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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI ASPIRANTI E MEDICI MISSIONARI

Sabato, 24 settembre 1983

 

Carissimi!

1. Sono intimamente lieto di potermi intrattenere con voi, convenuti a Roma per pregare sulla tomba dell’apostolo Pietro.

Rivolgo anzitutto il mio saluto al vostro Vescovo, Monsignor Filippo Franceschi, come pure al fondatore del vostro Organismo, il professor Francesco Canova, ai membri del Consiglio di amministrazione e di direzione.

Saluto gli studenti che si preparano alla loro missione e tutti i medici che sono già impegnati in territori missionari e coloro che, terminato il loro servizio, hanno fatto ritorno. Saluto infine tutti i vostri familiari, qui presenti insieme con voi.

2. È ancora vivo nel mio animo il ricordo della giornata che, proprio un anno fa, ho trascorso nella vostra città, in occasione del 750° anniversario della morte di sant’Antonio. La calorosa accoglienza della gente, il fervore raccolto delle celebrazioni, il fresco entusiasmo dei giovani hanno lasciato nel mio cuore un’impressione profonda che non si cancellerà.

In quella mia visita pastorale ho voluto incontrare, per primo, un gruppo di malati, per sottolineare, anche con questo gesto, quanto esercizio della carità sia strettamente legato alla testimonianza di impegno evangelico della comunità cristiana,

3. Fu proprio la volontà cristiana di servire il Cristo nel fratello, nel bisognoso, nel malato, che suggerì di dare inizio, nel 1950, all’attività della vostra Organizzazione.

L’amore di Cristo, ricorda il vostro Statuto, è la forza che vi ha spinti alla decisione di dedicare parte della vostra vita “al servizio delle popolazioni bisognose nei Paesi in via di sviluppo”, donando così il vostro contributo personale e concreto allo “sforzo di liberazione e di crescita dell’uomo” (Statuto, art. 1).

4. Prendendo visione dell’attività che svolgete e del numero considerevole di persone che, in campo medico, paramedico e tecnico, avete preparato e inviato in questi anni nei paesi dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e del Medio Oriente, non posso non lodare e ringraziare, insieme con voi, il Signore.

L’apostolato che compite dedicandovi, con intento cristiano e accurata preparazione, al servizio degli altri, specie se poveri e sofferenti, è una delle testimonianze più vive che la Chiesa di oggi rende al suo Signore.

Il documento conciliare che i Padri hanno rivolto ai laici cristiani ha sottolineato l’importanza e l’insostituibilità della vostra presenza attiva e della vostra partecipazione convinta alla diffusione del messaggio di Gesù Cristo.

Così infatti leggiamo in quel Decreto: “"Il più grande comandamento nella legge è amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come se stessi” (cf. Mt 22, 37-40). Ma questo precetto della carità verso il prossimo, Cristo lo ha fatto proprio e lo ha arricchito di un nuovo significato avendo voluto identificare se stesso con i fratelli come oggetto della carità, dicendo: “Ogni volta che voi avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf. Mt 25, 40). Egli infatti, assumendo la natura umana, con una solidarietà soprannaturale, ha legato a sé come sua famiglia tutto il genere umano, e ha stabilito la carità come distintivo dei suoi discepoli con le parole: “Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri” (Gv 13, 35)” (Apostolicam Actuositatem, 8 b).

La vostra azione dunque abbia sempre come contrassegno la carità, le cui opere sono un dovere e un diritto inalienabile per ogni cristiano. Consapevoli come siete del vincolo che lega tutti gli uomini in una sola famiglia, e insieme del dovere che la giustizia impone affinché siano eliminati non solo gli effetti dei mali, ma anche le loro cause, adoperatevi affinché coloro che ricevono il vostro aiuto siano, a poco a poco, liberati dalla dipendenza altrui e divengano autosufficienti (cf. Ivi, 8 e).

5. A tal fine voi non mancherete di sollecitare in ogni modo la partecipazione attiva e la piena corresponsabilità delle popolazioni locali, non imponendo modelli di sviluppo importati dall’esterno, ma favorendo il manifestarsi e il progressivo evolvere verso la maturazione di ogni autentico valore delle culture autoctone. La vostra presenza, infatti, in quanto costituita da stranieri venuti nel Paese per recare un aiuto disinteressato ed efficace, si configura come provvisoria e suppletiva, anche se utilissima; essa, cioè, deve porsi costantemente come finalizzata al proprio superamento, grazie all’instaurarsi “in loco” di una situazione di autosufficienza.

Animati, perciò, da quegli ideali di giustizia sociale in campo nazionale e internazionale, che costituiscono il presupposto della vera pace, voi non mancherete di offrire la vostra collaborazione ad ogni valida iniziativa delle autorità locali, sia coordinando l’azione degli ospedali missionari con i programmi elaborati dai sistemi sanitari nazionali, sia intervenendo direttamente, previo accordo, nelle strutture pubbliche operanti nei singoli Paesi.

Non è chi non veda, carissimi fratelli e sorelle, come questo pieno “calarsi” nella realtà sociale delle comunità, in cui vi recherete, supponga in voi spiccate doti di pazienza e di umiltà, distacco da punti di vista personali radicati nella cultura d’origine, disponibilità senza riserve al dono di voi stessi, capacità di “lettura” delle vicende quotidiane alla luce penetrante della fede. E come potreste vivere costantemente in un simile spirito di servizio e di autentica collaborazione senza quella profonda carica interiore, che viene dalla comunione con Cristo, incontrato nella partecipazione all’Eucaristia, nella meditazione della Sacra Scrittura, nella preghiera personale? A questo impegno di vita interiore, perciò, io vi esorto, carissimi, nella certezza che in Cristo ciascuno di voi potrà trovare luce nelle perplessità, sostegno nella fatica, conforto nel momento della prova, dell’incomprensione, dell’insuccesso. Cristo sia per ciascuno di voi l’amico sincero e il compagno fidato sulle strade del mondo!

6. Il pellegrinaggio, che in quest’Anno Santo della Redenzione vi ha portati qui, costituisca quindi per tutti voi un momento di riflessione alla luce della fede, e di slancio nel rinnovato impegno di dare, attraverso il vostro compito, liberamente assunto, di promozione umana e di servizio ai Paesi in via di sviluppo, una chiara testimonianza di solidarietà e di attuazione pratica dei valori del Vangelo.

Vi accompagni la mia benedizione.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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