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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESIDENTI DEI PARLAMENTI EUROPEI

Sabato, 26 novembre 1983

 

Signori Presidenti, Signore, Signori.

1. La Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti degli Stati membri della Comunità europea è un’istituzione ancora giovane, e questa seconda riunione a Roma, dopo quella di Lussemburgo, vi ha offerto l’occasione di venire anche in Vaticano. Sono colpito dal fatto che voi stessi abbiate espresso il desiderio di questa udienza e vi ringrazio della vostra visita e delle nobili intenzioni che il vostro portavoce, il presidente Cossiga, ha appena espresso davanti a noi.

Nell’ambito del ruolo spirituale, qual è essenzialmente quello della Santa Sede, non si tratta per me ora di prendere in esame i mezzi tecnici con cui sviluppare la cooperazione tra il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali, la qual cosa costituiva l’oggetto del vostro incontro. Ma il buon esercizio del potere legislativo in ciascuno dei vostri Paesi e il giusto sviluppo dell’unità dell’Europa, o almeno, per quanto concerne voi, della Comunità, interessano vivamente la Santa Sede, perché è in gioco il buon andamento della vita sociale, del progresso della giustizia e della solidarietà tra gli uomini di questo continente, e dunque del loro progresso morale e del loro contributo al resto dell’Europa e della comunità mondiale.

La Chiesa non è estranea allo sviluppo equilibrato delle istituzioni politiche; la Santa Sede è, del resto, rappresentata presso ciascuno dei vostri Paesi, e presso le Comunità europee da un Nunzio Apostolico.

2. Voglio innanzitutto formulare degli auguri per voi, in quanto Presidenti e Segretari generali dei Parlamenti nazionali dei dieci Paesi qui rappresentati. Con diversità che risalgono alla loro storia, questi Paesi dispongono generalmente di due camere, elette dal popolo sovrano, per esercitare il potere legislativo, che si completano e si controllano a vicenda, affinché il bene comune di tutti i vostri compatrioti venga garantito dalle leggi con il massimo di saggezza, di prudenza, di giustizia. Come dicevo recentemente a parlamentari europei, una tale democrazia, ben compresa, con un’autorità pubblica sufficientemente forte, è una grande possibilità, se la si confronta con i regimi fondati sulla violenza, sulla dittatura o sui privilegi di una oligarchia potente. Sì, in questo senso, la vera democrazia deve essere difesa con tenacia. E voi che presiedete personalmente al funzionamento delle Assemblee parlamentari, con tutto ciò che questo implica: rispetto della legge e delle istituzioni, imparzialità verso i diversi gruppi politici, accoglienza rispettosa delle persone chiamate ad esprimersi nell’emiciclo, in una parola equità e autorità, adempite a un impegno meritorio, un servizio qualificato delle vostre Nazioni, per il quale vi esprimo la mia stima, i miei auguri e i miei incoraggiamenti.

3. Ma il problema ormai è quello di congiungere il lavoro legislativo e l’autorità dei vostri parlamenti nazionali, da una parte, con l’attività del Parlamento europeo, dall’altra.

Oserei quasi dire che siete ancora in un periodo di rodaggio. Un rodaggio difficile sotto molti aspetti! Perché, sul piano giuridico, il Parlamento europeo, anche se è stato eletto a suffragio universale e dunque ne riceve direttamente il potere, ha un’autorità limitata che deve accordarsi con le decisioni degli Stati membri. In ogni modo, queste Nazioni europee hanno ciascuna non solo degli interessi particolari, ma anche una lunga e ricca storia personale, un patrimonio proprio, che non bisogna livellare, ma piuttosto rispettare e coordinare. E pertanto il progresso della Comunità europea, la sua unità e la sua forza esigono che poteri efficienti siano, gradualmente e ragionevolmente, trasferiti o attribuiti al Parlamento europeo, affinché esso adempia il suo ruolo al servizio di tutti e assicuri il bene comune dei Paesi membri. Una tale articolazione richiede elasticità e prudenza, per unire il rispetto delle istanze locali e la volontà di raggiungere un’armonia superiore.

È questa delicata coordinazione che voi cercate di realizzare o preparare; costituirà il vostro merito, agli occhi della storia, il riuscire in quest’opera difficile, con il massimo di equilibrio.

4. E, al di là del funzionamento delle vostre istituzioni, mi soffermerò brevemente sull’oggetto della loro attività. Le misure comuni che vengono adottate a livello della Comunità toccano evidentemente l’economia, gli scambi commerciali, le produzioni agricole, minerarie e industriali, le realtà regionali, le realizzazioni culturali. Riguardano anche la vita sociale dei lavoratori, nativi del Paese o immigrati, la vita familiare, l’educazione e dunque le condizioni della vita morale. Praticamente, oggi, incontrate dei problemi simili in un Paese come nell’altro, per quel che riguarda, ad esempio, la gioventù. Nei liberi dibattiti, nelle discussioni o nei voti su queste importanti questioni, non bisogna solamente rispecchiare i costumi o le opinioni comuni dei vostri elettori, e non certamente decidere arbitrariamente, e nemmeno seguire necessariamente e sempre la linea del partito, ma occorre far riferimento, oso dire, sottomettersi a quei valori che fondano la vita in società e il suo autentico progresso, cercare in coscienza il vero bene, secondo convinzioni etiche ben stabilite e un acuto senso di responsabilità, voglio dire riguardo alle conseguenze di ogni vostra decisione. Insomma si tratta di sapere quale qualità di società deve essere promossa.

L’Europa che voi rappresentate corrisponde a Paesi di lunga tradizione cristiana; si potrebbe anche dire che, per la maggioranza, la loro storia nazionale si è quasi confusa fino ad oggi con la storia cristiana. Come non augurare che l’Europa dia a questo proposito una testimonianza originale, a tutti i livelli, Ivi compreso quello della democrazia di cui ho poco fa parlato? La democrazia non ricerca un egualitarismo che livella tutto, ma il rispetto delle persone, dei loro diritti fondamentali, della loro libertà, restando attenta al ruolo primario delle famiglie e dei corpi intermedi, e mantenendo ugualmente la preoccupazione di superare gli interessi particolari quando è in gioco il bene comune. Si può parlare sotto questo punto di vista di un’etica parlamentare.

5. Ho appena nominato il “bene comune”: quello dei vostri Paesi e dell’Europa, sicuramente, ma anche quello della comunità internazionale. Essa si aspetta dalla Comunità europea una testimonianza di giustizia e di fraternità, un contributo originale ed efficace alla conclusione delle guerre in corso, alla ricerca di soluzioni negoziate eque, al bando della violenza, del terrorismo, della tortura, e direi, ancora di più, delle esecuzioni sommarie anche perpetrate da governi legittimi, al disarmo progressivo e controllato, al miglioramento dei rapporti di scambio tra Paesi ricchi e Paesi poveri, al reciproco aiuto reale per sconfiggere la fame e permettere lo sviluppo dei popoli a partire dalle loro proprie risorse.

Malgrado l’acutezza delle proprie debolezze, l’Europa può offrire questo contributo. Essa lo deve offrire. Perché, non solo dispone ancora di molti mezzi, ma anche i suoi figli hanno avuto molte possibilità di conoscere ciò che è giusto e buono, di formarsi lo spirito e il cuore, di conoscere il prezzo della vita e della libertà, di attingere alle fonti dell’amore che il cristianesimo ha loro rivelato! Sì, le Nazioni del mondo hanno il diritto di aspettarsi un aiuto particolare da essa.

Prego Dio di ispirarvi e di sostenervi nel vostro alto incarico. E gli raccomando il futuro delle vostre persone, delle vostre famiglie, delle vostre patrie, dell’Europa, di tutta l’Europa.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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