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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DELLA SACRA CONGREGAZIONE
PER I RELIGIOSI E GLI ISTITUTI SECOLARI

Venerdì, 6 maggio 1983

 

Venerabili fratelli e carissimi Figli!

1. Vi ringrazio della vostra presenza, e vi esprimo la mia gioia per questo incontro, e la mia riconoscenza per il lavoro che svolgete nell’animazione e promozione della vita consacrata. I consigli evangelici, infatti, sono un “dono divino che la Chiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva” (Lumen Gentium, 34), ed è pertanto estremamente valido e prezioso quanto si compie nel Dicastero in favore della loro professione.

In questa linea di animazione e promozione si è posta anche l’assemblea plenaria che oggi concludete, nella quale avete preso in particolare considerazione l’identità e la missione di quegli Istituti, che a motivo della loro peculiare missione “in saeculo et ex saeculo” (Codex Iuris Canonici, can. 713 § 2), sono denominati “Istituti secolari”.

È la prima volta che una vostra assemblea plenaria tratta direttamente di questi: è stata quindi una scelta opportuna, che la promulgazione del nuovo Codice ha favorito. In esso gli Istituti secolari - che nel 1947 ebbero il riconoscimento ecclesiale con la costituzione apostolica emanata dal mio predecessore Pio XII, Provida Mater - trovano ora la loro giusta collocazione in base alla dottrina del Concilio Vaticano II. Tali Istituti, infatti, vogliono essere fedele espressione di quella ecclesiologia, che il Concilio riconferma, quando mette in evidenza la vocazione universale alla santità (cf. Lumen Gentium, cap. V), i compiti nativi dei battezzati (cf. Ivi IV; Apostolicam Actuositatem), la presenza della Chiesa nel mondo in cui deve agire come fermento ed essere “sacramento universale di salvezza” (Lumen Gentium, 48; cf. Gaudium et Spes), la varietà e la dignità delle diverse vocazioni, e il “singolare onore”, che la Chiesa ha verso la “perfetta continenza per il Regno dei cieli” (Lumen Gentium, 42) e verso la testimonianza della povertà e dell’obbedienza evangeliche (Ivi).

2. Molto giustamente la vostra riflessione si è soffermata sugli elementi costitutivi, teologici e giuridici, degli Istituti secolari, tenendo presente la formulazione dei canoni ad essi dedicati nel Codice recentemente promulgato, ed esaminandoli alla luce dell’insegnamento che il Papa Paolo VI, e io stesso con l’allocuzione del 28 agosto 1980, abbiamo ribadito nelle Udienze loro concesse.

Dobbiamo esprimere un profondo ringraziamento al Padre di infinita misericordia, che ha preso a cuore le necessità dell’umanità e, con la forza vivificante dello Spirito, ha intrapreso in questo secolo iniziative nuove per la sua redenzione. Al Dio trino sia onore e gloria per questa irruzione di grazia, che sono gli Istituti secolari, con i quali egli manifesta l’inesauribile benevolenza, con cui la Chiesa stessa ama il mondo in nome del suo Dio e Signore.

La novità del dono, che lo Spirito ha fatto alla fecondità perenne della Chiesa, in risposta alle esigenze del nostro tempo, si coglie soltanto se si comprendono bene i suoi elementi costitutivi nella loro inseparabilità: la consacrazione e la secolarità; il conseguente apostolato di testimonianza, di impegno cristiano nella vita sociale e di evangelizzazione; la fraternità che, senza essere determinata da una comunità di vita, è veramente comunione; la stessa forma esterna di vita, che non distingue dall’ambiente in cui si è presenti.

3. Ora, è doveroso conoscere e far conoscere questa vocazione, così attuale e vorrei dire così urgente, di persone che si consacrano a Dio praticando i consigli evangelici, e in tale consacrazione speciale si sforzano di immergere tutta la loro vita e tutte le loro attività, creando in se stesse una disponibilità totale alla volontà del Padre e operando per cambiare il mondo dal di dentro (cf. Giovanni Paolo II, Allocutio iis qui coetui Conferentiae Mundialis Institutorum Saecularium Romae habito affuere in Arce Gandulfi coram admissis habita, 28 agosto 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III/2 [1980] 468 ss.).

La promulgazione del nuovo Codice permetterà certamente questa migliore conoscenza, ma deve pure spingere i Pastori a favorire tra i fedeli una comprensione non approssimativa o accomodante, ma esatta e rispettosa delle caratteristiche qualificanti.

In tal modo si susciteranno risposte generose a questa difficile ma bella vocazione di “piena consacrazione a Dio e alle anime” (Primo feliciter, V): vocazione esigente, perché vi si risponde portando gli impegni battesimali alle più perfette conseguenze di radicalità evangelica, e anche perché questa vita evangelica deve essere incarnata nelle più diverse situazioni.

Infatti, la varietà dei doni affidati agli Istituti secolari esprime le varie finalità apostoliche, che abbracciano tutti i campi della vita umana e cristiana. Questa ricchezza pluralistica si manifesta anche nelle numerose spiritualità che animano gli Istituti secolari, con la diversità dei sacri vincoli, che caratterizzano diverse modalità nella pratica dei consigli evangelici e nelle grandi possibilità di inserimento in tutti gli ambienti della vita sociale. Giustamente il mio predecessore, il Papa Paolo VI, che tanto affetto dimostrò per gli Istituti secolari, diceva che, se essi “rimangono fedeli alla propria vocazione, saranno come il laboratorio sperimentale, nel quale la Chiesa verifica le modalità concrete dei suoi rapporti con il mondo” (Paolo VI, Allocutio iis qui coetui internationali Institutorum Saecularium interfuerunt habita, 25 agosto 1976: Insegnamenti di Paolo VI, XIV [1976] 676). Prestate, dunque, il vostro appoggio a tali Istituti, perché siano fedeli alla originalità dei loro carismi di fondazione riconosciuti dalla Gerarchia, e siate vigilanti per scoprire nei loro frutti l’insegnamento, che Dio vuole darci per la vita e l’azione di tutta la Chiesa.

4. Se ci sarà uno sviluppo e un rafforzamento degli Istituti secolari, anche le Chiese locali ne trarranno vantaggio.

Nella vostra assemblea plenaria questo aspetto è stato tenuto presente, anche perché vari Episcopati, con i suggerimenti dati in ordine alla vostra riunione, hanno indicato il rapporto tra Istituti secolari e Chiese locali come meritevole di approfondimento.

Pur nel rispetto delle loro caratteristiche, gli Istituti secolari devono comprendere e assumere le urgenze pastorali delle Chiese particolari, e confermare i loro membri a vivere con attenta partecipazione le speranze e le fatiche, i progetti e le inquietudini, le ricchezze spirituali e i limiti, in una parola: la comunione della loro Chiesa concreta. Deve essere un punto di maggiore riflessione per gli Istituti secolari, questo, così come deve essere una sollecitudine dei Pastori riconoscere e richiedere il loro apporto secondo la natura loro propria.

In particolare, incombe ai Pastori un’altra responsabilità: quella di offrire agli Istituti secolari tutta la ricchezza dottrinale, di cui hanno bisogno. Essi vogliono far parte del mondo e nobilitare le realtà temporali, ordinandole ed elevandole, perché tutto tenda a Cristo come a un capo (cf. Ef 1, 10). Perciò, si dia a questi Istituti tutta la ricchezza della dottrina cattolica sulla creazione, l’incarnazione e la redenzione, affinché possano fare propri i disegni sapienti e misteriosi di Dio sull’uomo, sulla storia e sul mondo.

5. Fratelli e figli carissimi! È con sentimento di vera stima e anche di vivo incoraggiamento per gli Istituti secolari che oggi ho colto l’occasione offertami da questo incontro per sottolineare alcuni aspetti da voi trattati nei giorni scorsi.

Auspico che la vostra assemblea plenaria raggiunga pienamente la finalità di offrire alla Chiesa una migliore informazione sugli Istituti secolari e di aiutare questi a vivere la loro vocazione in consapevolezza e fedeltà.

Quest’Anno Giubilare della Redenzione, che tutti chiama “a una rinnovata scoperta dell’amore di Dio che si dona” (Giovanni Paolo II, Aperite portas Redemptori, 8), a un rinnovato incontro con la bontà misericordiosa di Dio, sia in particolare per le persone consacrate anche un rinnovato e pressante invito a seguire “con maggior libertà” e “più da vicino” (Perfectae Caritatis, 1) il Maestro che le chiama per le vie del Vangelo.

E la vergine Maria sia per loro costante e sublime modello, e le guidi sempre con la sua materna protezione.

Con questi sentimenti, volentieri imparto a voi qui presenti, e agli iscritti negli Istituti secolari di tutto il mondo, la propiziatrice benedizione apostolica.

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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