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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI STUDENTI RIUNITI NELLA BASILICA DI SAN PIETRO

Mercoledì, 16 marzo 1983

 

Carissimi!

1. Con gioia e affetto grande vi saluto oggi, nella Basilica Vaticana, in questa udienza a voi riservata, giovani e ragazzi, unitamente ai vostri superiori, insegnanti e genitori. Vi ringrazio di cuore per la vostra presenza, che è segno di viva fede. È sempre una grande festa il trovarsi con la gioventù ed è per me un particolare conforto vedere la vostra vivacità e la vostra buona volontà: mantenete sempre così puri i vostri occhi e generosi i vostri animi! Questo desidera il Papa e questo vi augura!

In modo speciale desidero salutare i docenti e gli alunni delle due scuole del Trentesimo circolo di Roma: quella elementare “XXI Aprile”, da me visitata durante l’incontro pastorale con la parrocchia di San Giuseppe al Forte Boccea, e quella elementare di Via Sorriso, che si è voluta intitolare al mio nome. Grazie per questa gentile iniziativa, che dimostra la vostra sensibilità verso la Chiesa e il suo Capo visibile.

2. La maggior parte di voi è venuta a Roma per visitare la “Città Eterna”: siete giunti in pellegrinaggio nella Basilica Vaticana, sulla tomba di san Pietro, nel periodo quaresimale, che ci prepara alla solennità della Pasqua. Mi preme lasciarvi un breve pensiero tratto dalla parabola del figlio prodigo, meditata nella Liturgia della scorsa quarta domenica di Quaresima. In essa, Gesù mette in evidenza tre tipi di esperienze, che sono sempre attuali.

La prima esperienza descritta da Gesù è quella dell’“autonomia”, cioè di quella volontà di pensare e di agire come pare e piace, senza obbedire a nessuna autorità, nemmeno a quella della propria coscienza illuminata e formata. È ciò che vuol fare il figlio prodigo: vuole i beni che gli spettano, vuole andarsene di casa, per seguire le sue passioni. Ma dove lo porta questo atteggiamento? Alla solitudine e all’amarezza! Ecco, cari ragazzi, la prima esortazione che, in nome di Gesù, voglio farvi: non lasciatevi sedurre e trascinare dalla tentazione dell’autonomia intellettuale e morale! Il Signore ha dato all’uomo l’intelligenza per conoscerlo, amarlo, servirlo e la volontà per mettere in pratica la legge morale: in questo sta la vera felicità! Studiate a fondo la dottrina cristiana per giungere a ferme e stabili convinzioni; fortificate la vostra volontà con i mezzi della “grazia”, cioè la preghiera e i sacramenti, e dell’ascetica, per temprare il carattere e prepararvi alla lotta contro il male! L’esperienza del figlio prodigo, narrata da Gesù, vi sia sempre di ammonimento e di ammaestramento!

La seconda esperienza descritta da Gesù è quella della “nostalgia” e del “pentimento”. Il figlio prodigo ad un certo momento rientra in se stesso, capisce di aver sbagliato: ha abbandonato la casa, il padre, la gioia dei veri affetti e della vera amicizia, la pace della coscienza pura e innocente; ne risente la nostalgia, e si pente; ha il coraggio di riconoscere l’errore; sa di doversi convertire e riscopre la fiducia in suo Padre, anche se non merita più di esserne ritenuto figlio: “Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te!”. Con questa scena, Gesù vuole insegnarci che se, per disgrazia, qualcuno avesse anche tradito la verità e l’innocenza, fuggendo dalla casa del Padre, non deve mai disperare dell’amore di Dio, deve pentirsi al più presto e convertirsi. Dio vuole la salvezza e la felicità di tutti gli uomini! Questo deve darci grande sicurezza e fiducia, sempre!

Finalmente, la terza esperienza è quella della “misericordia” e del “perdono”. “Quando era ancora lontano - dice la parabola - il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò . . . E disse ai servi: presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato” (cf. Lc 15, 20 ss.). Con queste espressioni, Gesù indica l’immenso amore di Dio “ricco di misericordia” verso le sue creature, e ci stimola alla confidenza, alla fiducia, all’abbandono all’amore misericordioso del Padre, che vuole la risposta del nostro amore, espresso anche con il pentimento e la conversione. Non dimenticatelo mai e nell’avvicinarsi della Pasqua, in questo Anno Santo, che tra poco inizierà, siate anche voi i testimoni e gli apostoli della misericordia di Dio nei vostri ambienti, nelle vostre famiglie e parrocchie.

La Vergine santissima vi protegga e vi accompagni la mia benedizione.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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