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VISITA PASTORALE ALLA DIOCESI DI CHIETI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA ALLA FABBRICA
DELLA SOCIETÀ ITALIANA VETRO (SIV)

Solennità di San Giuseppe
San Salvo (Chieti) - Sabato
, 19 marzo 1983 

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Grazie per i sentimenti di gioia e di devozione, che mi avete manifestato per il tramite dell’operaio e del dirigente, che hanno appena parlato a nome vostro. A loro e a tutti voi esprimo la mia riconoscenza. Soprattutto voglio rivolgervi il mio saluto più cordiale, e dirvi che sono molto contento di essere qui in mezzo a voi. Poco fa ho avuto modo di compiere un giro nella vostra fabbrica e ho potuto rendermi conto di persona non solo di quanto essa sia grande e moderna, ma anche delle caratteristiche del vostro lavoro. E quando si conosce così da vicino ciò che un uomo fa, soprattutto se questo è la sua vita di ogni giorno, allora non solo lo si apprezza, ma lo si ama anche di più. È come se si creasse una condivisione e perciò una comunione, che a distanza è normalmente impossibile. Ebbene, proprio questa corrente si è stabilita tra me e voi. Abbiate, dunque, l’assicurazione della mia stima e, anzi, di tutto il mio affetto.

2. Oggi, come sapete, è la festa di san Giuseppe: la festa di un uomo, cioè, che non solo è stato il padre putativo di Gesù, ma che ha esercitato un lavoro manuale, certamente non per hobby, bensì per procurare il necessario sostentamento a se stesso e alla propria singolare famiglia. Per questo sono venuto oggi qui a San Salvo tra di voi: per venerare il più grande santo lavoratore e, in modo particolare, per onorare il lavoro in se stesso, che costituisce la vostra occupazione quotidiana.

Il lavoro fa parte essenziale della vita dell’uomo su questa terra, già a partire dal momento della sua creazione. Lo stesso Signore nostro Gesù Cristo lo ha accettato e lo ha praticato per lunghi anni: e non poteva essere diversamente, dal momento che egli ha assunto la più comune condizione umana ed è vissuto come uomo tra gli uomini, si potrebbe dire come lavoratore tra i lavoratori.

Queste brevi considerazioni ci permettono di riconoscere nel lavoro un ineguagliabile statuto di dignità. È vero: esso è anche peso, fatica, sudore. Ma, d’altra parte, esso permette all’uomo di realizzarsi, di rispondere alla propria vocazione di signore del creato, poiché gli dà la possibilità di elaborare e trasformare la materia. E soprattutto gli fornisce il modo per procurare il sostentamento e una vita dignitosa per sé e per i propri cari: una finalità tipicamente umana, senza la quale ci si collocherebbe soltanto sul piano di una macchina o di un robot. Proprio questa sempre maggiore umanizzazione del lavoro mi sta particolarmente a cuore; anzi, come sapete, cerco sempre di promuoverla.

3. Questo, pertanto, è anche l’augurio che faccio alla vostra fabbrica, a ciascuno di voi, dirigenti e operai, e di riflesso alle vostre famiglie. Che il lavoro da voi svolto serva davvero alla vostra maturità umana, vi sia fonte di autentica soddisfazione, sia occasione di testimonianza cristiana, luogo e motivo di affermazione della giustizia, e contribuisca così al benessere sociale di tutti e, insieme, alla vostra personale prosperità nel senso più largo del termine.

Oggi ho la gioia di condividere con voi il pane della vostra mensa. Vi ringrazio anche di questa cortese ospitalità. E sono lieto di ricambiarla, invocando dal Signore su tutti voi e sui vostri cari le più elette benedizioni celesti.

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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