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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DI HAITI 
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 11 giugno 1983

 

Cari fratelli in Cristo.

1. Tre mesi fa, il 9 marzo, ero tra voi a Port-au-Prince. Oggi, avete a vostra volta preso la strada per Roma, come ne avevate manifestato il desiderio, da molti anni. È un passo normale e molto salutare. Così voi fate, alle tombe degli Apostoli, il vostro pellegrinaggio, che assume un particolare significato in questo Anno Giubilare della Redenzione: sono sicuro che portate qui le intenzioni di tutto il vostro popolo cristiano, affinché cresca nella fede e nella carità attiva, in stretta unità con la Chiesa universale. Con me, vi soffermate su ciascuna delle vostre diocesi: cosa che non abbiamo avuto il tempo di fare ad Haiti, ove ho dovuto incontrare anche gli altri Vescovi dell’assemblea del CELAM. Infine, a Roma avete potuto trattare direttamente i problemi che vi stanno a cuore con i Dicasteri che sono preposti al regolamento di queste questioni.

Vi ringrazio per la vostra visita, e grazie delle parole piene di fiducia che mi avete appena indirizzato, attraverso il vostro presidente, Monsignor François-Wolff Ligondé.

2. Il mio breve soggiorno tra voi mi ha già dato l’occasione di ricevere la magnifica testimonianza dell’entusiasmo della fede e della pietà popolare dei vostri diocesani, durante la messa celebrata a Port-au-Prince, e, da parte mia, ho potuto aiutare i vostri fedeli ad approfondire il senso dell’Eucaristia e la volontà di rinnovamento che esso implica, nel campo della carità e dell’impegno sociale. Mi resta solo di augurarvi di raccogliere maggior frutti possibili da quei grandi avvenimenti che sono stati il Simposio del dicembre 1982, la preparazione e la celebrazione del Congresso eucaristico e mariano, e l’incontro del Papa con il popolo di Haiti.

Tra le altre iniziative, ho saputo che avete pubblicato, in data 11 aprile, con la firma dei vostri sette nomi, una “dichiarazione sui fondamenti dell’intervento della Chiesa in campo sociale e politico”, che sarà seguita da una “carta di promozione umana”. Volete così aiutare tutto il popolo di Haiti a rispettare la dignità di ciascuno dei vostri compatrioti, a sviluppare la giustizia, le relazioni vere, la condivisione, la riconciliazione, senza spirito di condanna di chicchessia, ma facendo appello al senso di responsabilità e alla coscienza professionale di tutti, poveri e ricchi. Senza questo, infatti, non si potrà dire che la Chiesa testimonia l’amore agli uomini, amore che Gesù Cristo ha costituito quale caratteristica dei suoi discepoli. Vi incoraggio a continuare su questa strada, e sono sicuro che, se un tale atteggiamento sarà vissuto concretamente, passando dalle parole agli atti, con la preoccupazione dell’unità e della pace, ciò costituirà un grande progresso per la Nazione intera e una soddisfazione per coloro che hanno la faticosa responsabilità del bene comune.

3. Ho sufficientemente insistito su questo punto durante la mia visita; oggi, con voi, voglio soffermarmi maggiormente a considerare il progresso della Chiesa stessa, il compito dell’evangelizzazione, con la quale la promozione umana ha legami profondi, ma che non si riduce ad essa (cf. Evangelii Nuntiandi, 30). È necessario che le persone cambino - è l’obiettivo diretto dell’evangelizzazione -, cioè che esse approfondiscano, riscoprano e soprattutto vivano nella Chiesa il loro legame personale con Gesù Cristo Salvatore, e tutto ciò che esso implica, la fede, la preghiera, la carità. Avete già scritto una bella lettera pastorale in questo senso in occasione del Natale 1980.

A questo proposito, tre parole mi sorgono allo spirito, come un tema ricorrente: formare, incoraggiare, unire, e questo vale per le diverse categorie del popolo di Dio.

Innanzitutto i laici. I vostri fedeli hanno una fede che si esprime molto spontaneamente nella preghiera, nel ricorso a Dio la cui presenza li circonda da ogni parte. Le celebrazioni sono caratterizzate da una grande vitalità, come ho anch’io fatto esperienza. I laici partecipano anche all’amministrazione dei beni ecclesiastici ma questo è ben lontano dall’esaurire l’ampiezza del loro ruolo nella Chiesa. Lo comprendono bene, coloro che si consacrano alla catechesi, o che esercitano un apostolato in seno ai diversi movimenti cristiani.

Ma voi stessi sentite un bisogno urgente di dare un contenuto più preciso e più profondo alla fede dei vostri fedeli, cioè di realizzare una catechesi più sistematica, che sarà evidentemente più facile via via che l’analfabetismo e l’ignoranza profana diminuiranno, ma che non è fatalmente legata a questi fattori. Così il popolo cristiano acquisterà una fede più solida, una pietà più illuminata, che l’aiuteranno a superare le piaghe della superstizione e dei culti ambigui, magici o insufficientemente sciolti dalla fatalità di elementi naturistici, da cui Cristo ha liberato i suoi discepoli. Così sarà evitata la tentazione di sette che non conoscono la pienezza cattolica. Al contrario, molto lodevole e necessaria è la preoccupazione di gettare le basi di un sano ecumenismo tra i fratelli cristiani.

Del resto, l’approfondimento dottrinale e la riflessione religiosa permetteranno di meglio mettere in pratica i costumi della vita nuova così ben descritti da san Paolo, come corollari della fede, nella vita familiare, professionale e sociale.

Il vostro compito è dunque di dare ai laici, giovani e adulti, i mezzi di formazione; di incoraggiare e di fortificare la loro buona volontà, che è grande, e la loro perseveranza, che è più difficile; ed infine di unirli oltre le divisioni che avete segnalato nel messaggio del Simposio.

Questa pastorale si dimostra particolarmente necessaria nei confronti di piccole comunità che manifestano una bella vitalità, ma che è importante seguire e far maturare all’interno della comunità ecclesiale parrocchiale, diocesana e nazionale.

4. Mi rallegro vivamente con voi per le vocazioni sacerdotali e religiose che continuano ad aumentare. È un fatto molto confortante. Condivido la vostra speranza e vi affido il compito di dire a questi seminaristi il mio affetto e la mia fiducia. Anche in questo campo, tuttavia, affinché questa grazia porti buoni frutti, voi sentite la necessità di essere ben attenti al discernimento delle vocazioni e soprattutto di assicurare loro, insieme ad una buona iniziazione dottrinale, una formazione umana e spirituale esigente. I candidati al sacerdozio sono destinati a comprendere bene e a servire il popolo cristiano, un popolo spesso povero e provato, e a condurlo verso le beatitudini evangeliche, cominciando essi stessi col viverle. Insomma essi vi devono essere preparati attraverso l’ascesi necessaria alla vita spirituale attraverso la disciplina e la semplicità di vita, il senso del lavoro e della povertà. Ben lungi, dunque, dall’accontentarsi della prospettiva di un avvenire confortevole o al contrario dal prestare troppa attenzione alle sollecitazioni di ideologie politiche, essi siano innanzitutto preoccupati della santità di cui devono mostrare il gusto.

5. Penso ora ai vostri sacerdoti, sia originari del vostro Paese, sia venuti dall’estero e specialmente al religiosi che sono da voi numerosi. Bisogna rallegrarsi di tutto ciò che essi apportano: fede, abnegazione, senso pedagogico, e questo sul campo, vicino alle persone, in condizioni spesso difficili. Possano collaborare sempre più strettamente e nella piena fiducia con voi, i Vescovi, che avete l’ultima responsabilità degli orientamenti pastorali e dell’unità, ma che potete beneficiare ampiamente del loro zelo, delle loro iniziative, e appoggiarle in ciò che hanno di meritorio. Essi hanno bisogno infatti della vostra frequente presenza in mezzo a loro, di un vero dialogo, e anche del vostro sostegno, sia che si tratti dell’evangelizzazione o dell’opera di supplenza che la Chiesa è chiamata a compiere per il bene del popolo nei campi dell’assistenza, dell’educazione, della promozione sociale.

6. Quanto a voi, cari fratelli nell’Episcopato, vi auguro di assumervi insieme la sfida che la Chiesa in Haiti, come avete detto nel Natale del 1980, sta conoscendo, e per questo di costruire una comunità fraterna ed evangelica, e trascinando in uno spirito di unità tutte le forze vive del popolo cristiano e cercando con tutti il bene comune della Nazione, in uno spirito di pace. Certamente il compito dell’evangelizzazione è immenso: necessitano dunque programmi pastorali comuni e la loro realizzazione sul piano nazionale; e senza dubbio sarebbe opportuno consacrare ognuna delle vostre assemblee plenarie ad un tema pastorale specifico, approfondito, e in seguito tradotto in atto, mediante orientamenti precisi e comuni. Del resto, è certo che i problemi sono diversi, ma forse sarebbe necessario creare o rendere più attive, in seno alla vostra Conferenza, alcune commissioni che veglino sui diversi settori - educazione, famiglia, ecumenismo, religiosi, missione -, e propongano ai Vescovi un medesimo atteggiamento sui problemi più gravi. Sono sicuro che la vostra Conferenza, mostrando questa unità e questo dinamismo, potrà portare tutta la Chiesa in Haiti verso il rinnovamento al quale aspira. Sono qui per incoraggiarvi e confermare la vostra speranza.

7. Portate il mio ricordo alle vostre popolazioni. Indirizzo loro i miei migliori auguri di felicità e di progresso. Penso anche con gratitudine alle autorità civili di Haiti che mi hanno ricevuto con tanto onore e mi hanno dato un segno di buona volontà, al quale rimango molto sensibile, in occasione della mia venuta.

Che Nostra Signora del Perpetuo Soccorso vegli sul Paese e sui suoi abitanti! Benedico, particolarmente, tramite le vostre persone, i vostri sacerdoti, i vostri religiosi e le vostre religiose, i vostri catechisti, e tutti coloro che edificano con voi la Chiesa in Haiti.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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