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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL XV CAPITOLO GENERALE DEI PALLOTTINI

Giovedì, 17 novembre 1983

 

Carissimi fratelli in Cristo!

1. Il mio animo si apre al più cordiale saluto nell’accogliere in voi i qualificati rappresentanti della Società dell’apostolato cattolico, nata dal cuore di san Vincenzo Pallotti, prete romano e araldo infaticabile del Vangelo di Cristo. Vi ringrazio per la vostra visita in questo Anno Giubilare della Redenzione. Ringrazio, in particolare, il nuovo Superiore generale, Padre Martin Juritsch, per le cordiali espressioni, con le quali ha introdotto questo incontro familiare, e, in pari tempo, gli rivolgo fervidi auguri per il successo nel delicato e grave compito, a cui è stato chiamato nel corso del vostro Capitolo generale, che vi ha riuniti dalle 10 Province e 7 Regioni, sparse nei cinque continenti.

2. So che durante i vostri lavori avete affrontato le questioni riguardanti l’apostolato nella Chiesa di oggi e di domani; vi siete chiesti come realizzare gli intenti del Pallotti, che fece dell’apostolato cattolico la ragione della sua vita e del suo zelo sacerdotale, tanto da essere definito dal mio predecessore, Pio XI, “antesignano dell’Azione Cattolica”. Vi siete interrogati anche su quale sia il contributo specifico che la vostra “Società” deve prestare alla Chiesa nella sua opera di animazione cristiana del mondo contemporaneo. Per dare un’espressione articolata e compiuta a queste ed altre istanze, che salgono dalle vostre file, voi avete redatto un documento di lavoro, nel quale riaffermate la precisa volontà di impegnarvi con maggiore vigore, affinché gli insegnamenti del Concilio Vaticano II sull’apostolato dei laici diventino patrimonio comune di tutti i fedeli, in modo che essi possano raggiungere una fede matura e operante, siano animati da vero spirito cristiano e messi in grado di svolgere, a loro volta, un apostolato capillare negli ambienti in cui si trovano.

3. Mi compiaccio vivamente per questo impegno che intendete assumere per rispondere sempre più generosamente alle esigenze della Chiesa nello spirito del vostro venerato Fondatore, il quale concepì il suo Istituto “come una tromba evangelica che chiama tutti, che invita tutti, che risveglia lo zelo e la carità di tutti i fedeli di ogni stato, grado e condizione, affinché come è istituito da Gesù Cristo nella sua Chiesa e affinché, in proporzione dei vari bisogni della stessa Chiesa di Gesù Cristo, in tutti i tempi presenti e futuri, tutti efficacemente e costantemente cooperino alle imprese evangeliche dell’apostolato cattolico” (San Vincenzo Pallotti, Opere Complete, I, p. 4).

Alla luce di queste parole programmatiche, voi intendete costruire un ponte tra il clero e il laicato per ridare vita a quella forma di apostolato che associa i fedeli all’opera di evangelizzazione e di santificazione che la Chiesa tutta intera, nel suo capo e nelle sue membra, è chiamata a svolgere nel mondo di oggi e di domani. I laici, infatti, se stimolati e resi consapevoli del loro ruolo imprescindibile, possono svolgere in seno alla Chiesa una preziosa opera, la quale non si giustifica solo dalla necessità di arrivare là dove il sacerdote non riesce a giungere, ma anche e direi soprattutto dal fatto che essi, come cristiani, hanno il dovere di confessare la propria fede e di annunciare la propria speranza. In questo il vostro indirizzo è in perfetta consonanza con le indicazioni del Concilio, il quale nel Decreto sull’apostolato dei laici afferma testualmente: “I fedeli esercitano il loro apostolato in spirito di unità. Siano apostoli tanto nelle proprie comunità familiari, quanto in quelle parrocchiali e diocesane, che già sono esse stesse espressione dell’indole comunitaria dell’apostolato, e in quelle libere istituzioni nelle quali si vorranno riunire” (Apostolicam Actuositatem, 18). Ma perché i laici possano adempiere fruttuosamente questa missione, occorre che abbiano una solida formazione umana e cristiana e imparino a vedere, giudicare e agire alla luce della fede. A tale fine il medesimo Decreto raccomanda che “i sacerdoti nella catechesi e nel ministero della parola, nella direzione delle anime, come negli altri ministeri pastorali, abbiano dinanzi agli occhi la formazione all’apostolato” (Ivi, 30).

4. È appunto questo il compito a cui, carissimi Padri Capitolari, vi chiama il vostro Fondatore e su cui la Chiesa fa grande assegnamento. Ma per corrispondere degnamente a queste attese, è necessario che sappiate trarre ispirazione, energia e forza dal vostro carisma originale, il quale è profondamente segnato dalla contemplazione e dall’azione, dalla preghiera e dalla predicazione. Sarete autentici figli di san Vincenzo Pallotti, e quindi testimoni attendibili del Cristo, solo se la vostra vita religiosa sarà vissuta in modo esemplare: esemplare nello stile, quale la vostra regola ha saputo delineare; esemplare nella religiosità, che fa anteporre a tutto l’amore di Cristo; esemplare nell’adesione alla Chiesa, che il vostro Fondatore amò come vera madre.

Auspico che dalle deliberazioni del Capitolo generale la vostra Congregazione attinga nuovo vigore e nuova forza per tradurre in pratica i propositi che saranno formulati. Ritornando fra i vostri confratelli, dite che tutti li porto nel cuore e li ringrazio per l’aiuto che danno all’opera della Chiesa nel mondo; tutti li esorto a vivere a fondo la propria vocazione. Scenda, a conferma di questi voti, la benedizione apostolica, che ora imparto a voi e a tutti i membri del vostro Istituto.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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