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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DI PORTORICO
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Giovedì, 24 novembre 1983

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Attraverso le vostre relazioni quinquennali e i colloqui che ho avuto con ciascuno di voi, ho potuto familiarizzarmi con i problemi che dovete affrontare nello svolgimento della grave funzione di Pastori delle vostre Chiese locali. Ho provato anche la soddisfazione di sapere che, nonostante le difficoltà dovute alla mancanza di personale e di mezzi materiali sufficienti, avete ottenuto, con l’aiuto di Dio, frutti apprezzabili di santificazione per il bene delle anime che vi sono state affidate.

A quasi cinque secoli dall’inizio dell’evangelizzazione della vostra isola, con gioia profonda ricevo collettivamente i successori del primo Vescovo giunto in terra americana, don Alonso Manso. L’ininterrotta opera di evangelizzazione cominciata da quell’illustre Prelato è oggi a voi affidata, figli tutti di Portorico. E mi dà gioia sapere che lo stesso spirito di uomo di Chiesa del primo Vescovo, si è mantenuto vivo in voi, posti dallo Spirito Santo a reggere questa Chiesa a me tanto cara.

In questo incontro fraterno, desidero segnalarvi alcuni temi che considero particolarmente importanti e degni di una riflessione speciale.

2. Il primo di essi si riferisce alla famiglia. Il Sinodo dedicato a questo tema e la mia enciclica apostolica Familiaris Consortio non sono passati inavvertiti a Portorico: e l’interesse dimostrato verso questo documento da voi e dai vostri collaboratori, concretizzato in predicazioni, corsi di studio, ritiri, incontri e altre iniziative dirette a fortificare l’istituzione familiare, produrrà senza dubbio ottimi frutti che ora non è possibile stabilire.

Desidero chiedervi di comunicare ai vostri collaboratori: sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi, religiose e laici impegnati, la gioia che provo come Pastore di tutta la Chiesa di fronte a questa generosa accoglienza del Magistero pontificio.

Sono cosciente che le forze private e pubbliche che, in Portorico, agiscono contro la famiglia sono poderose e altamente distruttive. I vostri predecessori e voi stessi avete dovuto affrontare per più di ottant’anni la realtà del matrimonio civile e del divorzio, con l’inevitabile sviluppo di una mentalità divorzista. Nella vostra isola è stato promosso il controllo della natalità mediante l’uso di metodi immorali, tra i quali è stata inclusa la sterilizzazione diretta, da circa cinquant’anni. L’aborto legalizzato è una realtà di poco più di dieci anni.

Tuttavia, l’insegnamento del Magistero ecclesiastico non è stato ancora indebolito né deformato per adattare la morale alla cosiddetta “mentalità dell’uomo moderno”, come dimostrano i documenti emanati dalla vostra Conferenza episcopale e dai singoli Vescovi.

Vi esorto, poi, a continuare ad impartire, senza indugi né dissimulazioni, l’insegnamento della Chiesa sulla famiglia, nucleo di particolare importanza per la società civile ed ecclesiale. A questo proposito, non tralasciate di diffondere in tutta la loro ricchezza ed estensione gli insegnamenti del mio predecessore Paolo VI, contenuti nell’enciclica Humanae Vitae. Incoraggiate i vostri sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi, religiose e laici con particolari qualità di spirito e di impegno, perché vi aiutino a creare un ambiente di profondo rispetto e stima per la santità della famiglia.

3. Anche le vocazioni meritano una speciale attenzione. Ho potuto osservare con gioia un progresso in questo campo, che si riflette nell’aumento degli alunni nei vostri seminari diocesani e nelle case di formazione religiosa, così come di aspiranti ad altre modalità di vita consacrata.

Non è superfluo ricordare che il sacerdozio ministeriale è indispensabile per la vita della Chiesa e che la vita consacrata è stata e sarà un arricchimento irrinunciabile per la sua vitalità, con tutta la sua estesa gamma di carismi.

So che voi mostrate attenzione alla promozione delle vocazioni sacerdotali, diaconali e alla vita consacrata. Non posso fare a meno inoltre di manifestare vivo compiacimento per i dialoghi e gli incontri, che la vostra Conferenza ha istituito con i religiosi, per studiare congiuntamente documenti di interesse comune, come il documento Mutuae Relationes. Vi esorto a continuare questi dialoghi e incontri, al fine di ottenere una collaborazione generosa e sovrannaturalmente motivata, che convogli tutta questa ricchezza di carismi all’edificazione del Popolo di Dio.

So anche che ciascuno di voi ha cercato di rendere disponibile, anche se parzialmente, un sacerdote che promuova le vocazioni nelle vostre diocesi. Lodo e benedico quest’opera importante. Ciononostante dovrete infondere nel vostro clero l’idea che i parroci debbono essere i promotori più efficaci delle vocazioni, per il frequente contatto che hanno con i giovani e perché essi vedano concretizzato l’ideale sacerdotale nei presbiteri coi quali si incontrano nelle loro parrocchie (cf. Presbyterorum Ordinis, 11).

4. La formazione permanente del clero e la sua vita di preghiera è un altro punto sul quale desidero intrattenermi brevemente con voi, poiché i sacerdoti sono chiamati ad un costante esercizio del ministero della Parola e dell’amministrazione dei Sacramenti, a dare ragione della loro fede e della loro speranza, e a guidare le anime per condurle lungo sicuri cammini di edificazione. Infatti, i sacerdoti più fedeli hanno posto sempre molto impegno nello studio delle coscienze ecclesiastiche e nell’acquisizione di quel bagaglio di conoscenze che rendono capaci di penetrare nelle profondità dell’anima umana.

La diffusione del sapere di cui siamo testimoni ai nostri giorni può influenzare negativamente i sacerdoti, portandoli a pensare o che un’elevata formazione culturale non è alla loro portata o che devono lasciare il servizio pastorale per dedicarsi allo studio. La soluzione sta in un giusto mezzo e in una scelta di priorità. In fin dei conti ci si aspetta dal sacerdote che sia innanzitutto maestro di fede. È in questo campo che i fedeli si augurano una speciale competenza professionale dei loro sacerdoti ed è in questo campo che il sacerdote è chiamato a possederla.

Vi esorto perciò a che provvediate ai mezzi necessari, perché i vostri sacerdoti approfondiscano la loro conoscenza della Parola di Dio e acquisiscano quell’adeguato bagaglio di conoscenze non sacre che permetta loro di essere fedeli trasmettitori del messaggio salvifico e sicuri direttori spirituali. A sua volta, il vostro clero dovrà rispondere con prontezza e zelo, facendo uso dei mezzi che mettete a sua disposizione, non per mero desiderio di ostentare il sapere, ma come necessità vitale del proprio sacerdozio.

Le periodiche conferenze per il clero sono sempre state un poderoso mezzo per aggiornare i sacerdoti nelle conoscenze necessarie per il degno ed efficace esercizio della loro azione pastorale e per raggiungere un’unità di dottrina e disciplina nella Chiesa locale, sotto la presidenza del Vescovo diocesano. Niente indica che oggi questo strumento abbia perso la sua attualità e la sua efficacia.

Inoltre, il sacerdote dev’essere uomo di preghiera. Il suo Battesimo lo richiede, lo esige il suo ministero, lo sperano i fedeli che sostengono i loro sacerdoti affinché preghino per loro. Sono cosciente che le grandi richieste che si fanno al tempo e alle forze del sacerdote costituiscono una terribile tentazione - nella quale sono caduti molti, purtroppo - di abbandonare la preghiera in favore di ministeri di secondaria importanza o di uno sterile attivismo.

Esortate, poi, i vostri sacerdoti a crescere nella loro vita di preghiera, assicurando loro che ciò non solo non diminuirà la loro efficacia pastorale, ma che, al contrario, renderà più fecondo il loro ministero (cf. Presbyterorum Ordinis, 13.18).

5. Le scuole cattoliche sono un altro importante ambito in cui si esercita la vostra sollecitudine pastorale. Con grandi sforzi e contando solo sui contributi economici dei padri di famiglia, avete mantenuto centri educativi cattolici a livello primario, secondario e superiore. Sebbene siano pochi in rapporto a quelli diretti dallo Stato, essi costituiscono un luogo privilegiato di integrazione della fede con le conoscenze umane.

Nelle norme del nuovo Codice di Diritto canonico troverete un sostegno al vostro impegno in favore delle scuole cattoliche, non solo per continuare a rendere operanti e a migliorare quelle già esistenti, ma anche per aprirne, per quanto possibile, ove non ve ne sono, e anche affinché i vostri collaboratori in questo campo e i padri di famiglia conoscano la vera posizione della Chiesa a riguardo del valore singolare di questi centri di insegnamento nella vita della Chiesa.

Prego il Signore affinché i vostri sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi, religiose e laici professionalmente competenti, mostrino la necessaria disponibilità e fedeltà senza riserve al Magistero, perché i vostri centri e quelli che riconoscete come cattolici siano luoghi di formazione, veri strumenti di quella integrazione morale ed evangelica che la Chiesa ricerca.

Lo spirito di cattolicità genuina che anima la vostra Università Cattolica è motivo di gioia per il Papa. So che ciò è stato ed è il risultato di una ricerca istituzionale sincera, continuata lungo gli anni, finalizzata a conoscere gli orientamenti pontifici espressi nelle direttive del competente Organismo di governo e di un’autentica volontà di realizzarla.

Approfitto di questa occasione per invitarvi a continuare a migliorarla e a renderla strumento ancora più efficace di evangelizzazione nel mondo professionale e intellettuale, senza trascurare il processo mai interrotto di evangelizzazione interna senza la quale non è possibile ottenere la prima.

Tra i risultati della vostra Università ve ne sono due che considero meritevoli di essere espressamente menzionati e che sono in piena consonanza con il suo carattere di Università Cattolica. Mi riferisco al dialogo interdisciplinare tante volte raccomandato e che lì è una realtà e all’Istituto di Dottrina sociale della Chiesa.

6. Cari fratelli, tornando alle vostre diocesi incontrerete gli stessi problemi che pesano su ogni Pastore che è veramente tale. Conosco le difficoltà che dovete superare ogni giorno per compiere adeguatamente il vostro triplice ufficio di predicare, santificare e guidare. Sapete, perciò, che il Papa vi tiene molto presenti nelle sue preghiere e sa che non gli mancano le vostre.

Affidandovi all’intercessione materna di Nostra Signora della Divina Provvidenza, per mezzo vostro desidero far pervenire ai vostri sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi, religiose e collaboratori laici, così come a tutte le anime affidate al vostro servizio pastorale spirituale, il mio cordiale ricordo e saluto, accompagnato da una speciale benedizione.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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