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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CVI CAPITOLO GENERALE
DEL TERZ'ORDINE REGOLARE DI SAN FRANCESCO

Giovedì, 19 maggio 1983

 

Carissimi Padri del Terz’Ordine Regolare di san Francesco.

1. Mi è molto gradito ricevervi in occasione del CVI Capitolo generale dell’Ordine, riunito sia per eleggere il nuovo Ministro generale, sia per esaminare la situazione dell’Ordine nelle varie parti del mondo, dove il Signore vi chiama ad operare, per infondere alle vostre attività apostoliche un nuovo impulso di vitalità per il prossimo futuro e rivedere la vostra vita religiosa alla luce del carisma di fondazione.

Vi ringrazio per la vostra visita e vi saluto di cuore, tutti e ciascuno in particolare. Incoraggiandovi ad andare avanti a passo sempre più spedito, vi invito a tener vivi i cardini dell’ideale francescano, all’interno delle vostre comunità e nella Chiesa santa di Dio.

2. La vostra presenza qui, nella casa del Padre comune, mi ricorda la venuta di san Francesco, 773 anni fa, quando, dopo aver radunato i primi discepoli, dodici come il numero degli Apostoli, e redatta la prima Regola di vita, che aveva a base l’assoluta povertà e l’inesauribile carità, egli volle raggiungere Roma di persona per presentarla all’approvazione d’Innocenzo III.

La Regola del “Poverello” è imbevuta di spirito evangelico. Ed è questa la ragione fondamentale del fascino irresistibile esercitato attraverso i secoli dal Santo di Assisi; è questa la spiegazione di quel segreto che, dal primo ceppo dei dodici “Penitenti”, ha permesso la germinazione rigogliosa della grande e varia famiglia francescana, così benemerita nella storia della Chiesa a servizio del Popolo di Dio.

Il vostro Terz’Ordine, partendo dall’ispirazione carismatica del Serafico, si riallaccia a lui direttamente, soprattutto perché fu lo stesso Assisiate a promuoverlo, allo scopo di assicurare il necessario vigore all’osservanza della Terza Regola.

Ardore di carità, profondità nella difficile virtù dell’umiltà, gioia nella povertà. In altre parole: imitazione di Gesù, amore per i fratelli, spogliamento di se stesso, azione e contemplazione. Questi sono i principi genuini della spiritualità serafica che danno il frutto della perfetta letizia.

3. È stato ripetutamente ricordato dalla Sede Apostolica che le direttive riguardanti il rinnovamento della vita religiosa voluto dal Concilio Vaticano II sono prioritariamente indirizzate a ottenere una riforma di carattere interiore. Sarebbe vano lo sforzo degli Istituti religiosi per un aggiornamento di obiettivi o di metodologie se non fosse ispirato e accompagnato da approfondimento e rilancio di spiritualità.

Carissimi Padri, il mondo contemporaneo è assetato della Buona Novella.

Se la proclamazione del Giubileo straordinario, indetto a celebrare i millenovecentocinquant’anni dalla Redenzione, intende stimolare la generosità di tutto il Popolo di Dio per un incontro più personale e più vivo col suo Salvatore, tanto più questo traguardo si attende da parte delle anime consacrate. È la premessa indispensabile per l’opera divina dell’evangelizzazione del mondo.

Così la ricerca incessante delle fonti più autentiche della vostra storia, l’impegno per rivivificarle e riviverle, nello spirito del Vangelo, sul modello del grande santo di Assisi, diventano sostegno per il continuo sviluppo della Chiesa di Dio.

Con questo augurio imparto a voi e al vostro Ordine la propiziatrice benedizione apostolica.

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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