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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLA CONFEDERAZIONE ITALIANA
DELLA PICCOLA E MEDIA INDUSTRIA

Sabato, 26 novembre 1983

 

Egregi signori!

1. Al termine di questa mattinata, mi è gradito sostare un momento con voi, rappresentanti della Confederazione italiana della piccola e media industria. Vi saluto con grande affetto e vi ringrazio di questa vostra visita, che richiama alla mente la realtà del mondo del lavoro così attraente per i tanti episodi di generosità e abnegazione di cui si è reso protagonista, ma anche con i suoi problemi e le sue difficoltà.

2. In occasione del 35° anniversario della fondazione della vostra Federazione, voi vi siete riuniti a Roma in assemblea generale per esaminare la situazione delle vostre industrie e aziende. Ho preso conoscenza con interesse del fatto che le imprese, aderenti alla vostra Confederazione, raggruppando aziende minori, hanno spesso una connotazione di carattere familiare che con la sua maggiore duttilità ed elasticità favorisce le esigenze della dignità e della promozione dell’uomo e, inoltre, riesce non solo a superare eventuali conflittualità interne, ma anche a dare migliore rendimento.

Mi rallegro per l’ispirazione umana e cristiana che vi anima, e mi auguro che le vostre imprese siano comunità di persone, dove si viva una vita veramente umana, dove tutti vi sappiano apportare il contributo del loro lavoro, del loro impegno e della loro corresponsabilità intelligente e costruttiva, e dove, soprattutto, si rispetti la gerarchia dei valori che fa anteporre il soggetto all’oggetto, l’uomo alle cose. Come già ho detto nell’enciclica Laborem Exercens, esiste “l’obbligo morale di unire la laboriosità come virtù con l’ordine sociale del lavoro, che permetterà all’uomo di diventare più uomo nel lavoro, e non già di degradarsi a causa del lavoro, logorando non solo le forze fisiche (il che, almeno fino ad un certo grado, è inevitabile), ma soprattutto intaccando la dignità e soggettività, che gli sono proprie” (Giovanni Paolo II, Laborem Exercens, 9).

3. Mi compiaccio ancora con voi perché avete deciso di venire a Roma anche per avere la possibilità di lucrare l’Indulgenza giubilare presso le Tombe dei Principi degli Apostoli, che sigillarono la loro fede a Cristo con il proprio sangue. Vi sia propizia questa vostra sosta a Roma per compiere degnamente il vostro Giubileo, per fare una verifica della vostra situazione spirituale e per formulare nuovi propositi che vi aiutino a rinsaldare i vostri rapporti con Dio e col prossimo alla luce del Cristo Redentore e del suo Vangelo. Sarà questa una grazia particolare che vi aiuterà a vedere il vostro lavoro come espressione di generosa solidarietà per l’edificazione del bene comune e della fraternità universale.

Su di voi, sulle vostre famiglie e su tutti i vostri colleghi invoco dal Redentore divino pienezza di consolazione e continua assistenza in tutte le vostre necessità. Avvaloro questi voti con la benedizione di Dio, che ora vi imparto di cuore.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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