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VISITA PASTORALE IN LOMBARDIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II AI DEGENTI DEL POLICLINICO DI MILANO
Domenica, 22
maggio 1983
Nel programma d’incontri nella mia visita a Milano, non doveva mancare una
sosta al Policlinico della città, per esprimere a ciascuno di voi, carissimi
infermi, la mia affettuosa solidarietà e per dirvi una parola di incoraggiamento
e di speranza.
Rivolgo poi un rispettoso saluto ai dirigenti, ai loro aiuti ed assistenti,
come pure agli altri medici, ai paramedici, alle infermiere e infermieri che vi
svolgono la loro benefica attività; ai cappellani, alle religiose Suore della
Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa per il loro impegno di
assistenza e di generosa dedizione ai compiti ad essi assegnati.
Estendo il mio saluto a tutti gli Ospedali e Cliniche di Milano, assicurando
medici e ricoverati che sono loro vicino con particolare intensità di sentimento
e che la mia visita al Policlinico mi porta col pensiero anche a ciascuno di
loro.
Tra le centinaia di migliaia di persone che ho potuto vedere durante queste
meravigliose giornate, voi, carissimi ammalati, costituite la parte eletta e
siete, pertanto, i più vicini al mio cuore. Esprimo l’augurio che le cure a voi
apprestate non solo valgano ad alleviare i vostri dolori fisici, ma vi aiutino
altresì a recuperare presto la piena salute. Vorrei tuttavia ricordare che anche
la malattia, per chi sa accettarla con fede e sopportarla con amore, porta con
sé un bene prezioso: essa vi unisce misticamente all’“Uomo dei dolori”, divenuto
tale “per noi e per la nostra salvezza”. Questa unione a Cristo Redentore vi fa
oggetto della sua predilezione, e vi offre la risposta ai vostri inquietanti
problemi connessi col mistero del dolore fisico e morale. In tale illuminante
realtà, ecco il sollievo che non illude: fratelli di Cristo sofferente, ne siete
la trasparente immagine: non solo non è inutile la vostra forzata degenza, ma
per effetto della docilità alle prove permesse dal Padre celeste, i vostri
disagi e le vostre umiliazioni divengono strumento di salvezza per il mondo. E
come lo siete per Gesù, siete i fratelli e le sorelle più amati da colui che vi
parla. So, infatti, di poter fare assegnamento sull’offerta dei vostri sacrifici
e delle preghiere propiziatrici per il bene delle anime, come anche per
l’assolvimento del mio universale ministero.
Voglio corrispondere a tanta vostra bontà, assicurandovi la mia costante
vicinanza spirituale, supplicando Gesù Eucaristia, nel divin Sacrificio della
Messa, affinché effonda su di voi l’abbondanza delle sue consolazioni.
La mia cordiale riconoscenza e stima si estendono a quanti, come il buon
Samaritano del Vangelo, hanno merito nell’accogliervi e nell’assistervi, non
badando alle peculiari difficoltà del servizio; e formo l’auspicio che al
progresso scientifico e tecnologico dei docenti e degli operatori sanitari, a
cui sono connessi l’incremento e il perfezionamento di questa Facoltà
universitaria, si accompagni costantemente la vigile coscienza dell’alta
missione di proteggere fin dal concepimento la vita umana creata da Dio, redenta
da Cristo e destinata alla visione, al godimento e al possesso della verità
infinita.
L’apostolica benedizione, che ora affettuosamente v’imparto, attiri sempre su
di voi tutti, sui vostri cari e su quanti vi stanno a cuore, i doni eletti del
Signore, pegno e riflesso della sua compiacenza.
© Copyright 1983 - Libreria Editrice
Vaticana
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