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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CITTADINI DEL LIBANO

Giovedì, 13 ottobre 1983

 

Beatitudine, venerabili fratelli nell’Episcopato, cari sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli del Libano qui presenti.

Questo incontro con voi tutti, questa mattina, è per me motivo di grande gioia, perché mi dà l’opportunità di salutare attraverso di voi la Chiesa che è in Libano, nella sua multiforme ricchezza di riti e di tradizioni spirituali venerabili. Accogliendovi, desidero indirizzare attraverso di voi un saluto affettuoso alla vostra cara Patria così dolorosamente provata e che, giustamente a causa delle sue tribolazioni, mi è particolarmente vicina.

Il mio pensiero si volge anche verso i nostri fratelli delle Chiese Orientali, i cui Capi spirituali mi hanno recentemente visitato, Sua Santità il Catholicos di Cilicia Karekine Sarkissian e Sua Beatitudine il Patriarca d’Antiochia Ignace Hazim.

Desidero infine ricordare i vostri concittadini di religione musulmana con i quali vivete e lavorate e che, con voi, hanno sopportato le terribili sofferenze che la guerra inevitabilmente provoca.

Ma è evidentemente in modo del tutto speciale che vorrei ricordare, dall’inizio di questo incontro, il dramma vissuto in queste ultime settimane dalle popolazioni delle montagne dello Chouf, vittime della più atroce violenza. I mezzi di comunicazione sociale ci hanno fatto condividere praticamente ora dopo ora l’orrore dei massacri di cui sono state vittime cristiani e drusi e, in particolare, la prova di tante famiglie cristiane che hanno visto distruggere e bruciare le loro case, le loro chiese, i conventi e tutto ciò che avevano accumulato a prezzo di tante fatiche.

La Santa Sede, in questi tragici momenti, non ha risparmiato nessuno sforzo. Come sapete, con mezzi limitati e conformi alla sua natura specifica, essa si è sforzata senza posa di contribuire ad alleggerire e a circoscrivere questa esplosione di odio e di crudeltà. Io stesso non smetto mai di ricordare alla coscienza del mondo e dei responsabili delle Nazioni la necessità di aiutare i libanesi a mettere fine a queste lotte fratricide e di invitare tutti i Paesi amanti della libertà a sostenere le legittime autorità libanesi nei loro sforzi volti a ristabilire la normalità, ad assicurare l’indipendenza della loro Nazione e a liberarsi da tutte le interferenze straniere che gravano così pesantemente sulla vita di questo piccolo Paese. Tutte le iniziative diplomatiche della Santa Sede e gli incontri di questi ultimi giorni hanno come unico scopo quello di contribuire a far convergere le buone volontà e a richiamare l’imperioso dovere della fraternità tra figli del medesimo Dio.

Le loro Beatitudini i Patriarchi e i Vescovi qui presenti hanno voluto, ancora una volta, condividere con me le angosce e le preoccupazioni di tutti i libanesi, ma anche l’indefettibile speranza di questo popolo coraggioso, temprato nella prova, che può tuttavia esclamare con l’apostolo Paolo: “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Fil 4, 13)!

Sì, cari fratelli e figli, questa mattina il Papa desidera lasciarvi un messaggio di speranza da trasmettere a tutti i vostri concittadini.

Speranza nella buona volontà di coloro che, attraverso gli organismi della vita internazionale, hanno a cuore la sorte del Libano.

Speranza nelle buone intenzioni dei libanesi che, a dispetto di tutti gli ostacoli, hanno in mano l’avvenire del loro Paese.

Speranza soprattutto di coloro che, a motivo della loro fede in Gesù, il Cristo di Dio, credono che la pace sia sempre realizzabile, che sia sempre possibile guardarsi come fratelli e che il dialogo abbia finalmente l’ultima parola.

Se Cristo ci ha riconciliati con il Padre, se egli si è fatto nostro fratello, se la Chiesa è come il sacramento . . . dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium, 1), è dunque soprattutto a voi, cristiani del Libano, specialmente in questo Anno del Giubileo della Redenzione, che è affidato il compito di mostrare che questa “intesa nazionale” che tutti i vostri compatrioti desiderano è sempre possibile:

- è possibile per coloro che sono capaci di cambiare il loro cuore, di ritornare verso Dio, di convertirsi, per imparare a ripetere “Padre nostro”;

- è possibile per tutti coloro che in Libano sono fieri di una lunga esperienza di coesistenza tra diverse tradizioni spirituali e culturali, cosa che costituisce l’originalità di questo Paese;

- è possibile per tutti coloro che accettano di stimarsi reciprocamente e di essere così in grado di costruire una Patria a servizio dell’uomo, a tal punto è così vero, come scrivevo nell’enciclica Dives in Misericordia, che “l’amore e la misericordia fanno sì che gli uomini s’incontrino tra loro in quel valore che è l’uomo stesso, con la dignità che gli è propria” (Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, 14).

Queste convinzioni devono, sicuramente, essere sostenute dagli sforzi politici che vengono perseguiti sia a livello nazionale che internazionale. Bisogna risolvere senza indugiare problemi urgenti quali la drammatica situazione della città assediata di Deir el-Kamar e degli altri villaggi, ove la popolazione è in qualche modo ostaggio di elementi armati che controllano la regione. Bisogna anche pensare all’inverno che si avvicina e dunque far fronte alla precaria situazione dei rifugiati sprovvisti di tutto: ho la convinzione che numerose organizzazioni caritatevoli in tutto il mondo sapranno mostrarsi generose. Occorre soprattutto che i poteri pubblici impieghino tutte le loro energie per ristabilire la fiducia tra i cittadini, prendendo coraggiosamente le decisioni che si impongono affinché tutti i libanesi si raggruppino attorno alle loro legittime autorità, preoccupate di assicurare nella dignità e nell’indipendenza l’avvenire di una Nazione in cui ciascuno si sentirà ascoltato, parte beneficiaria di un destino comune, artefice della ricostruzione di un Libano nuovo.

So che in tutto questo voi troverete nei vostri Vescovi dei Pastori attenti. È verso di loro, giustamente, che io mi volgo ora per incoraggiarli nella loro missione così esigente. Cari fratelli nell’Episcopato, in questi tempi difficili, i vostri fedeli guardano a voi e si aspettano molto da voi. È questo più che mai il momento di raccogliere tutte le energie delle vostre comunità, di operare insieme e organicamente per far brillare in mezzo a tante miserie e incertezze la luce del Vangelo di Colui che è “colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare” (Ef 3, 20). In questo compito arduo, conviene dirlo, avete la possibilità di poter contare sulle risorse spirituali dei vostri fedeli che nessuna difficoltà ha fatto vacillare. Profondamente attaccati alla loro fede cristiana, essi hanno avuto la forza quando era necessario di versare il loro sangue per il Nome di Gesù Cristo. Voi siete ugualmente sicuri della dedizione instancabile dei vostri sacerdoti che hanno sempre voluto rimanere a fianco del loro gregge fino alla morte. Potete appoggiarvi infine su quel capitale di generosità che rappresentano in terra libanese i membri delle famiglie religiose maschili e femminili che, per tanti infelici e disperati, incarnano la Provvidenza di Dio. Sì, Beatitudini e cari fratelli nell’Episcopato, tutti non chiedono che di essere orientati affinché i loro passi si rafforzino. Tutti costituiscono il vostro tesoro: quale ricchezza tra le vostre mani!

Concludendo, desidero ripetere a tutti l’assicurazione della mia sollecitudine paterna. Essa vi è manifestata tutti i giorni della presenza tra voi del mio nunzio, Monsignor Luciano Angeloni, che sono felice di salutare qui e che tiene la Santa Sede costantemente informata sull’evoluzione della situazione del vostro Paese così come delle attività delle vostre comunità ecclesiali.

Possa lo Spirito Santo, presente tra noi, pervaderci affinché ciascuno di noi sia illuminato a misura delle sue responsabilità!

Il Signore misericordioso vi doni la forza di guardare in avanti, “anche se ora, come scriveva l’apostolo Pietro, dovete essere per un po’ di tempo afflitti da varie prove, perché il valore della vostra fede, molto più preziosa dell’oro che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore” (1 Pt 1, 6-7)!

Voglia Nostra Signora del Libano ridare ai cuori induriti il senso della condivisione e della benevolenza!

La mia paterna e affettuosa benedizione sia per voi tutti qui presenti, per i Vescovi, il clero, i religiosi e le religiose e il popolo di Dio del Libano il pegno dell’abbondanza delle consolazioni e della protezione di Dio Onnipotente!

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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