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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIOVANI PORTOGHESI

Giovedì, 8 settembre 1983

 

Amati fratelli e cari giovani
ragazzi e ragazze, amici miei.

Sia lodato nostro Signore Gesù Cristo.

1. Avete cantato: “La speranza è possibile!”. Guardandovi, permettetemi il gioco di parole: la speranza è reale. La speranza siete voi! Mille grazie per la visita e per l’allegria che avete voluto dare al Papa che stava quasi “morendo di nostalgia” per il Portogallo e per la sua laboriosa gioventù. Mille grazie al mio fratello, Cardinale Antonio Ribeiro, Patriarca di Lisbona e ai Vescovi, vostri Pastori. E grazie alla giovane che ha interpretato il sentimento di tutti voi. Siete i benvenuti, cari giovani del Patriarcato di Lisbona e del Portogallo.

Avrei nel cuore molte cose da dirvi; ma debbo accontentarmi di comunicarvene solamente alcune, dettatemi dall’amore in Cristo, con le quali desidero corrispondere alla vostra entusiastica giovane amicizia.

2. Come ricorderete, un giorno un giovane come voi si incontrò con il Signore ed espose il proprio sogno ideale. E conoscete la risposta interpellatrice: se sei coerente con i tuoi impegni religiosi sei sulla retta via. E il ragazzo rispose: “Sì, Signore, tutte queste cose le ho già osservate”. Allora Gesù “fissatolo con amore” gli rivolse la proposta: se vuoi “essere ancora di più”, libera il tuo cuore, “cercando un tesoro nel cielo”. Poi, vieni e rischia (cf. Mc 10, 17 ss.).

In questo momento vorrei, faccia a faccia e cuore a cuore, avere con ciascuno di voi una conversazione analoga, sulla coerenza cristiana, sulla libertà del cuore - la libertà dei figli di Dio - e sulla decisione nel rischio. Il punto di riferimento sarebbe la Croce, segnata dal sangue redentore di Cristo resuscitato, fondamento della nostra fede e sfida al nostro amore. Sono sicuro che arriveremmo alla conclusione: “l’amore è possibile”. Anzi: l’amore è reale; nella storia dell’uomo esso ha un nome e una forma: si chiama Gesù Cristo.

3. Venite da Lisbona, dal Portogallo: “vedo” nelle vostre mani una “fiaccola” splendente, lasciatavi dai vostri predecessori. In quest’epoca di cambiamenti profondi - quasi un terremoto rispetto alla storia scritta dai vostri antenati - siete voi che, raccogliendo i valori del passato, dovete continuare il cammino: la costruzione della società del domani. La speranza è reale: la speranza del Portogallo, del Papa, della Chiesa e del suo Fondatore Gesù Cristo, siete voi! E come possiamo fare? È la domanda principale che siete venuti a formulare qui, assetati di ideale e pieni di volontà.

La risposta è sempre quella di Cristo, il grande Vivente, l’eternamente Giovane, il Risorto: se siete coerenti con il vostro cristianesimo, siete sulla retta via. Ma - direte - io vorrei essere “un poco di lievito capace di fermentare tutta la pasta” (cf. 1 Cor 5, 6); e pongo tanta resistenza e tanto rifiuto e posseggo un’indifferenza così profonda . . . “Ma cos’è che mi manca?” per dare alla mia fede l’efficacia apostolica, in un mondo secolarizzato, materialista e chiuso di fronte alla trascendenza?

La “parola d’ordine”, lasciatavi a Lisbona, vedendo in voi gli “alleati naturali di Cristo” per l’evangelizzazione, come ricorderete, era: “Assumere la missione come risposta al dono di Dio” che, in Cristo, ci ha chiamati alla salvezza. La fede cristiana è sempre una missione, ed è per questo che è difficile. Per conservare l’energia del “lievito” dobbiamo lasciarci afferrare da quella forza di verità e di amore che emana dalla Redenzione e plasma in noi l’“uomo nuovo”, capace di trasformare il mondo (cf. Giovanni Paolo II, Homilia ad iuvenes in urbe Lisboa habita, 7, 14 maggio 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/2 [1982] 1676).

Non abbiate paura! Per affrontare realisticamente e fiduciosamente la sfida, che vi è proposta, di partecipare in modo attivo, come cristiani, alla vita sociale, prendete sempre la “forza” dallo Spirito Santo. Prendete coscienza di ciò nella preghiera, nel coraggio alla rinuncia e nello sforzo generoso alla fedeltà, alla pratica della carità e al lavoro onesto, santificato e santificatore. Siate sempre l’“uomo nuovo” in grazia di Dio, nella convivenza con i fratelli, uniti a voi da stabili legami di vita culturale e sociale: “l’amore è possibile!”.

4. Varrebbe qui la pena di ripetere la puntualizzazione che facevo pochi giorni fa ai vostri coetanei dell’Inghilterra e del Galles sull’opposizione che vi fa il mondo - nel senso che a questa parola dà l’apostolo Giovanni - il quale vi giudicherà forse sognatori, ingenui, arretrati, poco chiari e persino reazionari. Ma abbiate fiducia: Gesù Cristo, Redentore dell’uomo, ha vinto il mondo. E “l’amore è possibile!”.

Non vi lasciate mai sedurre dalle dottrine e dalle ideologie in cui non vi è spazio per il “comandamento nuovo”, per tutto quanto è genuinamente umano: dal diritto alla verità, sino alla libertà di seguirla. Cercate di formare in voi il senso critico cristiano, per saper discernere i controvalori culturali che certe ideologie cercano di imporre e per opporvi all’odio e alla violenza, a tutti i livelli, e sotto tutte le etichette. Le parole del Concilio Vaticano II sono voto e programma: “È necessario promuovere incessantemente l’ordine sociale, basato sulla verità, costruito sulla giustizia e reso vivo dall’amore, cercando di conferirgli, con la libertà di tutti, un equilibrio sempre più umano” (Gaudium et Spes, 26).

L’opzione per Cristo, Cristo vero, non è opzione contro la realtà terrena, ma è grazia che conferirà ad essa un significato più completo, che aprirà gli occhi ai nostri fratelli, nell’unica famiglia umana. Senza aspettare che siano essi, illusi o disillusi, a porsi al nostro fianco, per le “strade di Emmaus” di questo mondo, dobbiamo essere noi cristiani a prendere l’iniziativa di camminare insieme a loro, di saper con loro convivere, sino a che si aprano loro gli occhi e possano incontrarsi con Cristo (cf. Lc 24, 13 ss.).

5. Riuscirete tanto più facilmente in ciò, quanto più avrete nella vostra coscienza di Chiesa, una e unica, la sottomissione allo Spirito che parla attraverso i Pastori della grande Comunità. È qui il porto sicuro dove ancorare, nella preparazione e dopo il rischio, poiché a ciascuno di voi spetterà qualche volta di sentire la parola del Maestro che dice: “Prendi il largo” anche se contro l’“evidenza” umana che esso sia sforzo inutile (cf. Lc 5, 4).

Sembra che sia un’antica tentazione, ed è presente anche tra voi, quella di contrapporre mondo religioso a mondo profano, clero a laicato. A voi, amici miei, spetta rinnovare, alla luce del Concilio, la mentalità dell’ambiente, che avrà solo da guadagnare una matura, lucida e serena coscienza della Chiesa, un tradursi in “comunione” e corresponsabilità interne, un irradiare amore e fraternità nella vita sociale.

La scuola per la realizzazione di questo programma - animata da una catechesi e da una pastorale adeguate - può ben funzionare nelle associazioni, nei movimenti e nei gruppi ecclesiali che hanno avuto e continuano ad avere, anche nel vostro Paese, un grande sviluppo e un lodevole ruolo. Basterà ricordare l’Azione cattolica portoghese che celebrerà tra breve il suo cinquantenario. Alla vostra generosità e creatività spetta il compito di assecondare i desideri e le direttive dei Pastori, per concretizzare le mediazioni della vita ecclesiale nella quale si possa esprimere la vostra fede, la spiritualità laicale, la fiamma apostolica e lo spirito missionario.

6. Avete voluto esprimermi, tra le altre cose, l’anelito e il proposito di vivere pacificamente e l’aspirazione ad un mondo con maggior pace. È desiderio degli uomini di buona volontà, come tutti noi vorremmo essere, che si smetta di pensare ai problemi della pace nelle categorie esclusivamente e prevalentemente politiche e strategiche. Decidere per la pace e cessare ogni tipo di guerra implica il problema del disarmo. Ed è tragico verificare che si discute continuamente per il non uso degli armamenti quando si producono nuove armi.

Nella Lettera che ho scritto sulla misericordia divina, ho voluto riprendere e attualizzare l’immagine della nostra generazione fornita dal Concilio; la nostra è una generazione segnata dall’inquietudine e dal timore che i mezzi inventati dall’uomo possano, in un determinato tipo di società, essere tragicamente usati contro l’uomo stesso (cf. Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, 11). E senza voler ridurre o disconoscere i problemi mi appellavo alla misericordia, all’amore misericordioso, capace di plasmare le relazioni tra gli uomini, in uno spirito di totale rispetto per ciò che è umano e per la fratellanza reciproca (cf. Ivi, 14).

Ma ciò presuppone il superamento di una logica che sembra esigere sempre maggiore e più agguerrita potenza bellica per difendere la pace; presuppone l’eliminazione delle possibili ostilità nelle diverse dimensioni della vita umana, per una conversione delle mentalità e dei cuori alla verità dell’uomo, alla luce della Redenzione di Cristo. E ciò non è accademico, né astratto, né semplice “pacifismo”; è giusta convinzione che deve diventare in ognuno di noi vita e impegno, presenti nella preghiera, nello studio e nella riflessione, in sintonia con la Chiesa, Madre e Maestra. “L’amore è possibile”.

Ed è attraverso il cammino dell’amore, con l’anima illuminata dal sole della Pasqua, purificandovi e riprendendo costantemente vigore alle “fonti del Salvatore”, per la riconciliazione, che sarete costruttori di pace.

7. Con la rinnovata certezza dell’affetto del successore di Pietro e con la sua benedizione, estesa alle vostre famiglie e a tutti i giovani del Portogallo, ci avviamo alla fine di questo incontro. Uniti in Cristo, cercando di rivestirci dei meriti della Redenzione, consci dell’eternità delle parole: “senza di me non potete far nulla”, preghiamo come egli ci ha insegnato: Padre nostro.

E vi è ancora qualcuno che non possiamo dimenticare, oggi, giorno del suo compleanno: la Madre, la Vergine. Con voi, un pensiero rivolto a Fatima; e al suo Cuore verginale e materno, al Cuore Immacolato di Maria, che sotto la particolare azione dello Spirito Santo ha accompagnato tutta l’opera redentrice e continua a palpitare d’amore per tutti coloro che suo Figlio Gesù ha abbracciato e abbraccia continuamente, con amore inesauribile, di ogni popolo e Nazione, affidiamo i nostri propositi e la nostra preghiera per i giovani del mondo intero, pregando come figli: Ave Maria.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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