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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI GIUNTI PER LA BEATIFICAZIONE
DI SUOR MARIA DI GESÙ CROCIFISSO

Lunedì, 14 novembre 1983

 

Beatitudine,
Cari fratelli e sorelle,

1. La beatificazione di suor Maria di Gesù Crocifisso, che vi ha riunito a Roma da tutti i Paesi del Medio Oriente, è sicuramente stata per voi tutti un grande momento di gioia, una sorgente di conforto, un invito al coraggio.

Non è una gioia passeggera: è una fonte di grazie che rimane sempre aperta. La Chiesa che è a Roma ha partecipato a questa gioia e, oso dire, anche l’intera Chiesa universale, guardando con emozione questo piccolo fiore della Terra Santa pervenuto in poco tempo alla pienezza della vita mistica, alla santità. Sono felice di ritrovarmi questa mattina in mezzo a voi, per salutarvi con tutto il mio affetto, per conversare con voi, come in famiglia, meditando ancora sul senso di questa beatificazione, per raccoglierne i frutti.

La vita e le virtù di Mariam Baouardy vi sono ora sufficientemente note e io le ho ricordate nella solenne liturgia di ieri. Ma è per noi cosa molto buona sottolineare questa mattina fino a che punto questa “piccola araba” sia stata una testimone privilegiata di Gesù, di amore per la Chiesa, di azione per la pace. E voi potete così comprendere ancora meglio il valore che la Chiesa attribuisce alle vostre comunità cristiane in Terra Santa e attorno alla Terra Santa.

2. Mariam è il frutto di questa Terra Santa. In lei, tutto ci parla di Gesù. E innanzitutto i luoghi in cui ha vissuto: Nazaret, presso la quale è nata, Betlemme ove ha consumato il suo sacrificio, il monte Carmelo, simbolo della vita di preghiera solitaria che ha costituito il metodo della sua vita religiosa. Ma soprattutto ella ci avvicina al Calvario, poiché non ha mai cessato di portare nella sua vita la croce di Gesù, scegliendo il suo nome di crocifisso. Le beatitudini trovano in lei il loro compimento. Vedendola, si crede di sentire Gesù dirci: beati i poveri, beati gli umili, beati coloro che non desiderano che servire, beati i miti, beati coloro che fanno la pace, beati coloro che sono perseguitati. Tutta la sua vita traduce un’eccezionale familiarità con Dio, l’amore fraterno per gli altri, la gioia, che sono i segni evangelici per eccellenza.

3. Suor Maria di Gesù Crocifisso si mostra allo stesso tempo una figlia senza paragoni della Chiesa. Riflette i differenti volti della Chiesa: la Chiesa greco-melkita nella quale ella è stata battezzata e allevata; la Chiesa latina ove è stata iniziata alla vita carmelitana. Fuori dal suo Paese natale, si è inserita nelle comunità cristiane del Libano, dell’Egitto, della Francia, dell’India. Ha condiviso l’ardore missionario della Chiesa, la sua sete di unità, l’attaccamento ai suoi Pastori e in particolare al Pontefice romano Pio IX. Perché la Chiesa deve essere una nella diversità e nella ricchezza delle lingue, delle culture e dei riti.

4. Infine, ella che è stata spesso maltrattata dagli avvenimenti e dalle persone, non ha mai smesso di seminare la pace, di avvicinare i cuori. Si considerava la “piccola sorella di tutti”. Come è prezioso il suo esempio nel nostro mondo lacerato, diviso, che facilmente affonda nell’ingiustizia e nell’odio, senza tener conto del diritto che gli altri hanno a un’esistenza degna e serena!

5. Ecco, cari amici, colei che ora intercede per noi presso Gesù. Oggi, nei diversi Paesi del Medio Oriente, voi vivete in una situazione di pace molto fragile e talvolta anche in guerra. Ciò costituisce una grande miseria per tutti gli abitanti di questa regione, e il mondo intero si preoccupa della loro sorte, senza arrivare ad aiutarli in maniera efficace nel rispetto della loro libertà. Non voglio questa mattina affrontare gli aspetti politici del problema. Ma a voi, cattolici greco-melkiti, latini o di altri riti che condividete le prove di tutti i vostri compatrioti, cristiani, ebrei o musulmani, io ripeto la sollecitudine della Chiesa, e i suoi fervidi incoraggiamenti. Come ai tempi in cui san Paolo patrocinava la causa dei “santi di Gerusalemme”, la Chiesa intera deve sostenervi. È un dovere di amore fraterno verso di voi. È una necessità per la vita, la testimonianza e l’onore di tutti i cristiani. Perché, per quanto siano importanti in Terra Santa le vestigia dell’epoca di Gesù, i ricordi storici, i monumenti dell’arte sacra che le comunità cristiane hanno edificato o ricostruito nel corso dei secoli, ciò che più importa è che risplenda la Chiesa viva, il Tempio che è fatto di membra del Corpo di Cristo, che è testimone anche oggi della fede, della preghiera e dell’amore, secondo il messaggio di Gesù di Nazaret, o piuttosto che assicura la stessa presenza di Cristo Gesù, morto e risorto.

6. È il vostro onore. E io vi incoraggio a conservare e a manifestare il vostro indefettibile attaccamento a questa terra che è la vostra, ove avete le vostre radici, come Mariam Baouardy che vi è ritornata per fondarvi un Carmelo a Betlemme e progettarne un altro a Nazaret. Questo porta con sé un’esigenza particolare, evangelica. Voi dovete essere prima di tutto degli artefici di pace, animati da sentimenti di apertura, di stima, di amore, di perdono, di riconciliazione verso tutti gli uomini che sono anch’essi legati a questa terra, cristiani, ebrei e musulmani. In questo Paese, non dimenticatelo mai, voi rappresentate Gesù e il suo amore universale.

La beata Maria di Gesù Crocifisso vi accompagni su questo difficile cammino! La santissima Vergine Maria, Madre di Gesù, vi aiuti a diventare ogni giorno di più discepoli del suo divin Figlio! E Dio Onnipotente vi benedica, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi mantenga nella pace, permetta a ciascuna delle vostre Patrie di trovare la via della vera pace, e aiuti ciascuna delle vostre comunità cristiane, greco-melkita e latina - di cui io saluto con gioia il Patriarca e i Vescovi - a diffondere il dono di Dio che è stato loro affidato!

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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