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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI DELLE DIOCESI DI ANCONA E DI OSIMO

Sabato, 24 settembre 1983

 

Cari fratelli e sorelle!

1. Dopo la brevissima visita fatta nella vostra bella città di Ancona, or sono quattro anni, di cui conservo ancora gioioso il ricordo, sono lieto di rivedervi oggi qui, in questa Città del Vaticano, numerosi rappresentanti delle care diocesi di Ancona e di Osimo. Vi do il più cordiale benvenuto in questa casa e vi saluto con affetto, mentre vi ringrazio di aver voluto programmare questo incontro nel vostro pellegrinaggio a Roma in occasione del Giubileo straordinario della Redenzione.

In particolare, saluto il vostro zelante Pastore, l’Arcivescovo Carlo Maccari, e lo ringrazio per le vibranti parole rivoltemi come interprete dei devoti sentimenti di tutti voi. Così pure, intendo salutare i benemeriti parroci qui presenti, i religiosi e le religiose, i responsabili dei vari movimenti ecclesiali, nonché i signori Sindaci dei comuni, che formano il tessuto socio-amministrativo delle vostre generose terre.

A tutti e a ciascuno vada l’assicurazione del mio affetto e della mia gioia nel potermi intrattenere con voi.

2. So che il vostro pellegrinaggio è motivato da due ragioni principali. La prima è la celebrazione del Sinodo diocesano che, pur essendo ancora in fase di maturazione, già si avvia verso la sua solenne conclusione. Mi è noto che esso è incentrato sul tema del matrimonio e della famiglia cristiana, e che la sua preparazione si è sviluppata intensamente, in maniera articolata, con un’ampia catechesi sull’argomento e con iniziative varie di sensibilizzazione della comunità diocesana.

Ebbene, voglio qui esprimere il mio compiacimento per questo provvido avvenimento ecclesiale, che ha impegnato e impegna l’Arcivescovo in prima persona, validamente coadiuvato da numerosi presbiteri e laici, il cui apporto di intelligenza e di apostolato è determinante. Voglio augurarmi che tanto dispiego di energie dia i frutti desiderati per un recupero e forse per una riscoperta di quella fondamentale realtà umana e cristiana, che è la famiglia. Come scrivevo nell’esortazione apostolica Familiaris Consortio, la Chiesa è pienamente “consapevole che il bene della società e di se stessa è profondamente legato al bene della famiglia” (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 3). Quindi, ciò che viene messo in opera per la sua promozione a tutti i livelli, a partire da quello di base della sua identità morale e spirituale, influisce necessariamente su di una dimensione più umana e più cristiana dell’intera società, sia civile che ecclesiale. C’è infatti un nesso e un mutuo rapporto fra le due entità: la famiglia è certo una piccola società; ma, da parte sua, la più grande convivenza umana, sia nazionale che internazionale, non raggiungerà la propria e vera perfezione, finché non assumerà in qualche modo i tratti appunto di un “consorzio familiare”, dove sia legge l’uguale dignità dei membri, la loro indiscriminata cura vicendevole e il rispetto della fisionomia propria di ciascuno.

Perciò, vi incoraggio a proseguire con zelo e con intelligenza sulla strada intrapresa, fino a condurre felicemente a termine il vostro impegno, a vantaggio non solo delle generazioni attuali, ma anche e soprattutto di quelle future.

3. Il secondo motivo, che si è aggiunto alla vostra già precedente decisione di compiere questo pellegrinaggio, è costituito dall’Anno Santo in corso. Come diceva poco fa il vostro Arcivescovo, voi già avete compiuto oggi una sosta di meditazione e di preghiera sulla tomba dell’apostolo Pietro per acquistare l’Indulgenza giubilare. Sapete bene che questa ricorrenza intende celebrare il 1950° anniversario della morte di Cristo in Croce e della sua risurrezione. Quello fu il momento culminante del nostro riscatto, e perciò il nostro pensiero di contemplazione, di ringraziamento e di fede va necessariamente a Gesù Cristo, Figlio di Dio e nostro Signore, il quale, come si esprime san Paolo a nome di ciascuno di noi, “mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20). Perciò esclamiamo esultanti con lo stesso apostolo: “Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Cor 15, 57).

Ma occorre che questa nostra fede gioiosa diventi stimolo concreto di tutta la nostra vita, lievito della nostra quotidiana esistenza, impulso di una incisiva azione di testimonianza, ragione sufficiente per redimere dal di dentro ogni fatica e ogni sofferenza, oltre che per orientare e nobilitare ogni letizia e ogni successo.

4. Cari fratelli e sorelle! Vi esorto a riprendere con maggiore slancio la vostra vita cristiana, dando sempre il debito spazio alla preghiera, sia individuale che comunitaria, e partecipando attivamente e responsabilmente alle iniziative pastorali, sia della diocesi che della vostra parrocchia.

Da parte mia, sono contento di assicurarvi il mio ricordo al Signore. Vi affido tutti alla sua potenza e alla sua grazia, oltre che alla materna protezione di Maria, che voi onorate nel celebre santuario di Loreto.

In particolar modo, il mio pensiero va ai malati delle vostre famiglie, ai disoccupati, agli emarginati di qualunque genere, davanti ai quali si sente acuta la sofferenza di non poter intervenire come si vorrebbe per sanare tutte le situazioni di dolore o di ingiustizia. Mi rivolgo anche ai giovani delle vostre associazioni e in specie ai seminaristi: sappiano essi vivere in profondità la loro adesione a Cristo e farne conoscere la bellezza a tutti i loro coetanei.

Su tutti voi e su quanti vi sono cari invoco l’abbondanza delle grazie celesti, mentre di cuore imparto a voi, al vostro Arcivescovo, al suo Presbitero e alle anime consacrate la propiziatrice benedizione apostolica, che amo estendere universalmente alle dilette comunità diocesane di Ancona e Osimo, delle quali voi qui fate sentire viva la presenza.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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