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VISITA PASTORALE ALLA DIOCESI DI CHIETI

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI OPERAI DELL'INDUSTRIA DEL VETRO

Solennità di San Giuseppe
San Salvo (Chieti) - Sabato
, 19 marzo 1983 

 

Cari fratelli, vi ringrazio per questo incontro e per tutte le vostre parole. È per me un modo di celebrare la giornata di san Giuseppe operaio che vuol dire anche la giornata di Gesù operaio perché Gesù si faceva operaio accanto a san Giuseppe. Vi ringrazio per la possibilità che mi date di salutare personalmente tanti operai, tanti lavoratori di questa fabbrica, di questo ambiente.

Inoltre vi ringrazio per questo incontro che è più tematico. Avete parlato voi ed avete toccato diverse tematiche. Sono, questi, temi concreti. Alcuni domandano anche un eventuale intervento o una soluzione. Questo non si può fare subito, però anche questo non può rimanere senza una risposta.

Ci sono stati anche alcuni di voi che hanno riferito la situazione della fabbrica e non solamente della fabbrica ma anche dell’ambiente in cui vive la fabbrica, in cui si lavora, in cui si manifestano le difficoltà del lavoro, in cui manca il lavoro. Infatti ci sono molti disoccupati: grande problema sociale. Mi avete riferito anche il vostro interesse per la dottrina sociale della Chiesa, soprattutto per la Laborem Exercens, e vi sono molto grato per questa risposta. Avete, in un certo senso, confermato con le vostre voci, con la vostra lettura, con la vostra analisi, la verità di questa dottrina. Questo è importante per la Chiesa: predicare una verità. La Chiesa non può direttamente cambiare le situazioni ingiuste che esistono nel mondo, e ve ne sono tante.

Ciò è preoccupante perché ci sono tante situazioni ingiuste sia a livello locale che a livello internazionale. Queste preoccupazioni crescono. Io che di recente ho visitato i Paesi dell’America Centrale sono pienamente consapevole di queste tensioni, di queste preoccupazioni che porta con sé la vita umana in quella parte del mondo, ma non solamente in quella parte.

Mi avete parlato dei vostri problemi ed essi devono essere anche misurati con le misure del mondo internazionale - soprattutto nazionale, italiano -, ma poi internazionale; del mondo contemporaneo, del mondo della tecnica, del progresso e soprattutto del mondo del lavoro. Dobbiamo chiederci se il progresso umano è giusto; se il progresso umano, il progresso tecnico non diventa, qualche volta, anche un nemico del lavoro umano perché sempre più la tecnica sostituisce il lavoro umano. Ci sono alcuni che sostengono che questo pericolo non è poi tanto grande. A me sembra un serio pericolo.

Vi ringrazio per tutte le vostre osservazioni, per tutte le vostre parole sincere anche se le verità espresse in queste parole sono verità dure e dolorose. Poi vi ringrazio per tutte le manifestazioni della vostra solidarietà. Noto che mi avete avvicinato un microfono con su scritto “Solidarnosc” e noi sappiamo bene che cosa vuol dire questo e quale simbolo porta in sé. Vi ringrazio per questo.

Vi ringrazio anche per i diversi doni artistici ma anche doni materiali da condividere con gli altri. Credo che questa sia la connotazione più significativa del mondo operaio, del mondo del lavoro: la solidarietà. Solidarietà con gli altri, con i bisognosi, con i più bisognosi, con tutti coloro che hanno bisogno. Una responsabilità maggiore per l’“altro”, per l’uomo, anche per l’uomo lontano e che soffre la fame: questo è profondamente cristiano e naturalmente umano. Può provenire da motivazioni umanistiche ma in sé e nello stesso tempo profondamente cristiano: la solidarietà con ogni uomo che soffre. Ciò si trova nel centro del Vangelo. Io, passando tra voi e ascoltando le vostre voci, posso verificare gli elementi del messaggio cristiano che sono molto profondi nel vostro ambiente, nella vostra mentalità. Vi ringrazio per tutto questo.

Ciò che ho detto non è una risposta. Penso che anche quello che dirò dopo nel discorso preparato non sarà anch’esso una piena risposta. Ma siamo sempre in ricerca della risposta. La Chiesa, che da cento anni si occupa del problema operaio, problema del lavoro, problema della giustizia sociale, sta camminando alla ricerca di questa risposta sempre più giusta, sempre più adeguata ai problemi umani. Naturalmente, di questa mia risposta generica si devono trarre successivamente le risposte più specifiche, più individuali, come nei casi sollevati durante il nostro incontro e il nostro colloquio. Vi ringrazio, a nome di tutti coloro ai quali avete espresso la vostra solidarietà.  

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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