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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AI LAVORI DELLA PLENARIA DELLA SACRA CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA

Giovedì, 5 aprile 1984

 

Venerati fratelli.

1. Nel rivolgervi il mio saluto cordiale, desidero innanzitutto ringraziare il signor cardinale Baum per le gentili parole con cui ha voluto presentarmi i lavori di questa riunione plenaria della Congregazione per l’educazione cattolica, ricordando amabilmente anche momenti che in tempi passati ho avuto il piacere di trascorrere con voi, come membro del dicastero.

A tutti e ai singoli cardinali e vescovi voglio dire il mio grazie per essere qui presenti in comunione di spirito e di propositi e questo grazie va pure ai superiori e agli officiali della Congregazione, i quali hanno efficacemente collaborato per la buona riuscita dell’assemblea.

2. Non ho mancato di esaminare la documentazione inviatami, e voglio prima di ogni cosa rallegrarmi per il particolareggiato esposto che riguarda le vocazioni sacerdotali, le cui prospettive future si aprono a grande speranza per la Chiesa. Sono già numerose le nazioni in cui la ripresa vocazionale è veramente consistente. In altre si nota un risveglio promettente. Poche fortunatamente sono quelle in cui si stenta a prendere il via; ma anche in queste ci sono segni che lasciano ben sperare per l’avvenire.

La mia parola di plauso e di incoraggiamento vorrebbe poter giungere a quanti, nelle singole diocesi, lavorano con impegno nella pastorale vocazionale. È questo un settore privilegiato e certo fondamentale per la vita della Chiesa, e quelli che in esso spendono le loro energie sono meritevoli della più grande riconoscenza.

So che la Congregazione sta seguendo da anni il problema vocazionale e la sua insistenza - discreta ma ferma - è servita a svegliare forze assopite e a dare nuovo coraggio ad animi forse tentati dalla sfiducia. I “piani nazionali e diocesani di pastorale vocazionale”, voluti con tanta tenacia dalla Congregazione, stanno portando frutti consolanti.

Siano rese grazie al padrone della messe, che continua a far echeggiare la sua chiamata nel cuore dei giovani, i quali, oggi più che in anni passati, si mostrano disposti ad accogliere l’invito a consacrare la propria vita per la Chiesa e per i fratelli.

3. Collegato con il problema vocazionale è quello dei seminari. Infatti, se è importante avere numerose vocazioni, è altrettanto importante curarne opportunamente la preparazione al futuro apostolato. I problemi dei seminari e delle vocazioni vanno perciò di pari passo.

Ho letto quanto è stato fatto nell’ultimo anno in questo settore, e me ne compiaccio. Anche nella vita dei seminari si nota un po’ ovunque un risveglio consolante.

Il vostro studio però si è incentrato soprattutto nella stesura definitiva di due documenti, sui quali lo scorso anno avete avuto modo di esprimere il vostro parere. Mi auguro che le direttive in essi impartite, sia per quanto concerne i superiori dei seminari, sia per quanto riguarda la formazione dei seminaristi all’uso degli strumenti di comunicazione sociale, possano recare nuovo impulso alla vita e all’attività dei seminari di tutto il mondo. Anche a quanti lavorano in questo campo vada il mio saluto, il mio incoraggiamento.

4. Altro tema importante è quello delle scuole cattoliche. Vorrei considerare anche questo argomento nella prospettiva vocazionale, auspicando che le scuole cattoliche siano un vivaio di future vocazioni alla vita consacrata. L’ultimo vostro documento sull’educazione all’amore tende, tra l’altro, a creare nella comunità educata un clima nel quale il germe di eventuali vocazioni possa fiorire e maturare.

Mi soffermo, però, su un altro aspetto oggi di viva attualità. In alcune parti del mondo si levano ombre preoccupanti su questo settore della vita della Chiesa, a motivo delle difficoltà che le autorità civili talvolta frappongono alla legittima autonomia delle scuole cattoliche. È opportuno, pertanto, che la Congregazione torni a ribadire la vera finalità che le scuole cattoliche perseguono. Non è certo loro intenzione far concorrenza o criticare gli ordinamenti scolastici o civili. Esse chiedono soltanto di poter liberamente proporre un progetto educativo basato sui valori del Vangelo, offrendo ai genitori - primi responsabili dell’educazione dei figli - centri di studio che assicurino ai giovani un’educazione completa, informata a quei solidi principi cristiani, che dovranno domani guidare e orientare la loro vita di cittadini adulti.

La Congregazione ha già lavorato molto in questo settore. Ricordo solo i due documenti su “La scuola cattolica” e “Il laico cattolico testimone della fede nella scuola”: voglio sperare che l’attenzione portata al settore scolastico cattolico nel mondo contribuisca a fugare quelle ombre di cui ho or ora parlato.

5. Il fascicolo circa le università ha un numero minore di pagine, ma non è meno importante. Prosegue lo studio della “magna charta” delle università cattoliche, e penso che si debba procedere oltre con lena, tatto, comprensione, tenendo conto delle difficoltà che ci sono e delle diverse situazioni ambientali in cui le università cattoliche, sparse per il mondo, operano. Il voler presentare l’ideale di un’università cattolica è un compito arduo, ma non è impossibile, e quindi incoraggio tutti in questo lavoro, che seguo con attenzione.

Come non sottolineare il bene che ha già portato e che sta portando la costituzione apostolica «Sapientia Christiana» per le università e facoltà ecclesiastiche? Anche quando si preparava quel documento c’erano difficoltà; ma l’impegno, la costanza, la buona volontà di tutti ha permesso di superarle. Così sarà anche per le università cattoliche. Avanti, quindi, “in Domino”.

6. Vedendo nel suo complesso il lavoro che la Congregazione ha svolto e sta svolgendo non posso che rinnovare le mie vive congratulazioni. Proseguite nella strada intrapresa, ravvivando la fiducia nell’aiuto del Signore. Egli vi è certamente vicino, giacché vi interessate di problemi che toccano punti nevralgici della vita ecclesiale: vocazioni, seminari, scuole e università cattoliche. Sono punti focali, dai quali dipende in gran parte il futuro della Chiesa. È con questa coscienza e con questo senso di responsabilità che vi esorto a continuare la vostra attività. E perché il Signore voglia aiutarvi, assistervi, illuminarvi in questo lavoro così complesso e importante, di cuore imparto a ognuno la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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