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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALL
E RELIGIOSE

Palazzo dello Sport (Milano)
Venerdì, 20 maggio 1983

 

Carissime Religiose di Milano e della Lombardia!

1. La mia visita in questa arcidiocesi, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale, ha una caratteristica ben qualificata e significativa: è un itinerario di testimonianza, di catechesi e di adorazione del Santissimo Sacramento dell’Altare. Non poteva perciò mancare un particolare incontro con voi, Religiose, che proprio a Cristo, presente nell’Eucaristia, siete consacrate e che vi siete preparate a questo grande avvenimento con intensa preghiera.

Vi saluto cordialmente e vi esprimo la mia riconoscenza e la mia stima per la vasta e accurata opera compiuta da voi e dalle vostre singole Congregazioni a servizio di questa Chiesa locale e della terra lombarda. Quanti frutti spirituali e anche sociali hanno prodotto il vostro amore a Cristo e ai fratelli! Una immensa schiera di anime consacrate di secolo in secolo ha sparso dappertutto bontà, amore, carità, sollievo, gioia, benessere, consolazione: i bambini sono stati accolti ed educati, i genitori aiutati e consigliati, i giovani amati e guidati, i malati curati e confortati, i poveri soccorsi e consolati, gli emarginati e gli smarriti sono stati amorevolmente ospitati e sistemati. Certamente, non si è potuto soccorrere ogni sofferenza ed eliminare ogni miseria; forse vi possono essere state mancanze e difetti: ma non si può non riconoscere lealmente l’immenso lavoro compiuto in questa terra con amore e con dedizione talvolta eroica dalle Religiose delle varie Congregazioni; da voi, che trovate forza e letizia, serenità e coraggio nell’intima unione con Gesù Eucaristico. Dovunque passa il vostro amore e il vostro sorriso, per grazia di Dio, fruttifica il bene! Di tutto questo ringraziamo insieme il Signore, che vi ha chiamate e scelte a tanta dignità e vi ha dato una missione così nobile e sempre valida; e nello stesso tempo preghiamolo che, anche per mezzo della vostra fervorosa testimonianza, doni alla Chiesa di oggi numerose e sante vocazioni, tanto necessarie per l’attuale società bisognosa soprattutto di amore, di comprensione, di misericordia e di speranza.

Il mio saluto diventa perciò auspicio ed esortazione ad essere sempre più ardenti nell’impegno della vostra santificazione e della carità fraterna, e si estende a tutte le Consorelle che non hanno potuto essere presenti all’incontro a motivo di impegni inderogabili e di salute, e va, con speciale affetto, alle numerose Claustrali, che, in continua preghiera e donazione, sono parte insostituibile e feconda della Chiesa e dello stesso organismo sociale.

2. L’importante avvenimento del Congresso Eucaristico che mi ha spinto a venire pellegrino in Lombardia mi suggerisce anche la raccomandazione che vi lascio stasera: la vostra spiritualità eucaristica sia sempre profondamente dogmatica.

Il dogma eucaristico afferma la presenza vera, reale, sostanziale di Cristo che si offre al Padre come sacrificio a nome nostro e si unisce intimamente a noi nella Comunione. Il Concilio Tridentino, richiamando e interpretando con autorità definitiva le parole espresse da Gesù sia nel discorso del Pane di Vita (cf. Gv 6) sia nell’Ultima Cena, così si esprimeva: “La Chiesa di Dio ebbe sempre questa fede: subito dopo la consacrazione, sotto le specie del pane e del vino c’è il vero Corpo di nostro Signore e il vero Sangue, unitamente alla sua anima e alla sua divinità. Il Corpo esiste sotto le specie del pane e il Sangue sotto le specie del vino in virtù delle parole della consacrazione. Il Corpo è sotto le specie del vino, il Sangue sotto la specie del pane e l’anima sotto tutte e due le specie in virtù di quella connessione e concomitanza naturale che tiene unite tutte le parti di Cristo Signore, che è risorto da morte per non più morire; infine la divinità si trova presente per la sua ammirabile unione ipostatica con il suo corpo e la sua anima. Pertanto è verissimo che tanto si contiene sotto una delle due specie quanto sotto tutte e due. Difatti, come Cristo è tutto intero sotto le specie del pane e sotto ogni parte della stessa specie, così è tutto intero sotto le specie del vino e sotto le sue parti” (Concilio Tridentino, Sess. XIII, 3).

Il Tridentino, poi, interpretando le affermazioni degli apostoli, della Lettera agli Ebrei e di tutta la Chiesa primitiva, afferma e spiega che l’Eucaristia è la “presenza sacrificale” di Cristo nel tempo, è cioè la rinnovazione del Sacrificio della Croce.

Il Concilio Vaticano II riafferma la stessa verità: “Ogni volta che il Sacrificio della Croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato (1 Cor 5, 7), viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della Redenzione” (Lumen Gentium, 3; cf. Sacrosanctum Concilium, 47).

3. Nutrite pertanto di verità dogmatiche la vostra spiritualità e la vostra catechesi! Leggete e meditate i grandi e fondamentali documenti dottrinali della Chiesa riguardanti l’Eucaristia, le encicliche, le esposizioni dei Maestri qualificati e autentici, le esperienze dei santi e dei mistici! Nessuna confusione o mistificazione ci può essere circa l’Eucaristia!

Diceva bene san Tommaso d’Aquino che la verità dell’Eucaristia “non si può apprendere con i sensi, ma solo con la fede, la quale si poggia sull’autorità di Dio” (S. Tommaso, Summa theologiae, III, 75, 1). E sant’Ambrogio, il grande Vescovo di Milano (334-397), scriveva: “Non senza un significato dici “Amen”, perché confessi ormai nel tuo spirito che tu ricevi il Corpo di Cristo. Perciò, quando ti accosti per farne richiesta, il sacerdote ti dice: “Il Corpo di Cristo”, e tu rispondi: “Amen”, cioè: “È vero”. L’intima persuasione custodisce ciò che la lingua confessa” (S. Ambrogio, De Sacramentis IV, 5, 25).

Il cristiano è convinto che come creatura deve pregare e adorare Dio, il Creatore e Signore dell’universo e della sua vita; ma illuminato dalla fede sa che la vera “adorazione” perfettamente valida, degna dell’infinita santità di Dio e della sua stessa personale intelligenza, è possibile solo mediante il Sacrificio della Messa, al quale ogni altra preghiera si collega: non si può vivere senza adorare e quindi non si può più vivere senza la Messa! Il cristiano sa che Gesù è presente in forma di “cibo” e di “bevanda”, perché si “è dato” totalmente agli uomini e vuole unirsi intimamente con noi, per fortificarci nella fede e nella volontà, per consolarci nelle tribolazioni, per trasformarci in lui, per infiammarci di amore verso tutte le creature. Solo dal dogma eucaristico, esattamente compreso e totalmente vissuto, provengono il vero significato dell’esistenza cristiana, la forza della vocazione religiosa, l’autentico impegno della trasformazione della società, l’illuminato senso dell’unità in Cristo, nella verità e nella carità.

Nella stessa opera sui Sacramenti, sant’Ambrogio scriveva: “Ricevi ogni giorno ciò che ogni giorno ti deve far bene! E vivi in modo di essere degno di riceverlo ogni giorno! . . . Chi è stato ferito, va a farsi curare. La nostra ferita è questa, che siamo sotto il peccato, e la medicina è il celeste e adorabile sacramento” (Ivi, V, 4, 25).

4. L’Eucaristia, e cioè la Santa Messa e la Santa Comunione, sia veramente il centro affettivo e dinamico della vostra vita consacrata e di ogni vostra Comunità in modo che sempre risplendano in voi le virtù stesse del Cristo: la fortezza, la pazienza, la bontà, la generosità, la donazione totale, la letizia soprannaturale. Tutto questo talvolta significa eroico e continuato sacrificio! Ma significa anche sentire sempre più il bisogno dell’Eucaristia e la nostalgia del cielo. Santa Teresa di Gesù così scriveva nel “Cammino di perfezione” (c. XXXIV, 2): “L’anima che desidera intensamente nutrirsi di questo cibo, troverà nel Santissimo Sacramento diletto spirituale e consolazione, e appena avrà incominciato a gustarne, non vi saranno più prove, persecuzioni o travagli che non possa sopportare con tutta facilità” (S. Teresa di Gesù, Cammino di Perfezione, c. XXXIV, 2).

Carissime! Vi sia vicina e vi sostenga la Vergine santissima. Sia essa, come esorta sant’Ambrogio, il “modello della vostra vita” (S. Ambrogio, De virginibus 1, II, 2, 6).

In una delle apparizioni a santa Caterina Labouré, la Madonna disse alla giovane suora, intimorita per la grandezza e le difficoltà della missione che le era stata affidata: “È qui, ai piedi del Tabernacolo, che devi cercare forza e consolazione!”. Le stesse parole la Madre celeste rivolge ad ognuna di voi! Con l’Eucaristia, presso il Tabernacolo, siate suore sante e intrepide, oggi e per tutta la vostra vita!

Con questo augurio, vi imparto di cuore la mia benedizione apostolica.  

Impartita la benedizione, il Santo Padre ha aggiunto:

Voglio dirvi ancora che vi vedo molto volentieri in questo ambiente che serve, certamente, a scopi sportivi. Vediamo allora che ci sono anche delle religiose sportive. Sappiamo bene come san Paolo abbia paragonato gli esercizi fisici, sportivi, con gli esercizi spirituali e con la vocazione spirituale che vi è propria.

Ecco, avete scelto molto bene l’ambiente per incontrare il Papa. Tante grazie per questo incontro e per questo argomento che riguarda il numero. Devo dire che molte volte incontro le religiose. Gruppi diversi vengono per partecipare alla mia Messa mattutina, e poi domando loro quante sono, non nel gruppo, ma quante sono nella Congregazione. E quando loro rispondono per esempio che sono trecento, io faccio finta di non aver capito e domando: voi siete trecentomila? Qualche volta si può esagerare. Ma, finalmente, lasciamo alla Provvidenza, alla grazia del Signore anche il numero delle vocazioni. Speriamo che quel numero sia sempre sufficiente per promuovere la causa del Regno di Dio in questo mondo. Speriamo.

Vi auguro di essere sportive e, poi, di essere numerose e, poi, di essere gioiose. Mi raccomando alle vostre preghiere, specialmente alle preghiere delle suore che soffrono e che si trovano qui nella prima fila. Sia lodato Gesù Cristo”.

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 
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