Eminenze, eccellenze,
illustrissimi signori.
1. Avete scelto Roma, la “città
eterna”, come sede del vostro 76° raduno di dialogo di Bergedorf, che avete
dedicato al tema dell’Europa. Durante il vostro congresso avete anche desiderato
fare visita al Vescovo di Roma. Vedo in ciò qualcosa di più di un semplice atto
di cortesia. Come questa città, straordinaria fin dal tempo della presenza e del
martirio dei due prìncipi degli apostoli Pietro e Paolo sulle rive del Tevere, è
legata in modo irrevocabile alla Chiesa di Cristo, così anche la storia e il
destino dell’Europa, il suo passato e i suoi compiti nel presente e nel futuro
non possono essere compresi senza il cristianesimo e il suo essenziale apporto
alla cultura occidentale.
Vi rivolgo dunque il mio sincero e cordiale benvenuto a questo breve incontro in
Vaticano. Saluto in voi gli alti rappresentanti innanzitutto della politica e
della scienza di diversi Paesi europei che presentano in questo raduno di
dialogo la loro ricca esperienza e conoscenza personale sul tema Europa. Con mia
gioia vedo tra di voi anche alcuni alti e competenti rappresentanti della Chiesa
che vi testimoniano il grande interesse col quale la Chiesa, e soprattutto la
Santa Sede, segue gli sforzi finalizzati a una nuova coscienza e a una nuova
configurazione dell’Europa a partire dal suo prezioso patrimonio storico di
fronte alla fatidica sfida del nostro tempo.
2. L’Europa del nostro secolo è profondamente caratterizzata dal tragico
avvenimento delle due guerre mondiali fratricide e dalle loro disastrose
conseguenze, dai contrasti ideologici, politici, militari ed economici. Le
lacerazioni e le tensioni che danneggiano la sua unità sono tra Est e Ovest, tra
Nord e Sud, attraverso tutto il continente. I regimi totalitari disprezzano la
libertà e i diritti fondamentali dell’uomo. Il progresso tecnico, che come sua
più audace conquista sembra promettere la soluzione di tutti i problemi, si
volge sempre più minacciosamente contro l’uomo stesso e mette in pericolo la sua
sopravvivenza. Il secolarismo e il disfacimento dei vincoli morali gettano
sempre più gli uomini nel disorientamento, nell’ansia esistenziale e nella fuga
da un’impostazione responsabile della vita e del mondo. Quanto più palesemente e
ampiamente la crisi del vecchio continente e della sua civiltà viene alla luce,
tanto più gli uomini percepiscono le sfide storiche ivi contenute e riconoscono
la loro responsabilità per l’Europa e il suo futuro. Noi tutti siamo a
conoscenza dei crescenti sforzi in politica e tra le Chiese cristiane, volti a
ricomporre le funeste lacerazioni e le fratture sorte nel corso della storia.
Il peso dei problemi che si pongono oggi, così i problemi della sicurezza, della
giustizia sociale, della pace, dello scambio economico e culturale, esige
necessariamente unità e iniziative comuni. L’esperienza ci illumina però anche
sulle grandi difficoltà che il processo di unificazione in corso incontra su
piani diversi, già all’interno e tra i Paesi dell’Europa occidentale, e tanto
più se pensiamo all’Europa intera dall’Atlantico agli Urali. Ciò non deve
tuttavia sorprendere e tanto meno scoraggiare nessuno. L’unità da ricercare e da
realizzare nuovamente nel continente europeo e anche al di là di esso deve
essere realmente vitale e duratura, deve necessariamente tener conto dei
legittimi diritti di tutti gli interessati e integrarli organicamente in sé.
Naturalmente questo processo di maturazione può avvenire soltanto lentamente. È
di importanza decisiva che sul cammino intrapreso, e al quale non c’è in ultima
analisi alcuna alternativa ragionevole, non si stia fermi ma, con perseveranza e
pazienza, si progredisca, seppure a piccoli passi.
È e rimane un traguardo auspicabile che l’Europa, anche in campo politico,
parli sempre più una lingua comune e giunga alla formazione di una volontà
unitaria nelle questioni di importanza vitale. Quanto più la voce dell’Europa
nel suo insieme è chiamata alla soluzione delle attuali crisi mondiali, tanto
più grande è la delusione quando marginali problemi economici, mancanza di
collaborazione o riserve nazionali accumulano ostacoli apparentemente
insuperabili. È tempo che vengano smantellati quegli egoismi nazionali che, di
importanza locale, si riducono se onestamente paragonati con i veri problemi
dell’umanità. A questo l’Europa deve dare al più presto una risposta comune e
solidale.
3. Può essere oggetto dei
vostri dibattiti, ed è infatti di competenza dei politici e dei sociologi,
mostrare le vie concrete e appianarle gradualmente. La Chiesa ritiene suo
compito incoraggiare con forza i responsabili e nello stesso tempo richiamare
l’attenzione sul fatto che il processo di unificazione dell’Europa, al di là
degli auspicabili accordi tecnici, militari e politici, deve avere il suo
fondamento portante e il suo terreno propizio in un rinnovamento spirituale e
morale della cultura occidentale, da ricercare altrettanto urgentemente. Qui la
Chiesa si sente in modo particolare interpellata direttamente. Come il
cristianesimo nel primo millennio dell’Europa ha integrato l’eredità
greco-romana e la cultura dei germani, dei celti e degli slavi e ha dato vita a
uno spirito europeo comune, così anche oggi si può efficacemente contribuire a
che i diversi popoli di questo continente, attingendo alla loro grande
molteplicità culturale e nazionale, creino una nuova civiltà europea comune. La
promozione di un tale rinnovamento e di una tale formazione collettiva dipende
in modo essenziale dal rafforzamento e dall’approfondimento dei fondamentali
valori morali e spirituali, di quei valori che il cristianesimo stesso nel
passato ha insegnato ai popoli dell’Europa a stimare e a vivere: la dignità
della persona umana e i suoi inalienabili diritti fondamentali, l’inviolabilità
della vita, la libertà e la giustizia, la fratellanza e la solidarietà
soprattutto con i poveri e i diseredati, la responsabilità morale per la propria
vita e per il bene comune, l’impegno per i popoli sottosviluppati, la
configurazione cristiana del mondo e la salvaguardia dell’eredità culturale e
religiosa.
L’Europa può rinnovarsi e trovare nuovamente se stessa soltanto nel
rinnovamento di quei valori comuni ai quali essa deve la sua stessa storia, il
suo prezioso bene culturale e la sua missione nel mondo. A ciò la Chiesa può e
vuole portare il suo contributo insostituibile. Essa può aiutare l’Europa a
ritrovare la sua anima e la sua identità così come a chiarire e a scoprire
rettamente la sua vocazione nella comunità internazionale dei popoli.
Vi
ringrazio per la vostra visita e vi auguro un buon esito delle vostre
discussioni sul tema Europa. Che questa vostra collaborazione, nel serio e
indispensabile processo di formazione di una nuova coscienza e di una nuova
configurazione dell’Europa, possa essere feconda e promuovere anche altre nuove
utili iniziative. ll Signore vi rafforzi nel vostro lavoro e vi accompagni
sempre con la sua particolare protezione e benedizione.
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Copyright 1984 - Libreria Editrice Vaticana