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VISITA PASTORALE A FANO (PESARO)

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI SACERDOTI, AI RELIGIOSI, ALLE SUORE
E AI SEMINARISTI DELLA DIOCESI DI FANO

Cattedrale di Fano - Domenica, 12 agosto 1984

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Sento il vivo bisogno di manifestarvi cordialmente la mia gioia e la mia soddisfazione per questo incontro. Gioia, perché mi è dato di entrare con voi in immediata sintonia a motivo degli ideali, delle speranze, delle scelte, in una parola della vocazione che, per provvidenziale disposizione divina, tutti ci accomuna. Soddisfazione, perché vedo in voi, convenuti da Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola, il segno di unità di quattro comunità diocesane che, guidate da monsignor Costanzo Micci e sorrette dalla vostra carità pastorale, camminano insieme e oggi si stringono attorno al successore di Pietro per crescere in quella comunione, che conferma la presenza di Cristo nel mondo.

Con voi che, come sacerdoti e persone consacrate, avete deciso di dedicare la vostra vita al servizio di Dio senza anteporre nulla all’amore di Cristo, camminando con cuore libero e ardente nella via del Signore, intendo oggi meditare sulla grandezza del dono del sacerdozio e sull’offerta totale di sé nella vita religiosa, che testimoniano come Dio sia significato esauriente della vita.

2. Mi rivolgo innanzitutto a voi, carissimi presbiteri, invitandovi a ringraziare l’immensa bontà divina, che vi ha chiamati al sacerdozio per il servizio della Chiesa e dell’umanità.

Il sacerdote è ministro di Cristo, da lui scelto e a lui consacrato, testimone della sua passione, morte e risurrezione, da lui inviato a comunicare la vita divina della grazia, specialmente mediante il culto eucaristico e la celebrazione dei sacramenti.

Il sacerdote ha la missione di essere maestro e guida, perché deve annunciare il Vangelo e dare una risposta agli eterni interrogativi dell’uomo, di ogni uomo, circa il senso ultimo della realtà creata.

Il sacerdote, poi, con l’essere inserito nel mondo come segno e testimonianza dell’amore salvifico di Cristo, è deputato ufficialmente alla preghiera pubblica della Chiesa, offre a Dio continuamente quel sacrificio di lode (cf. Eb 13, 15), che interpreta l’anelito di tutta la creazione verso la liberazione dei figli di Dio (cf. Rm 8,19): e, in tal modo, ne diventa il mediatore e la voce.

3. Il nostro dovere di sacerdoti è perciò quello di testimoniare la fede esercitando il “munus regale”. Come ha sottolineato il Concilio Vaticano II, la missione regale di Gesù Cristo è trasmessa in modo particolare alla Chiesa sotto forma della potestà pastorale, che esercitano i vescovi in comunione col successore di Pietro e i sacerdoti e i diaconi sotto la direzione dei vescovi (cf. Lumen Gentium, 18-19). Tale potestà pastorale ha la sua sorgente, la sua ragione continua, il suo esempio e ideale in Cristo, il Buon Pastore, che dà la vita per le sue pecore (cf. Gv 10, 15), e, quando ritrova quella perduta, la prende con gioia sulle sue spalle (cf. Lc 15, 5).

Testimoniare la fede come sacerdoti è dunque santificare se stessi e servire Cristo negli altri con quella carità pastorale, che, vissuta nella comunione, rende perfetti nell’unità (cf. Gv 17, 23), e annunciatori del Figlio di Dio salvatore: “Padre, che siano una cosa sola affinché il mondo creda” (Gv 17, 21).

Testimoniare la fede come sacerdoti è darsi generosamente al “ministerium verbi”, cercando ogni modo più adatto perché il Vangelo sia annunciato davvero “a ogni creatura” (Mc 16, 15), curando la catechesi appropriata e svolta in modo organico, sintetico e profondo a tutte le categorie di persone, specie alla gioventù che talora è lasciata in balìa di se stessa.

Testimoniare la fede come sacerdoti è essere canali di grazia per comunicare la vita mediante la degna celebrazione dei divini misteri, l’amministrazione dei sacramenti e, in particolare, del sacramento della Riconciliazione, per guidare i fedeli all’amore del bene, sorgente ultima dei giudizi veri della coscienza morale.

Testimoniare la fede come sacerdoti è mettersi totalmente a disposizione di Dio, affinché “egli faccia di noi un sacrificio perenne a lui gradito (cf. Prex Eucharistica, III): così diciamo al Signore, al Creatore e Padre nostro in nome e nella persona di Cristo, come, al tempo stesso, a nome di tutte le creature, in modo da essere veramente sempre uomini-per: per Dio e per i fratelli, senza limitazioni, nella gioia totale della donazione di sé.

Testimoniare la fede come sacerdoti è, infine, essere uomini di preghiera, in quanto partecipi, in modo speciale, della preghiera di Gesù: uomini di Dio, consacrati, al momento più alto di ogni giorno prestiamo la nostra bocca allo stesso Cristo che loda il Padre e intercede continuamente per noi (cf. Eb 7, 25).

Desidero perciò incoraggiarvi a perseverare con fiducia e con fervore nella vostra nobile missione sacerdotale e pastorale, nella carità reciproca e nell’unità degli intenti. Specialmente il mondo attuale ha bisogno di guide illuminate e sicure. Ripeto anche a voi quanto ho detto ai presbiteri della Svizzera: “Più il mondo si scristianizza, più ha bisogno di vedere nella persona dei sacerdoti questa fede radicale, che è come un faro nella notte o la roccia sulla quale si appoggia” (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio ad Presbyteros helveticos habita, 7, die 15 iun. 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/1 [1984] 1793s.). Dobbiamo vivere con gli uomini del nostro tempo come con dei fratelli, pur rimanendo sempre “i testimoni e i dispensatori di una vita diversa da quella terrena” (Presbyterorum ordinis, 3).

4. Anche voi, cari fratelli e sorelle, che con la professione dei consigli evangelici avete stretto un’alleanza privilegiata con Cristo, Redentore dell’uomo e del mondo, siate fedeli all’invocazione a Dio, alla preghiera, come condizione per perseverare nella strada a cui egli vi ha chiamati. La preghiera è la forza dei deboli. Dice l’apostolo Paolo: “Così anche lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza, perché noi non sappiamo domandare quello che si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi, con gemiti inesprimibili” (Rm 8, 26). L’orazione ci permette in un certo senso di essere nelle dimensioni di Dio, di inserirci, in modo umile ma coraggioso, nel cuore stesso di Dio, nel suo disegno. Pregare è riconoscere che Cristo è risorto e merita incondizionata dedizione.

Ma se per il vostro stato di vita è evidente il primato della contemplazione che, scandita e sorretta dalla regola, accresce il vostro amore a Cristo, è altresì evidente che questo amore costituisce un bene speciale per tutta la Chiesa. Il popolo di Dio è consapevole che, nell’amore che Cristo riceve dalle persone consacrate, l’amore dell’intero Corpo viene indirizzato in modo speciale verso lo Sposo.

Vi esprimo la gratitudine della Chiesa per la consacrazione e la professione dei consigli evangelici, che sono una tipica testimonianza d’amore, attraverso la quale diventa visibile in modo particolare l’intera verità redentrice del Vangelo. Vi esorto, dunque, a partecipare all’apostolato della Chiesa secondo lo specifico carisma dell’ordine o della congregazione in cui vivete. Auspico, perciò, che siate sempre aperti alla vita pastorale della Chiesa locale e che, attenti ai segni dei tempi, siate sempre generosamente disponibili a rispondere alle necessità dei poveri, per portare l’annuncio di Cristo a chi ha più bisogno di segni concreti della speranza salvifica del Redentore. Vari sono i modi con i quali, mediante l’apostolato, potete e dovete manifestare il vostro amore per la Chiesa e per il mondo, Tuttavia l’importante è che, sia nella contemplazione feconda per l’annuncio di Cristo, sia nell’azione direttamente apostolica, siate prova vivente che “il regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo: chi serve il Cristo in queste cose, è bene accetto a Dio e stimato dagli uomini” (Rm 14, 17-19). Il mondo ha bisogno dell’autentica testimonianza della consacrazione religiosa come incessante lievito di rinnovamento salvifico.

Voglio concludere ricordandovi che lo scopo della vita religiosa è quello di onorare e glorificare la Santissima Trinità e, attraverso la vostra consacrazione, di aiutare l’umanità a raggiungere la pienezza di vita nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. In tutti i vostri progetti e in tutte le vostre attività cercate di avere sempre dinanzi a voi questo fine. Non potrete rendere servizio più grande; non potrete ricevere ricompensa più grande.

Mentre auspico che il Signore e Maria santissima, nostra dolce Madre, vi accompagnino, cari sacerdoti, cari religiosi e dilette religiose, e riempiano la vostra vita di un grande entusiasmo nel servizio della vostra alta vocazione e del vostro ministero ecclesiale, a tutti di cuore impartisco la benedizione apostolica.

 

 © Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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