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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DI CUBA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 30 giugno 1983

 

Cari fratelli nell’Episcopato.

1. Avete insieme intrapreso il cammino verso Roma, amati Pastori della Chiesa di Dio che è in Cuba, per incontrarvi col successore di Pietro in questa visita “ad limina”, che da dieci secoli costituisce una caratteristica dei contatti più significativi dell’Episcopato cattolico col Papa.

La scadenza ogni cinque anni, di questa visita è un momento privilegiato perché i Pastori e, attraverso di loro, le Chiese particolari, rivivano e fortifichino i vincoli di comunione che le uniscono col centro della cattolicità, con la Chiesa che “le presiede nella carità”.

In questo spirito di rinnovata esperienza del mistero della Chiesa, che in Cristo diviene segno e strumento di intima unione col Padre e di unità del genere umano (cf. Lumen Gentium, 1), vi ricevo con gioia profonda. Non solo voi, ma uniti dagli stessi vincoli di affetto ecclesiale, anche i vostri sacerdoti, religiosi, religiose e laici, che nelle diverse diocesi di Cuba vivono la loro fede cristiana con autentico spirito di fedeltà al comune Maestro e Signore.

Questa accoglienza si fa tanto più cordiale, perché so bene che, anche tra sacrifici, la comunità ecclesiale cubana conserva la sua ferma adesione alla Sede di Pietro, vive unita intimamente col Vescovo della Chiesa e cerca di seguire le sue indicazioni con obbedienza rispettosa e filiale nella fede.

Senza pretendere di esaurire la tematica che si riferisce alle vostre comunità ecclesiali, delle quali ci siamo occupati nei precedenti colloqui individuali con ciascuno di voi, desidero ora mettere in comunione alcune riflessioni che giudico di speciale interesse per la vostra missione di guide di quel concreto Popolo di Dio che la Provvidenza vi ha affidato.

2. Il mio primo pensiero si rivolge ai vostri sacerdoti e religiosi che con vero zelo e impegno consacrano le loro migliori energie alla formazione nella fede e all’animazione pastorale delle vostre comunità ecclesiali.

Sono ben conscio delle non piccole difficoltà che essi incontrano nel loro ministero. E conosco la generosità di spirito che pongono nel loro compito, aggravato dalla scarsità di ministri della pastorale, nella quale solo il maggior impegno supplisce la mancanza di personale. Desidero dunque partecipare alla vostra gioia di Pastori che si sentono giustamente felici per questo esempio di dedizione da parte dei loro sacerdoti. Desidero affidarvi lo speciale incarico di esprimere loro il mio compiacimento a nome della Chiesa. Portate loro anche la mia parola di incoraggiamento e la certezza del mio ricordo nella preghiera, affinché continuino nella loro generosa e gioiosa attitudine di servizio al popolo fedele.

Con grande affetto li incoraggio a rimanere forti nella fede (1 Pt 5, 9; Ef 6, 16), gioiosi nella speranza (1 Gv 2, 28; 1 Pt 4, 13), esemplari nella testimonianza al gregge (Gal 6, 9-10; 1 Pt 5, 2-4), affinché questo stesso esempio animi altri giovani a rispondere alla chiamata di Dio alla vita consacrata.

E affinché i vostri sacerdoti mantengano questa fedeltà gioiosa alla loro vocazione, invitateli a ricercare il costante rinnovamento di spirito che procura una vita interiore intensa, alimentata senza posa nella preghiera e nelle fonti di una sana spiritualità. Senza di essa, il ministero sacerdotale perde la sua base e ispirazione, o può trasformarsi in attivismo esteriore che, alla lunga, si inaridisce.

Su questa linea, lodo gli sforzi che si stanno compiendo a Cuba per favorire un rinnovamento della formazione intellettuale e spirituale dei sacerdoti, ed esorto a promuovere corsi appropriati o altri mezzi che siano di aiuto adeguato a questo cammino.

3. Insieme ai sacerdoti, religiosi e seminaristi, raccomando alla vostra particolare guida le religiose che operano a Cuba.

Sono una parte importante della Chiesa, che in loro rende ammirevolmente presente l’opera salvifica di Cristo nella società cubana attuale. Nella vita contemplativa, dedite ai valori dello spirito in ambienti che spesso si basano su altri parametri di vita, o dedite al lavoro diretto nella pastorale e nelle opere di assistenza sociale, sono una stupenda testimonianza e una ricchezza ecclesiale senza pari, che si trasforma in amore ed efficace servizio al popolo, il quale giustamente le ammira e le apprezza.

Guidatele e sostenetele, poi, nella loro vita personale e apostolica, come vi ho detto parlando dei sacerdoti e dei religiosi. Il leggero incremento stesso che si va notando nelle vocazioni femminili, deve essere uno stimolo per rinnovare l’impegno nella formazione vocazionale, il cui elemento primario sarà sempre la testimonianza di una vita consacrata colma di entusiasmo e di gioia.

4. So che voi, Vescovi della Chiesa di Cuba, apprezzate profondamente l’encomiabile contributo che prestano tanti laici, coscienti delle esigenze del loro Battesimo (cf. Apostolicam Actuositatem, 23) e impegnati nelle diverse responsabilità ecclesiali. So anche che valorizzate in tutto il suo significato la loro presenza attiva nei compiti sociali del vostro ambiente sociale.

La mia voce desidera oggi unirsi alla vostra, per manifestare ai laici cattolici di Cuba il mio vivo riconoscimento nel nome di Cristo, per la loro coscienza ecclesiale e sociale. Che non si scoraggino nel loro impegno, nonostante gli sforzi necessari, nonostante i richiami che possono venire da un comprensibile desiderio di vantaggi materiali, soprattutto se questi sottomettono o compromettono la loro condizione cristiana.

Unisco inoltre il mio desiderio al vostro, per incoraggiare una maggiore presenza attiva del laicato nella vita sociale, avendo cura che preservi sempre la sua identità cattolica.

5. Un campo concreto nel quale il laicato cattolico cubano deve far sentire la sua presenza attiva è quello della famiglia che deve essere oggetto di attenzione particolare da parte della Chiesa e di coloro che collaborano all’apostolato. La famiglia continua ad essere, infatti, un campo di importanza primaria per la Chiesa e per la società, ed è nello stesso tempo oggetto, al giorno d’oggi, di una crisi che oltrepassa i vostri confini locali.

Non posso, perciò, trascurare di attirare anche la vostra sollecitudine di Pastori, al fine di cercare di dare ad essa la solidità, la coesione, la dinamica interna e sociale - nei suoi aspetti umani e cristiani - della quale ho tracciato ampie linee direttive nella Familiaris Consortio.

Ciò vi porterà a guardare con debita ponderazione al fenomeno del divorzio, purtroppo tanto frequente, che trova le sue radici nella mancanza di riflessione prima del matrimonio, nella carenza di volontà di impegno perseverante, nella separazione dei coniugi per motivi di lavoro, nella scarsezza di abitazioni e altre cause.

Ai tanti danni causati dal divorzio, vengono ad assommarsi a volte quelli provocati dalla mancanza di rispetto per la vita appena concepita, con grave violazione dell’ordine morale, e dall’attentare contro l’esistenza di esseri innocenti; tanto nel caso di donne sposate come quando il problema interessa il frutto di relazioni extra e pre-matrimoniali. Sono questioni alle quali il vostro zelo pastorale e la sensibilità dei vostri fedeli più impegnati vi aiuteranno ad offrire progressivamente i rimedi possibili.

6. Non minore impegno da parte delle vostre comunità ecclesiali, parrocchie, agenti dell’apostolato, laici e famiglie, merita l’educazione nella fede dei bambini; e parallelamente anche degli adolescenti e dei giovani.

Qui trova un posto di rilievo la missione della famiglia, tanto più quando le condizioni esterne non permettono l’educazione cristiana in altri ambienti, o quando i bambini si vedono esposti a possibili pressioni dal punto di vista religioso o morale.

È degno di apprezzamento tutto lo sforzo inteso a ottenere la massima ampiezza possibile della formazione intellettuale. Essa non può però distaccarsi dalla corrispondente e corretta educazione etica, civile e religiosa. Si tratta - come ho indicato in diverse occasioni e ambiti - di veri diritti delle persone e delle famiglie, in conformità al principio della libertà religiosa come elemento riconosciuto nei testi internazionali e nella prassi ordinaria; allo stesso modo nelle norme ammesse nella vostra società che confidiamo divengano sempre più effettive. Ciò favorisce la società civile stessa, nel consolidare le basi della moralità, dalla quale non si può prescindere senza grave danno per il bene di tutti.

Per quanto riguarda l’educazione nella fede dei vostri fedeli, non si potrà trascurare un’adeguata attenzione alla pietà popolare, per purificarla e darle tutto il suo valore come “memoria cristiana del vostro popolo” (cf. Puebla, 457ss.). Sarà perciò necessario applicare una buona pedagogia evangelizzatrice alla pietà cattolica, che trova speciali espressioni nel culto del Sacro Cuore di Gesù, della Vergine Maria e dei Santi.

7. Su questa linea di evangelizzazione in profondità si dovrà situare la riflessione ecclesiale che sta compiendo la Chiesa di Cuba. Si tratta di un corretto discernimento della missione di questa Chiesa nel concreto contesto socio-economico e politico nel quale vive. Partendo dal Vangelo e in comunione profonda con la Chiesa intera, dovrà porsi il compito della evangelizzazione della cultura, alla quale il Documento di Puebla ha dedicato particolare attenzione (cf. Puebla, 408 ss, specialmente 434-436).

Con ciò, la Chiesa di Cuba non farà che essere fedele alla sua tradizione di essere attivamente presente nella storia del popolo cubano. Come lo fece alle origini della nascita della nazionalità cubana, con figure insigni come il sacerdote Felix Varela, autentico maestro per quanto riguarda le possibilità del pensiero umano, i valori della libertà, l’indipendenza, la giustizia in ogni sua dimensione, e soprattutto vero uomo di Chiesa e coltivatore dei valori dello spirito.

Nel compiere questo sforzo, la Chiesa desidera solamente l’ambito di libertà di cui ha bisogno per favorire la causa del benessere e delle aspirazioni profonde del suo popolo, del quale sa di essere gioiosamente parte e collaboratrice, all’interno della sua missione particolare.

In questo senso è aperta al dialogo con la società. E apprezza tutti i segni di collaborazione e buona volontà che riceve da parte delle autorità della Nazione, come il permesso recentemente concesso ad alcuni religiosi, giunti dall’estero, di porsi al servizio stabile della comunità cubana. Dio voglia che questo gesto sia un segno carico di speranza per il futuro.

La Chiesa di Cuba, con i 200 sacerdoti e religiosi e le 230 religiose di cui dispone oggi, è cosciente di servire - anche se in una eccessiva sproporzione del personale dedito alla Pastorale e al servizio assistenziale rispetto alla popolazione attuale - il bene profondo del suo popolo, contribuendo a preservare i valori che l’hanno animato e che si sono plasmati nell’anima e nelle espressioni vitali di questo popolo. Da parte mia, penso spesso a questa Chiesa, seguo i suoi passi con particolare sollecitudine e prego insistentemente Dio, affinché essa sia sempre fedele alla sua missione nelle condizioni concrete nelle quale vive.

8. Nello svolgimento della sua missione, la Chiesa di Cuba tiene ben presente non solo il contesto interno nel quale vive, ma anche l’altro, più vasto, che riguarda l’area geografica nella quale è inserita la vita e la storia dei suoi fedeli.

Perciò non può fare a meno di tenere sempre conto del fatto che Cuba si inscrive in un contesto latinoamericano; che è vincolata storicamente, socialmente e culturalmente all’America Latina; e che, con le sue caratteristiche peculiari, il popolo cubano ha un’anima latino-americana.

Questo popolo ha sperimentato non poche difficoltà per raggiungere, conservare e consolidare la sua indipendenza e la sua identità culturale, tante volte minacciata. Non può dimenticare, comunque, che la fede cattolica è stata un elemento positivo e aggregante dell’identità culturale e dell’indipendenza della Nazione cubana.

9. Non posso concludere questo incontro senza esprimere ancora una volta la mia profonda stima alla vostra comunità ecclesiale e alla vostra Nazione.

Alla Madre comune, che il popolo di Cuba invoca con fervore come Nostra Signora della carità del Cobre, affido le vostre intenzioni e le vostre persone, così come i vostri fedeli. La prego di esservi di conforto; che vi protegga e vi infonda forza; che vi ottenga la pace e il progresso integrale per la vostra Patria e che vi corrobori come solida comunità di fede. Con la mia cordiale Benedizione all’amato popolo di Cuba, ai suoi Pastori, anime consacrate, seminaristi e laicato cattolico.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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