita ecclesiale, si assumano collettivamente la propria responsabilità. Si tratta qui, voglio sottolinearlo, di una impresa spirituale, nata dalla frequentazione dei vostri “ritiri pasquali”, fonte del rinnovamento della comunione con Cristo. Questa azione comunitaria, che del resto corrisponde a strutture sociali preesistenti sulle colline, come dite, ha già portato frutti numerosi. Permettendo nel vostro Paese una miglior presa di coscienza delle esigenze evangeliche, questa intensa vita comune dei cristiani rilancia l’appello alla conversione a coloro che non conoscono Cristo, il ritorno di coloro la cui fede si è attenuata, consolida i legami familiari, favorisce la fioritura delle vocazioni sacerdotali e religiose. Grazie all’abnegazione degli animatori, essa permette infine di completare armoniosamente il ministero dei sacerdoti. E ne risente armoniosamente perfino la vita sociale. Anche questa iniziativa contribuisce a rafforzare la coesione di tutti per il bene dell’intera Nazione e converge con il desiderio delle autorità civili di favorire l’opera di coesione nazionale e di progresso sociale in cui anch’esse sono impegnate.

2. La vostra preoccupazione di meglio strutturare la vita delle comunità cristiane non va a detrimento dell’evangelizzazione. Al contrario, in questi ultimi anni si nota un numero maggiore di candidati al battesimo. Animati da una fede ardente e da un desiderio di conversione dei costumi, essi accettano volentieri di prepararsi a lungo per ricevere questo sacramento. Dite loro, ve ne prego, che occupano un posto scelto nella preghiera del Papa. Speriamo che saranno ben presto raggiunti da altri, venuti da strati della popolazione per ora meno toccati dall’evangelizzazione.

L’azione evangelizzatrice comprende ugualmente il sostegno che voi prestate alla catechesi dei bambini nelle scuole pubbliche come in quelle recentemente nazionalizzate. In maniera certamente diversa, i bambini devono essere catechizzati con cura pari a quella prestata ai catecumeni adulti. È l’avvenire stesso della Chiesa che è qui in gioco. Auguro a questo proposito che i “Yaga Mukama”, così utili per la promozione di coloro che la scolarizzazione non può ancora raggiungere, rimangano centri vivi di esperienza di vita cristiana fin dall’infanzia.

Tra i metodi di pastorale giovanile, occorre ricordare evidentemente il ruolo primario delle scuole e dei collegi cattolici che, per quanto accoglienti nei confronti di tutti, hanno come fine quello di assicurare, nell’insegnamento delle materie profane come nella catechesi, un’educazione cristiana a servizio delle famiglie. Desidero qui esprimere la mia stima e i miei incoraggiamenti a tutti coloro che vi si impegnano con cuore, devozione e competenza, malgrado diverse difficoltà, la cui soluzione suppone la comprensione attiva di tutte le parti interessate.

3. Nelle condizioni della nostra società in cambiamento, è tanto più opportuno che gli stessi bambini e soprattutto i giovani possano raggrupparsi liberamente in movimenti e associazioni cattoliche adatti ai loro bisogni di formazione dottrinale e apostolica, tenendo conto dei diversi nuovi problemi che li assalgono sempre più presto. So con qualche successo, e con quale efficace sostegno da parte vostra, le comunità cristiane stesse traggono profitto dall’azione di questi movimenti, quali la Jeunesse étudiante, Kiro, “Xaveri”, Gen, e altri. Sono felice di indirizzare il mio affettuoso saluto a tutti i loro membri. Dite loro quanto il Papa conta su di essi per poter diventare domani - in seno ad un popolo la cui maggioranza della popolazione non ha ancora trent’anni - un fermento potente d’unità e di solidarietà grazie al loro attaccamento indefettibile e coraggioso all’amore di Cristo e della Chiesa!

4. La pastorale familiare rimane una delle vostre preoccupazioni preminenti, e mi rallegro con voi per il modo con cui la realizzate. Con voi, io conto molto sulla testimonianza delle famiglie cristiane stesse, all’interno di incontri comunitari, per lottare contro la piaga delle unioni irregolari e dei divorzi. Spetta loro ugualmente educare i giovani alla paternità responsabile, nel rispetto delle norme etiche. Più ancora, attraverso la preghiera in comune e la qualità delle relazioni tra tutti i loro membri, tali famiglie saranno vivai di vocazioni sacerdotali e religiose. Aiutarle a camminare, significa anche partecipare direttamente alla costruzione del Burundi di domani.

5. Evangelizzare, sostenere le parrocchie e le comunità, le famiglie cristiane, per catechizzare ed educare i bambini e i giovani, non vi sarebbe possibile se non grazie all’abnegazione e alla competenza di numerosi catechisti e animatori laici. I vostri appelli si sono felicemente tradotti, in questi ultimi anni, in un sensibile aumento del loro numero. Giustamente, voi domandate loro di consacrare un tempo notevole alla propria formazione, in centri specializzati. Anche ad essi voglio esprimere la riconoscenza della Chiesa, così come a tutti i catechisti dell’Africa. Auguro che sia possibile, secondo la loro intenzione, proseguire questa formazione ad un livello superiore, nello stesso Burundi, secondo principi sperimentali e in stretta collaborazione con gli organismi competenti della Santa Sede.

Come non rallegrarmi ugualmente con quelli e quelle che si prodigano senza risparmio nelle opere medico-sociali, così care a voi stessi e così apprezzate dalla popolazione che ricorre al loro aiuto? Senza questo volto di carità attento ad ogni bisogno, cosa sarebbe l’annuncio del Vangelo? Con voi, auguro che riceviate tutto il sostegno finanziario e tecnico che questa azione necessita, poiché essa è al servizio di tutti i vostri compatrioti.

6. Ma chi non vede, all’enunciazione di questi diversi aspetti così ricchi e significativi della vita della Chiesa nel Burundi, quanto sia indispensabile per il vostro ministero la collaborazione di sacerdoti, di religiosi e di religiose numerosi, dalla vita spirituale profonda? È confortante poter constatare che la campagna lanciata da voi a favore delle vocazioni abbia avuto un’eco profonda presso molti giovani dalla fede generosa.

Condivido la vostra preoccupazione di fare in modo che costoro ricevano innanzitutto dai maestri dei vostri seminari inferiori e medi una formazione cristiana autentica, che li renda in grado di dar prova di discernimento evangelico, libero e ponderato, sulla loro propria vocazione così come su tutte le cose. Ciò suppone che queste case siano sottoposte ad un regolamento comune stabilito da voi e che i maestri stessi siano animati dal desiderio di realizzare una comunità educativa di Chiesa.

Vi affido il compito di incoraggiare, a nome mio, specialmente i vostri seminaristi maggiori. Con voi auguro che essi siano sufficientemente coscienti delle loro responsabilità di domani, per cercare, fin dal presente, di ricevere dai loro professori una formazione esigente, sul piano della vita spirituale così come su quello dell’intelligenza. Possano essere appassionati di Gesù Cristo, e di lui solo, sapendo lasciare ad altri, senza complessi, specializzazioni in materie profane o meno direttamente utili per il loro futuro ministero, per preparare interamente il loro spirito e il loro cuore a questa arte così nobile quale è quella della pastorale! So che potranno trovare presso i loro predecessori, missionari o nativi del Burundi, l’esempio di sacerdoti pienamente realizzati dal loro lavoro sacerdotale.

Dicendo questo, penso ai sacerdoti stessi, per quello che concerne la natura e la durata di eventuali studi in Europa o altrove, questa questione deve essere pensata in funzione delle esigenze del ministero pastorale; so che essa è talvolta più complessa, e che voi saprete trattare i diversi casi con la prudenza e la bontà necessarie.

7. Nella misura in cui i sacerdoti saranno totalmente consacrati alla predicazione della Parola di Dio e alla preghiera sia liturgica che personale, e preoccupati di un approfondimento dottrinale permanente, potranno meglio aiutare le élites della vostra nazione, nel rispetto delle loro competenze, a integrare gli insegnamenti cristiani nella loro vita personale così come nelle loro responsabilità al servizio dello Stato o della società. Il sostegno opportuno al loro riguardo si traduce per esempio nel bel lavoro compiuto con l’équipe redazionale della vostra rivista interdiocesana, o ancora, a un altro livello, nella tipografia Lavigerie, tenuta dai Padri Bianchi, così infaticabili malgrado l’età che avanza per molti di loro.

8. Questa allusione ai cari Padri Bianchi mi conduce a ricordare l’azione, ancora molto necessaria, dei missionari stranieri a fianco dei sacerdoti del vostro Paese, come anche quella delle religiose missionarie. Mi auguro di essere compreso chiedendo qui che, malgrado le difficoltà sopravvenute negli anni scorsi, le congregazioni non esitino a continuare l’aiuto che vi hanno finora dato senza risparmiarsi. Penso ugualmente alle numerose religiose del Burundi che sono animate da un vero zelo missionario, poiché la vostra giovane Chiesa è, con esse, già presente in altri Paesi africani più carenti. Esse sapranno rimanere vicino alla gente del popolo, amando la vita semplice e povera, e irraggiando gioia!

Terminando, vi assicuro che ho potuto apprezzare quanto le vostre diverse iniziative traducano lo spirito di unità e di collaborazione che caratterizza i lavori della vostra Conferenza. È proprio questo che rafforza la vostra autorità pastorale di fronte a tutti.

Sono sicuro che la Chiesa, aperta naturalmente ad uno spirito di collaborazione, potrà, grazie anche alla comprensione delle autorità dello Stato e di quelle che, nell’amministrazione, sono loro subordinate, permettere alla vostra bella patria di camminare verso un progresso integrale e armonioso.

E mentre benedico le vostre persone, è a tutti i vostri fedeli che va la mia cordiale benedizione apostolica.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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