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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PARTECIPANTI ALLA XXXVI RIUNIONE DELLA COMMISSIONE TECNICA DELL'UNIONE EUROPEA
PER LA RADIODIFFUSIONE
Sala Clementina - Venerdì, 13 aprile 1984
Signor presidente dell’Unione europea di radiodiffusione, Signor Presidente
della Commissione tecnica, Signore e Signori.
1. Il 3 aprile 1981, poco prima di
Pasqua, ho accolto proprio qui la Commissione dei programmi radiofonici della
vostra Unione. Oggi, tre anni dopo, e in coincidenza con la stessa celebrazione
liturgica, mi è data la gioia di incontrare nuovamente i membri dell’Unione al
suo più alto livello, al termine dei lavori della Commissione tecnica svoltisi,
su invito della Radio vaticana, all’interno di questa città. Siate i benvenuti e
permettetemi di salutare in particolare il signor Albert Scharf e il signor
Carlo Terzani. Li ringrazio delle parole che mi hanno rivolto a nome di tutti i
partecipanti, parole espressive della viva coscienza delle vostre
responsabilità. In particolare, la Chiesa “esperta in umanità”, secondo la
felice espressione del mio predecessore Paolo VI, e ben persuasa dell’importanza
delle vostre attività, non può che essere, nei vostri riguardi, rispettosa ed
esigente. E che Dio, padre di ogni bene, vi dia la grazia di esercitare il
vostro considerevole potere con una coscienza che vi porti instancabilmente a
cercare il servizio autentico dell’umanità! La qualificazione e la finalità
della vostra Unione mi sono ben note. Penso alla vostra preoccupazione di
estendere il campo della radiodiffusione, di operare uno scambio di programmi
(su questo punto l’Eurovisione è l’esempio più conosciuto), di coordinare gli
studi relativi a questo grande mezzo di comunicazione, di sostenere anche coloro
che sono incaricati di questa missione nei vari ambiti della radiodiffusione.
Questa collaborazione professionale fa parte dell’ideale che mobilita le vostre
energie al servizio del pubblico. Essa esige anche molta creatività, impegno,
umiltà. L’autentico spirito di servizio vi porta a guardare al di là delle
frontiere nazionali e a cercare il bene comune, facendovi guidare da una
ispirazione più vasta. Esiste una crescente necessità di informazione esatta, di
autentica conoscenza reciproca, di coscienza dei problemi di tutto il pianeta,
anche se ciò è spesso dettato dall’ansietà e dalla paura. Non si può separare
questo lavoro - esso ne è espressione stessa - dalla generale esigenza della
pace, esigenza che coinvolge sempre più individui e popoli. E la pace non può
essere stabilita senza comunicazione e senza dialogo. Ora, il dialogo non
esiste, se non vi è spazio per l’ascolto dell’altro. Su tutto ciò si fonda
l’importanza capitale del vostro compito. Infatti, l’epoca contemporanea
richiede che l’etica della vostra funzione pubblica divenga servizio
all’umanità.
2. Sul piano della finalità dell’Unione, un compito specifico della
Commissione tecnica è quello di studiare e di proporre miglioramenti da portare
agli strumenti e alle attrezzature di cui si servono da una parte le emittenti e
dall’altra gli utenti. La rapidità dell’evoluzione tecnica e il suo impatto sui
mutamenti della società rendono il vostro compito esigente e appassionante. Nei
settori dove la Commissione tecnica ha recentemente effettuato ricerche e
sforzi, vorrei ricordare in primo luogo, e per ciò che riguarda le tecniche di
produzione, la registrazione magnetica del suono e dell’immagine per
procedimento numerico e la scelta di una norma unica in collaborazione con
l’industria. E, in secondo luogo, sul piano delle tecniche di diffusione, vorrei
menzionare: gli studi in vista della radiodiffusione diretta mediante i
satelliti con particolare riferimento alle esperienze che prevedono, accanto a
un certo numero di fasci nazionali, un fascio chiamato “europeo”, che coprirà
numerosi Paesi nel quadro dell’Unione europea di radiodiffusione; lo sviluppo
della televisione ad alta definizione, grazie ai programmi distribuiti dai
satelliti; la definizione di una norma unica per la codificazione delle immagini
video da utilizzare nella trasmissione diretta compiuta dai satelliti; gli studi
preparatori a due conferenze internazionali dell’Unione internazionale delle
telecomunicazioni, l’una in vista della pianificazione delle onde metriche
destinate alla radiodiffusione sonora in modulazione di frequenza, l’altra in
vista della ripartizione, su scala mondiale, delle onde corte assegnate alla
radiodiffusione. Lo Stato della Città del Vaticano, direttamente interessato a
queste conferenze, in modo del tutto particolare a quella che tratta della
ripartizione delle onde corte, ha potuto constatare ancora una volta - come in
occasione delle altre conferenze dell’Uit - l’efficacia dell’aiuto portato dalla
Commissione tecnica dell’Unione europea di radiodiffusione ai suoi membri, sia
sotto forma di studi e di proposizioni, sia mettendo a sua disposizione le
attrezzature necessarie per il calcolo.
3. Lungo i secoli la Chiesa non è stata insensibile alle
manifestazioni della cultura e delle arti. Ciò è dimostrato dalle molte opere
d’arte conservate tra le mura di questa piccola città per il bene dell’umanità.
La Chiesa, dunque, non poteva rimanere indifferente alle opportunità apertele
dalla tecnologia. E questo specialmente quando le scoperte scientifiche
toccavano tanto direttamente la sua tensione fondamentale, la ragione stessa del
suo essere, che è la proclamazione della buona novella a tutti gli uomini e
donne di ogni Paese. Il mio grande predecessore Pio XI capì l’importanza della
radio. La prima stazione radiofonica costruita da Guglielmo Marconi divenne
operativa nello Stato della Città del Vaticano due anni dopo la costituzione
dello Stato. Pio XI la inaugurò con un messaggio a tutto il mondo, il 12
febbraio 1931.
Ma il progetto stesso era molto più antico. Già nel 1925 padre Gianfranceschi, allora presidente della Pontificia accademia delle scienze e in
seguito primo direttore della Radio vaticana, stava progettando una stazione
radio che non soltanto avrebbe offerto al Papa la possibilità di parlare al
mondo, ma che sarebbe anche stata un mezzo per diffondere i risultati di
argomento scientifico, e che trasmettesse in latino, la lingua della Chiesa
universale e a quel tempo anche lingua della scienza. Il programma fu chiamato:
“Scientiarum nuntius radiophonicus”. Nella trasmissione del 23 febbraio 1933,
intitolata “De microundis in Colle Vaticano”, fu annunciato che, grazie a
Marconi e all’ingegner Mathieu, era stato installato il primo collegamento a
micro-onde reso operativo tra il Vaticano e Castel Gandolfo. Anche se il sistema
era già noto ed era già stato sperimentato, l’annunciatore poteva affermare con
legittimo orgoglio che la Radio vaticana era la prima e fino a quel momento
l’unica emittente a usare regolarmente il sistema di collegamento a micro-onde.
Oggi, nell’era dell’elettronica di massa, fa sorridere un tale concetto
aristocratico di radio. Oggi la Radio vaticana deve affrontare la sfida del
mettere in contatto il Pastore universale con tutte le Chiese locali, anche le
più lontane, e di mettere esse, a loro volta, in contatto con il Pastore e tra
di loro. Tutti sanno che molto spesso le distanze più difficili da superare non
sono quelle geografiche. In molte zone del mondo la radio è l’unico mezzo per
rendere possibile l’informazione e la catechesi, per fare in modo che
l’insegnamento e la voce stessa del Pastore raggiunga chi desidera udirla.
La
Radio vaticana fa continuamente esperienza della sproporzione tra le sue
limitate risorse e le esigenze del servizio al quale si sente chiamata.
Nell’affrontare questa sfida che è anche tecnologica, essa è alleata con voi in
una preziosa collaborazione.
In questa felice occasione non posso fare a meno di
esprimere la mia gratitudine per la comprensione e l’aiuto forniti alla Radio
vaticana, che è orgogliosa di essere considerata tra i membri fondatori e
tuttora attivi della vostra associazione. Questa collaborazione è stata
particolarmente utile durante le varie visite pastorali che ho compiuto in
alcuni dei vostri Paesi come parte della mia missione apostolica. Ma i miei
ringraziamenti vanno in generale a tutte le vostre organizzazioni radiofoniche
che, in pieno rispetto del pluralismo delle culture, religioni e opinioni, hanno
dato larga attenzione ed eco positiva alla mia missione nel mondo. La mia
gratitudine va anche ad ognuno di voi il cui lavoro contribuisce a superare le
distanze e ad avvicinare i popoli tra di loro, rendendoli più consapevoli del
loro comune destino.
E qui i nostri pensieri ci portano a riflettere seriamente
sul mistero della grandezza e della fragilità dell’uomo. Egli è l’artefice delle
magnifiche conquiste della scienza e della tecnologia. E tuttavia egli non
sempre riesce a porle al servizio del suo stesso autentico bene.
Nell’ambito
delle comunicazioni sociali, quanta confusione e contrasto c’è nel loro uso!
Quanta disparità vi è nella disponibilità delle risorse e dei mezzi! Quanto
spreco di preziose energie come risultato di opposti interessi, di egoismo e
volontà di potere! Purtroppo, in questo come in altri campi, il risultato è che
tutti ne subiscono le dannose conseguenze.
La Chiesa non è chiamata a fornire soluzioni tecniche ai grandi problemi che
affliggono l’umanità. Questo non è il suo compito. Non è la sua missione. Perché
suo compito e missione è ricordare continuamente all’uomo la sua dignità, il suo
autentico bene; proclamare instancabilmente il Vangelo della pace e rendere
testimonianza alla verità nel servizio ai fratelli. Questo è il suo compito. In
virtù di questo mandato, vi esorto, uomini e donne dei mezzi di comunicazione
sociale, ad essere sempre servitori della verità, difensori della libertà,
costruttori di pace. Sia questo il mio augurio per voi: che la pace abiti in
voi, nelle vostre famiglie, nei luoghi dove lavorate e trascorrete una parte
tanto significativa della vostra vita. Dio benedica voi e coloro che vi sono
cari. Benedica le organizzazioni che rappresentate, i Paesi a cui appartenete.
Dio benedica le vostre speranze, i vostri progetti e le vostre decisioni.
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