Monsignor Presidente,
Cari Sacerdoti dell'Accademia Ecclesiastica,
1. La gioia di questo incontro, che si rinnova fedelmente ogni
anno, assume questa volta un timbro ed un'intensità particolari. Esso, infatti,
avviene nella vostra Casa, nella sede di questo esimio Istituto che in tanti
anni dalla sua fondazione ha preparato Sacerdoti idonei al servizio della Santa
Sede, sia nella Segreteria di Stato, sia nelle rappresentanze Pontificie,
disseminate nelle diverse Nazioni del mondo.
Al vostro desiderio di ricevere dal Papa, alla fine dell'anno
accademico, una parola di incoraggiamento e di direttiva, ho voluto corrispondere
con la mia visita, anche per sottolineare la cordialità dell'incontro e poter
meglio intuire, al di là dei vostri volti giovanili, il vostro determinato
proposito di consacrare la vita con serio impegno, alla causa di Cristo e della
Chiesa.
Mi è caro rivolgere, anzitutto, un particolare pensiero di
saluto e di gratitudine al Presidente, Monsignor Cesare Zacchi. Sono lieto
inoltre di vedervi numerosi e so che alcuni di voi sono in procinto di lasciare
Roma, centro della cattolicità, a cui dovrà continuamente fare riferimento il
vostro servizio per raggiungere le Rappresentanze ove iniziare il nuovo lavoro.
A questi cari Sacerdoti in partenza va il mio augurio sincero di un apostolato
fecondo e benedetto.
2. In questo incontro familiare, non è mio intendimento
ricordare il passato illustre di questa Accademia, né delineare di essa la
compiuta fisionomia nel contesto delle molteplici scuole superiori
ecclesiastiche. Tuttavia, non posso tralasciare di far cenno alle finalità ed
all'importanza della Istituzione di cui fate parte.
Essa vuol essere ed è realmente un cenacolo di preghiera, di
studio, di riflessione, dove sia facile per voi approfondire sempre più il
valore della vostra vocazione sacerdotale ed il senso di quel servizio speciale
a cui siete destinati. La diplomazia ecclesiastica ha lo scopo, come ogni altro
ministero sacerdotale, di estendere il Regno di Cristo, di servire la Chiesa e
quindi il vero bene soprannaturale e terreno dell'uomo.
Pensando appunto alla natura del vostro servizio, mi si presenta
dinanzi la gigantesca figura del Papa Gregorio VII, di cui abbiamo celebrato la
festa liturgica, alcuni giorni or sono. Prima della sua elezione alla Cattedra
di Pietro, egli rese segnalati servizi ai Pontefici suoi predecessori, con
ambasciate presso popoli e sovrani, per assecondare l'opera di riforma della
Chiesa e di autonomia da poteri esterni, opera che egli stesso continuò poi
strenuamente per dodici anni, una volta divenuto Papa.
È significativo al riguardo degli intendimenti che
presiedettero al disegno apostolico di quel grande Pontefice, quanto egli
scrisse alla cristianità dal suo esilio di Salerno: « Summopere procuravi ut
Sancta Ecclesia, sponsa Dei, domina et mater nostra, ad proprium rediens decus,
libera et casta et catholica permaneret» (PL 148, 709). Sono parole ben note
che hanno tutto il vigore di un messaggio-testamento. Con esse, Gregorio VII
attesta di non aver avuto altro scopo nell'esercizio del suo ministero che di
servire la Chiesa, di renderla sempre più perfetta nei suoi uomini e nelle sue
strutture, di dilatarne la missione nel mondo intero.
3. Cari Sacerdoti, ho voluto prendere ispirazione da un ideale
tanto eccelso, ripresentato in questi giorni dalla Sacra Liturgia, per stimolare
ogni vostra energia nel compito di promuovere la missione salvifica della
Chiesa, realizzando anzitutto in voi stessi, che ne siete membri privilegiati,
una sempre maggiore libertà interiore, evocando al tempo stesso un anelito
profondo di perfezione personale ed insieme l'ansia vivissima del missionario.
Si tratta di entrare sempre più a fondo nel Mistero della
Chiesa, nella ricchezza di quella vita soprannaturale di cui essa è
dispensatrice, nel suo ministero destinato alla salvezza integrale dell'uomo.
Ogni uomo costituisce il cammino della Chiesa, e con ogni uomo di buona volontà
essa vuole intraprendere un dialogo franco e sincero per renderlo consapevole
della sua dignità di figlio di Dio, redento da Cristo, fratello tra fratelli
nel suo Corpo Mistico.
4. Voi avete potuto seguire corsi specializzati di cultura
teologica, canonica e sociologica; avete esercitato il ministero attivo e
responsabile nelle parrocchie delle vostre Diocesi e in Roma; avete frequentato
varie categorie di persone; conoscete insomma largamente quale è l'attesa della
società moderna e quali sono le esigenze del mondo attuale circa la Chiesa e la
fede cristiana.
Indubbiamente, l'uomo di oggi avverte l'ansia religiosa ed ha
bisogno di chiarezza circa le verità trascendenti ed eterne; percepisce inoltre
sempre più che né la scienza con le sue conquiste, né il progresso sociale
col suo benessere possono soddisfare l'anelito di felicità e di pace che lo
agita.
Ecco, allora, delinearsi in modo luminoso la missione del
sacerdote cattolico: egli con la sua parola, il suo esempio ed il suo ministero
deve portare la risposta alla domanda che travaglia l'uomo; sviluppare questa
propensione religiosa in incontro personale con Dio, con Cristo e con la Chiesa;
far sentire e far capire che per la «sete» di verità, di innocenza, di
salvezza e di pace, esiste «l'acqua viva» della rivelazione, della grazia, del
perdono, dell'amore divino.
In tale sublime prospettiva, anche la «diplomazia» è
apostolato!
5. Nello svolgimento di un lavoro cosi esaltante, voi non siete
soli, ma siete con Gesù ed a lui uniti come il tralcio alla vite (Cfr. Gv. 15,
2). Partecipate della sua missione, la quale otterrà in voi la pienezza dei
frutti, se rimarrete nel suo amore (Cfr. ibid. 15, 9), cioè, fedeli alla sua
chiamata. La vostra vocazione, infatti, è sua iniziativa: egli vi ha scelti
perché portiate frutto e perché il vostro frutto rimanga (Cfr. ibid. 15, 16).
A questo scopo, Gesù vi ha aperto il suo cuore, come a veri amici ed attende da
voi una risposta umile, ubbidiente, fedele.
Vi seguo tutti con particolare cura sia in questo periodo tanto
prezioso della vostra formazione, sia nei vostri primi passi al servizio della
Sede Apostolica, chiedendo al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, in questa
vigilia della festa della Trinità Santissima, la pienezza confortante dei doni
celesti. A Maria, Madre della Chiesa e Madre dei Sacerdoti, venerata dagli
Alunni dell'Accademia sotto il titolo di «Madonna del Buon Consiglio» e perciò
particolarmente invocata quale «Virgo Prudentissima», «Speculum Iustitiae»,
«Sedes Sapientiae» affido il terreno delle anime vostre. Ella sappia trarre da
esso, mediante la vostra docile corrispondenza, abbondanti frutti di santità e
di giustizia, di illuminata sapienza e di prudente operosità, per il decoro
della Sede Apostolica e per il bene delle anime.
Di gran cuore, tutti vi benedico.
*Insegnamenti di
Giovanni Paolo II, vol. VI, 1, p.1386-1389.
L'Osservatore Romano 31.5. 1983 p.3.
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