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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL CANADA
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Venerdì, 23 settembre 1983

 

Cari fratelli nell’Episcopato,

1. Ci siamo radunati qui oggi come Vescovi per celebrare la nostra fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio e Salvatore del mondo. Ci siamo riuniti nel segno della fede ed è nella fede che stiamo sperimentando la collegialità. È nella fede che noi penetriamo e viviamo il mistero vitale della Chiesa che è realmente presente in tutte le comunità ecclesiali di Terranova, Nuova Scozia, Isola di Principe Edoardo e Nuovo Brunswick.

Unito a voi, Pastori locali del popolo di Dio, nei vincoli dell’amore di Cristo, io rendo omaggio a tutte le vostre diocesi. Esse sono radicate, naturalmente, nella Tradizione apostolica ma godono anche di una stabilità locale che, nel caso di Saint John, Terranova, risale ora a due interi secoli. Le vostre comunità ecclesiali cercano con ardore di vivere il Vangelo, sbagliando a volte e soffrendo, sottoponendosi a purificazione, ma vivendo “nella fede del Figlio di Dio” (Gal 2, 20). Insieme a voi io rendo grazie alla grazia di Dio, lodando i meriti di nostro Signore Gesù Cristo, e l’azione dello Spirito Santo che ha portato i frutti della Redenzione nei cuori dei fedeli e ha tenuto vive in mezzo a voi degne pratiche di pietà e di fede.

In breve, insieme a voi io rendo grazie per il dono della fede in Gesù Cristo che è stata effusa nei cuori di coloro che siete chiamati a servire, per la speranza suscitata dalla fede, una speranza che dà significato alla vita cristiana, e per le opere di quell’amore che sgorga dalla fede e adempie alla legge di Dio.

2. Condividendo sentimenti di rispetto e di venerazione per la storia cattolica del vostro popolo, noi ci rendiamo conto della sfida che a noi si presenta in quanto servi pastori, di mostrare il cammino nel futuro, incoraggiando e chiamando i fedeli alla conversione.

Vi ringrazio per tutto ciò che avete fatto, nonostante le molte difficoltà e ostacoli, nella fede, nell’amore e nella fedeltà, come Pastori del popolo di Dio, nello svolgimento del vostro sacro incarico. I conseguimenti delle vostre Chiese locali sono molti poiché l’Eucaristia mantiene il suo posto venerato quale “centro e culmine di tutta la vita della comunità cristiana” (Christus Dominus, 30). Gli altri numerosi aspetti della loro vitalità includono innumerevoli espressioni della carità di Cristo verso i poveri e tutti coloro che sono nel bisogno, sia spirituale che materiale. La trasmissione della fede cattolica mediante numerosi sforzi catechetici ha reso onore a generazioni di vostri sacerdoti, religiosi e laici, specialmente di genitori cattolici.

Nella trasmissione della fede, molti aspetti hanno dovuto essere oggetto della vostra attenzione e cura pastorale. Non li posso menzionare tutti, ma voi riconoscerete i conseguimenti delle vostre Chiese locali nei problemi ai quali alluderò ora. La promozione dell’educazione cattolica e dell’evangelizzazione è stata provvidenzialmente sottolineata come prioritaria in alcune vostre diocesi e deve continuare ad esserlo anche negli anni a venire. In molti luoghi lo zelo del vostro popolo si è manifestato in una forte vita parrocchiale, nella scuola cattolica, in una varietà di associazioni, organizzazioni e movimenti che hanno grandemente contribuito alla vitalità della fede del vostro popolo. Sono stati compiuti sforzi per favorire l’unità cristiana, per promuovere le vocazioni e per sostenere la dignità del matrimonio e della famiglia cristiana. Su questo problema ho avuto occasione di parlare l’aprile scorso a un gruppo di vostri fratelli dell’Ontario.

3. In quest’ora di unità collegiale vorrei sottolineare alcuni aspetti della vita cattolica che sono estremamente rilevanti per il bene delle vostre Chiese locali e perciò interessano la vostra attività pastorale e collaborazione collegiale.

Il vostro ministero di Pastori del popolo di Dio è un ministero di fede, dal quale trae origine ogni giustificazione. Siamo chiamati a sostenere la fede effusa nei cuori del nostro popolo nel Battesimo, predicando loro il contenuto della fede. Il nostro messaggio che ha per contenuto la fede rivelata è la risposta che noi diamo alle sfide del mondo moderno tra le quali troviamo il secolarismo, il materialismo e l’edonismo. Le tentazioni e le difficoltà del nostro popolo e gli ostacoli alla sua vita cristiana sono molto grandi, ma ancor più grande è la fede che essi hanno ricevuto ascoltando la predicazione di Cristo (cf. Rm 10, 17). La fede è tanto grande che san Giovanni non esita ad affermare: “Questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?” (1 Gv 5, 4-5).

È precisamente al fine di comunicare questa vittoria e di permettere alla sua potenza di penetrare le vite dei fedeli che noi siamo chiamati a parlare di Dio al nostro popolo. Siamo chiamati a predicare il primato di Dio, a presentarlo come il Creatore e il Signore della vita. Non dobbiamo mai stancarci di proclamare al nostro popolo il mistero della Santissima Trinità: come Dio è Padre che si rivela nel Figlio suo, il quale è “irradiazione della gloria del Padre e impronta della sostanza del Padre” (Eb 1, 3) e come, nel nome del Figlio suo, il Padre manda lo Spirito Santo perché sia con noi per sempre (cf. Gv 14, 16. 25). Mediante l’azione dello Spirito Santo, il popolo di Dio è unito nella comunione della Chiesa e gli è reso possibile partecipare sacramentalmente alla vittoria pasquale di Cristo. Come Vescovi siamo chiamati a proclamare senza posa il mistero della fede, che è un mistero di salvezza in Gesù Cristo, il Verbo Incarnato.

4. Consci delle necessità del nostro popolo davanti a Dio, ci rendiamo conto che dobbiamo insegnargli a pregare e dobbiamo pregare con esso. Il nostro ministero di fede è dunque un ministero di preghiera. Noi stessi non siamo mai così strettamente conformi a Cristo Buon Pastore che quando guidiamo il nostro popolo nella preghiera, specialmente nella preghiera liturgica della Chiesa. Soprattutto nel Sacrificio eucaristico la Chiesa attua la sua identità di comunità orante, e Gesù Cristo offre la sua Chiesa al Padre suo.

Come Vescovi non sottolineeremo mai a sufficienza l’importanza della preghiera nella vita della Chiesa. E come Vescovi non dedicheremo mai noi stessi abbastanza tempo ed energie alla preghiera: né incoraggeremo mai abbastanza il nostro popolo a questa attività che è parte così essenziale della vita cristiana. Poiché il mistero di Cristo nella sua Chiesa è incompleto senza la preghiera, il richiamo alla preghiera non può mai essere separato dalla missione del Vescovo, col quale Gesù desidera ripetere le parole: “Vegliate e pregate” (Mc 14, 38).

5. In misura davvero speciale c’è oggi bisogno in tutta la Chiesa, e alcuni di voi, io credo, sperimentano in modo particolare questo bisogno nelle loro diocesi, di pregare e di lavorare per le vocazioni al sacerdozio. Quel profondo rinnovamento ecclesiale delineato dal Concilio Vaticano II non potrà mai aver luogo adeguatamente se le Chiese locali non avranno un numero sufficiente di sacerdoti validi e santi. La costruzione della comunità nella Chiesa è intimamente legata alla potenza che deriva della celebrazione del Sacrificio eucaristico, e questo a sua volta è impossibile senza il sacerdozio. Al cuore anche della vita e della missione cristiana del laicato vi è l’Eucaristia, insieme alla conversione che essa presuppone e richiede; e questa conversione è legata al sacramento della Penitenza e dunque al sacerdozio ministeriale della Chiesa. In ogni aspetto del loro ministero, i sacerdoti esistono per la Chiesa, e sono così necessari sia al laicato che ai religiosi che, senza di loro, tutti i fedeli sono ostacolati nella realizzazione della pienezza della loro vocazione cristiana. Tutta la vita della Chiesa è legata al sacerdozio che rimane un grande dono di Dio ai singoli individui per il bene di tutti.

Questo dono di Dio dev’essere cercato e dev’essere cercato nella preghiera. La vocazione al sacerdozio è così importante che essa viene data personalmente da Dio ai singoli individui. Si tratta di una chiamata divina che è trasmessa e autenticata dalla Chiesa e rimane un invito che non fa violenza alla libertà umana. L’accettazione di una vocazione al sacerdozio, la perseveranza nel sacerdozio e la fecondità dell’attività sacerdotale dipendono tutte dall’azione di Dio e necessitano della sua grazia. Cristo stesso pone l’intera questione nella sua prospettiva quando dice: “La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” (Lc 10, 2).

Venerabili e cari fratelli, qui noi scorgiamo qual è il nostro ruolo di Pastori: pregare e guidare il nostro popolo che prega per le vocazioni. Ma come Pastori, “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1), dipende da voi richiamare i giovani ad essere attenti alla voce del Signore. Annunciando la Parola di Dio ai giovani, esaltando il ministero del sacerdozio, e proclamando la chiamata divina al sacerdozio, noi prepareremo la via all’azione dello Spirito Santo nei singoli cuori. Questa azione pastorale fa parte della proclamazione del messaggio evangelico, rientra nel vivere il mistero di Cristo nella sua Chiesa.

I giovani devono udire della chiamata di Cristo, per poterla accettare quando essa si presenta. Devono sapere che è diretta ad un ministero che è stato istituito da Cristo, che dipende dalla sua volontà, e che richiede immensa generosità e amore, così come una vita che deve essere vissuta in unione a Cristo. Nell’atto stesso di proclamare questa chiamata di Cristo e di spiegare il suo significato e le sue esigenze, viene predicato il messaggio evangelico e viene attuato il processo dinamico della salvezza. La Parola stessa di Dio opera nei cuori umani avendo come strumenti i Pastori della Chiesa.

Per questa ragione dobbiamo continuare a chiamare, a proclamare e a predicare le vocazioni. Il Signore della messe è pronto ad ascoltare. Dio non abbandonerà la sua Chiesa. Ma i Vescovi devono trasmettere la chiamata del Signore e farlo con perseveranza. E ogni Chiesa locale nella sua totalità deve sostenere questa azione nella preghiera e nella penitenza. La proclamazione vitale della Parola di Dio non può rimanere senza risultati. Parlando della sua Parola, Dio dice: “Essa non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero, e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Is 55, 11).

6. Cari fratelli, vi sono molti altri aspetti importanti della Parola di Dio che si ricollegano in profondità alla fede del vostro popolo. A Dio piacendo, avrò l’occasione di parlarne con i vostri fratelli Vescovi, durante le loro visite “ad limina” e nel corso della mia visita pastorale in Canada l’anno prossimo. Per il momento, tuttavia, vorrei aggiungere un altro pensiero.

Mentre ci prepariamo a questo viaggio, vorrei chiedere che venga lanciato un appello da voi e da tutti i vostri fratelli Vescovi in nome di Cristo e della Chiesa, in mio nome e nel vostro, che inviti i fedeli del Canada alla conversione e alla confessione personale. Per alcuni questo vorrà dire fare l’esperienza della gioia del perdono sacramentale per la prima volta dopo molti anni; per tutti, sarà un’esperienza di grazia, per il fatto di essere chiamati a rispondere nella fede a ciò che chiede la Parola di Dio. La chiamata alla conversione è anche un appello alla generosità e alla pace; vuol dire invitare ad accogliere la misericordia e l’amore di Gesù Cristo. Significa chiedere di preparare le vie per “celebrare la nostra fede”.

Affido questo impegno collegiale e il vostro zelo in tutte le vostre attività pastorali alla Madre di Gesù, Regina degli Apostoli. Ella sia per voi sorgente di gioia e garanzia di pace.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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