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DISCORSO DI GIOVANI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA JUGOSLAVIA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 18 marzo 1983

 

Cari fratelli nell’Episcopato!

1. In questi giorni siete venuti a Roma in visita “ad limina Apostolorum”, per venerare i gloriosi sepolcri degli apostoli e martiri Pietro e Paolo e per incontrarvi con il successore di Pietro. Ho avuto la gioia di intrattenermi in privata udienza con ciascuno di voi, che mi avete manifestato le gioie, le speranze, l’impegno, l’ardore cristiano e, insieme, i problemi, le preoccupazioni e le difficoltà delle Chiese particolari che in diverse Nazioni e Repubbliche di Jugoslavia sono affidate alle vostre cure, cioè le Province Ecclesiastiche di Lubiana e di Sarajevo, l’arcidiocesi di Bar, la diocesi di Dubrovnik e l’Amministrazione apostolica del Banato Jugoslavo.

Con piacere vi accolgo e vi ringrazio della vostra visita; sono anche grato a Monsignor Alojzij Šuštar, Arcivescovo di Lubiana, il quale, come Vicepresidente della Conferenza Episcopale Jugoslava, si è fatto interprete dei sentimenti di voi tutti in questa circostanza.

In questa occasione, desidero ricordare anche i vostri Confratelli, Pastori delle altre diocesi della Jugoslavia, che ho ricevuto collegialmente, in analoga circostanza, il 18 febbraio scorso; le mie parole oggi intendono essere una continuazione ideale di quanto ho detto ad essi in quell’incontro.

Nel porgere il mio fraterno e affettuoso saluto a voi, intendo rivolgerlo anche ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose, ai seminaristi, ai fedeli delle vostre Comunità diocesane e dell’intera Jugoslavia anche come segno di compiacimento per la loro testimonianza di esemplare adesione al messaggio del Vangelo, così profondamente radicato, che a volte giunge ad autentiche forme di eroismo.

2. Questa vostra presenza, nel centro della cattolicità, vuole essere ed è di fatto una manifestazione dei vincoli di comunione ecclesiale, che esistono fra voi e il Romano Pontefice; voi intendete dare una prova concreta della solenne affermazione del Concilio Vaticano II: “Il Romano Pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della totalità dei fedeli. I singoli Vescovi, invece, sono il visibile principio e fondamento di unità nelle loro Chiese particolari formate a immagine della Chiesa universale, e in esse e da esse è costituita l’una e l’unica Chiesa Cattolica. Perciò i singoli Vescovi rappresentano la propria Chiesa, e tutti, insieme col Papa, rappresentano tutta la Chiesa in un vincolo di pace, di amore e di unità” (Lumen Gentium, 23).

Questo “vincolo di pace, di amore e di unità” deve essere confermato e vissuto sempre più profondamente a tutti i livelli, all’interno delle singole diocesi, mediante la promozione di un continuo, paziente, sincero dialogo, fruttuoso e fraterno, tra Vescovi e Sacerdoti diocesani e religiosi; moderato sempre dal Pastore della Comunità diocesana, e sempre con lo scopo di procurare il vero ed autentico bene spirituale dei fedeli.

Questo dialogo tra il Vescovo e i suoi sacerdoti acquista una importanza particolare ai fini anche del sereno sviluppo della “pastorale d’insieme”. I Vescovi - ci ha raccomandato il Concilio Vaticano II - “trattino sempre con particolare carità i sacerdoti come coloro che, nella sfera dei loro poteri, si assumono i loro ministeri e le loro preoccupazioni, e li attuano nella vita quotidiana con tanta premura. Li considerino come figli e amici, e perciò siano disposti ad ascoltarli, e a trattarli con fiducia e benevolenza allo scopo di incrementare l’attività pastorale globale di tutta la diocesi” (Christus Dominus, 16).

Analogo, fraterno dialogo sia continuato e intensificato dai Pastori delle diocesi con i religiosi sacerdoti e con gli altri religiosi, sia uomini che donne. A tutti i religiosi, secondo la particolare vocazione di ciascun Istituto, incombe l’obbligo di lavorare con ogni impegno e diligenza per l’edificazione e l’incremento del Corpo Mistico di Cristo e per il bene delle Chiese particolari (cf. Ivi, 33). Sia pertanto favorita tra i vari Istituti religiosi e tra questi e il clero diocesano una ordinata collaborazione, facendo in modo che tutte le opere e l’attività apostolica siano ben coordinate; e ciò dipende in maniera particolare dalla soprannaturale disposizione di menti e di cuori, radicata e fondata sulla carità (cf. Ivi, 35 § 5). Il recente Documento Mutuae Relationes ha dato preziose e concrete indicazioni al riguardo.

Tale forma di dialogo deve essere promossa anche tra le varie diocesi di Jugoslavia, in modo che fra tutte si sviluppi sempre più una attiva, costante, generosa solidarietà, che faccia sì che quelle, in cui la Chiesa vive quasi in condizioni di “diaspora”, possano ricevere aiuto, personale e materiale, da quelle diocesi in cui le Comunità cattoliche sono più fiorenti per numero di fedeli, di sacerdoti e di religiosi.

3. Come “Padri e Pastori” delle vostre Comunità diocesane, continuate ad impegnarvi, con rinnovato vigore, in quelle iniziative e in quegli strumenti e metodi pastorali, che possano favorire i migliori frutti di vita cristiana. A tal fine occorrerà dare importanza primaria alla catechesi specialmente dei bambini, degli adolescenti e dei giovani. Ne ho trattato ampiamente nella esortazione apostolica circa la catechesi del nostro tempo, che riprendeva nella sostanza le considerazioni preparate da Paolo VI di venerata memoria e la documentazione lasciata dalla quarta assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, del 1977. La continua, permanente formazione catechistica dei fanciulli, degli adolescenti e dei giovani è di importanza fondamentale per l’armonioso sviluppo della loro vita cristiana. Bisognerà assicurare ad essi - nonostante le eventuali ed immancabili difficoltà - i mezzi adatti per una solida educazione religiosa. Occorre presentare e proporre ad essi Gesù Cristo, Dio fatto uomo, e presentarlo e proporlo favorendo una conoscenza ogni giorno sempre più approfondita e più luminosa della sua persona, del suo messaggio, del disegno di Dio che egli ha voluto svelare. Si tratta di un dovere sacrosanto e gravissimo dei Pastori che, a tale scopo, debbono ricercare e mettere in atto tutti i mezzi a disposizione. “Che l’impegno di promuovere una catechesi attiva ed efficace non ceda per nulla a qualsiasi altra preoccupazione - ho detto rivolgendomi proprio ai Vescovi nella citata esortazione apostolica -. Questo impegno vi spingerà a trasmettere voi stessi ai vostri fedeli la dottrina della vita . . . Il vostro ruolo principale sarà quello di sfruttare e di mantenere nelle vostre Chiese un’autentica passione per la catechesi, una passione che si incarni in una organizzazione adeguata ed efficace, che metta in opera le persone, i mezzi, gli strumenti, come pure tutte le risorse economiche necessarie” (Giovanni Paolo II, Catechesi Tradendae, 63).

4. Un particolare impegno pastorale non mancherete certo di continuare a rivolgere alla famiglia, che nei tempi odierni è stata, forse, più di altre istituzioni, investita dalle ampie, profonde e rapide trasformazioni della società e della cultura. “Il primo responsabile della pastorale familiare nella diocesi è il Vescovo - ho scritto nella esortazione apostolica circa i compiti della famiglia cristiana nel mondo d’oggi -. Come Padre e Pastore egli dev’essere particolarmente sollecito di questo settore. Avrà particolarmente a cuore il proposito di far sì che la propria diocesi sia sempre più una vera “famiglia diocesana”, modello e sorgente di speranza per tante famiglie che vi appartengono” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 73). Bisognerà difendere l’istituto familiare, ancorandolo ai principi della fede cristiana, mediante un’adeguata preparazione dei futuri sposi, ai quali, fra le esigenze del sacramento del matrimonio, converrà ricordare e sottolineare il loro diritto-dovere, molto grave, di assicurare l’educazione cristiana dei figli, personalmente o con l’aiuto della Comunità cristiana, e altresì la loro formazione catechistica, senza badare a possibili difficoltà o conseguenze.

I fedeli siano sempre incoraggiati e confermati nella loro pratica religiosa, che si fonda e si esprime nella vita cristiana, animata e fecondata dai Sacramenti, in particolare l’Eucaristia e la Riconciliazione; dalla consapevole e attiva partecipazione alla Liturgia; dalla carità concreta, fattiva e operosa, verso i fratelli più poveri e bisognosi; dalle loro autentiche tradizioni cristiane, ancorate alla secolare storia del Paese, facendo in modo che non si affievoliscano e tanto meno si perdano quelle devozioni, alle quali si è intimamente radicati, quali l’Adorazione al Santissimo Sacramento, il Rosario mariano, la “Via Crucis”, le varie Litanie e tutte le altre forme di pietà popolare, in sintonia con l’autentica spiritualità e religiosità.

5. Nelle vostre care Nazioni convivono cristiani cattolici ed ortodossi. Questo fa percepire al vostro animo di Pastori, con particolare e dolorosa acutezza, la tragedia storica della divisione dei cristiani, come pure l’urgenza di fare ogni sforzo perché la volontà di Cristo sulla sua Chiesa trovi piena attuazione: “. . . tutti siano una sola cosa” (cf. Gv 17, 20-21).

La vostra proposta di istituire nel vostro Paese una commissione mista cattolico-ortodossa nasce dalla passione di riscoprire, ristabilire ed estendere l’unità donata da Dio in Cristo: la croce di Cristo, infatti, è la sorgente inestinguibile di ogni unità, perché essa è il luogo dove Dio riprende a parlare con l’uomo peccatore. Dalla stessa passione per l’unità nascono tutte le altre iniziative da voi intraprese per far progredire la realtà presente verso una maggiore verità.

A questo proposito mi piace ricordare gli incontri tra Facoltà teologiche cattoliche e ortodosse. Le relazioni tra la Sede di Roma e la Chiesa sorella di Serbia dal Concilio in poi conoscono un progresso ininterrotto. La serietà dei contatti stabiliti e il clima di carità fraterna e aperta alla speranza, che in essi ha regnato, rendono testimonianza della presenza dello Spirito del Signore, che indica alla Chiesa la via da percorrere. L’avvicinamento fra i cristiani di diverse confessioni è, senza dubbio alcuno, opera dello Spirito Santo e richiede da noi particolare docilità. Il passato, illuminato dal mistero pasquale, è un patrimonio per accedere alla verità ed essere da essa profondamente posseduti e liberati.

Il mio pensiero si rivolge anche, con autentica stima, ai Musulmani dell’intera Jugoslavia, con l’auspicio che sia esercitata sinceramente la vicendevole comprensione e che - come ha esortato il Concilio Vaticano II - si difendano e si promuovano insieme, a favore di tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, nonché la pace e la libertà (cf. Nostra Aetate, 3).

6. Carissimi fratelli! Fra alcuni giorni aprirò la Porta Santa per l’inizio dell’Anno Giubilare, in occasione del 1950° anniversario della Redenzione. Nella Lettera, che in data 25 gennaio scorso ho indirizzato a tutti i Vescovi del mondo, scrivevo (nn. 1.4) che tale evento “dovrà lasciare . . . un’impronta su tutta la vita della Chiesa e dei cristiani, perché dovrà sfociare in un rinnovato proposito di quella carità che fa la verità e promuove la giustizia” (Giovanni Paolo II, Epistula ad Episcopos totius orbis terrarum missa, 1, 25 gennaio 1983). Auspico che nelle vostre diocesi l’Anno Santo straordinario sia vissuto con intenso impegno spirituale secondo la particolare ricchezza di tradizioni della loro storia e della loro prassi cristiana e sacramentale. “Ciascun Vescovo vorrà curare che in tutte le parrocchie, anche le più piccole nelle quali è presente la Chiesa di Cristo, ogni fedele sia aiutato a prendere coscienza che tutti abbisogniamo di redenzione, e che per tutti è stato sparso il sangue di Cristo” (Ivi, 4).

Affido questi miei voti e queste mie riflessioni al Cuore Immacolato della Vergine santissima, alla quale i vostri fedeli sono legati da vincoli di particolare e speciale venerazione.

E su tutti voi, su tutti i membri delle vostre Comunità diocesane invoco dal Signore l’effusione di abbondanti grazie, in pegno delle quali imparto la mia apostolica benedizione.

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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