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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DIRIGENTI DELL'OSPEDALE ROMANO «VILLA SAN PIETRO»

Ospedale «San Pietro» - Domenica, 23 dicembre 1984

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Anche quest’anno, nella circostanza del santo Natale, ho voluto visitare un ospedale di Roma, di questa città da me tanto amata, che vorrei sempre più bella, più buona, più felice.

Sono perciò molto lieto di trovarmi con voi oggi qui all’ospedale San Pietro e di porgervi gli auguri più cordiali e affettuosi di buon Natale e di felice anno nuovo, con l’assicurazione della mia preghiera.

Insieme col cardinale vicario e con monsignor Fiorenzo Angelini, desidero salutare il superiore generale, il provinciale e il priore locale dei Fatebenefratelli, tanto benemeriti nella città di Roma fin dall’apertura del primo ospedale romano, avvenuta nel marzo del 1581. Rivolgo poi il mio deferente pensiero al presidente della XX Unità sanitaria locale, ingegner Luigi Vincenzo Diaco, ai membri del comitato di gestione e a tutti i medici. Intendo salutare tutti coloro che collaborano al buon andamento di questo importante presidio ospedaliero: i religiosi che prestano il loro servizio, gli infermieri, le infermiere, il personale ausiliario e amministrativo, i volontari che sono di particolare conforto ai sofferenti. Rivolgo uno speciale pensiero anche al consiglio pastorale.

Ma soprattutto voglio porgere personalmente il mio amorevole saluto a voi, cari ammalati. Per voi principalmente sono venuto, in questa vigilia così suggestiva. Soprattutto a voi, malati, che sentite la nostalgia della casa e tuttavia dovete accettare pazientemente di rimanere in ospedale, anche per queste feste, e ai vostri familiari auguro un Natale sereno, con la consolazione della fede, nonostante le vostre sofferenze e la lontananza dai vostri focolari. E insieme desidero anche augurarvi la guarigione: giunga essa al più presto e sia completa! Per questo infatti esistono gli ospedali e lavorano appassionatamente medici, infermieri e personale! Nello stesso tempo, però, proprio alla luce del divin Redentore nato per noi nella povertà e nell’umiltà della capanna di Betlemme, invoco per voi anche tanta pazienza e tanta forza di rassegnazione e di sopportazione, per essere sempre docili alla volontà di Dio, confidando nella sua bontà paterna e provvidente.

2. Insieme ai saluti e agli auguri, sono lieto di dirvi anche il mio vivo apprezzamento per quanto si è compiuto finora e si compie tuttora in questo ospedale per il migliore suo funzionamento. Esso, intitolato all’apostolo Pietro, è la più giovane fondazione romana dei Fatebenefratelli, iniziatasi nel 1940 e poi avviata a più vasta opera di accoglienza con la costruzione di un edificio che si ampliò in successive tappe, dal 1949 in poi, fino ad ottenere a pieno merito la classificazione Ospedale generale di zona. Oggi il San Pietro è l’unico ospedale generale della XX Circoscrizione e riesce a sopperire alle esigenze di un vasto comprensorio racchiuso tra la Flaminia, la Cassia e la Trionfale estendendosi nei contigui comuni del settore nord-est del Lazio. La recente inaugurazione, nel 1983, di imponenti lavori di ampliamento delle infrastrutture e di creazione di nuovi reparti, indica chiaramente che si è voluto assicurare a tutti i malati le attrezzature e il conforto necessari per la loro degenza e per la loro guarigione. Inoltre, si è cercato di stimolare la convinta collaborazione di tutti, per venire incontro alle necessità dei malati con vero spirito di servizio e con atteggiamento di generosità e di sensibilità. Ricordo la scuola infermieri, che fin dal 1957 ha qualificato ormai migliaia di infermieri generici, e in seguito anche infermieri professionali e specializzati; e cito ancora i corsi di specializzazione post-universitari. Vanno anche ricordate le attività ideatrici e coordinatrici del consiglio pastorale, delle sezioni dell’Associazione medici cattolici, dell’Associazione cattolica operatori sanitari e del Gruppo culturale ricreativo; e infine deve pure essere menzionato ed elogiato il gruppo organizzato dall’Associazione romana volontari assistenza sanitaria, che già da alcuni anni si impegnano nel portare all’assistenza ospedaliera quel contributo di familiarità e di spiritualità, di cui essi sentono un particolare bisogno.

Sono profondamente lieto di conoscere questo lodevole dinamismo e vi esorto di cuore a perseverare con fervore e con dedizione alle opere intraprese, in modo che l’ospedale, questa cittadella del silenzio, del dolore e dell’attesa, in mezzo al febbrile agitarsi della metropoli, sia sempre di più casa di accoglienza e di conforto, dove il malato trovi amicizia, comprensione, gentilezza e carità.

3. Questo infatti è propriamente il messaggio autentico del Natale, che ci ricorda la nascita del divin salvatore Gesù nell’umiltà e nella povertà della capanna di Betlemme. Gesù è venuto a rivelarci il valore autentico dell’uomo e il significato del suo destino. Infatti, se Dio stesso ha voluto farsi uomo nascendo nel seno di Maria santissima per opera dello Spirito Santo, ciò è segno che veramente l’Altissimo ama e stima la sua creatura umana assumendola addirittura nel suo Verbo eterno, nel mistero dell’unione ipostatica.

L’evangelista san Giovanni, spiegando la missione di Giovanni Battista, il precursore, afferma che egli “doveva rendere testimonianza alla luce”, perché “veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”, Gesù (Gv 1, 7-9).

Nella prima Lettera il medesimo apostolo ritorna su questo concetto: “Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (1 Gv 1, 5-7).

Tali parole sottolineano che, in effetti, il Natale è veramente la festa della luce interiore e divina, che illumina la nostra singola esistenza e l’intera storia umana, proiettandole in una visione e in una dimensione trascendente ed eterna. Gesù stesso affermò: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12). Ecco perché si mettono tante luci nel Presepio, sull’albero di Natale, simbolo della nuova vita di grazia portata da Gesù, e per le strade delle città e dei paesi!

“La notte mi si è cambiata in luce - diceva sant’Agostino - poiché era proprio notte quando disperavo di poter traversare un mare così immenso, di percorrere una via così lunga e, perseverando fino alla fine, raggiungere il traguardo... Infatti, finché dura la vita presente è notte; e come si è rischiarata questa notte? Con la venuta di Cristo. Cristo assunse una carne terrena e così illuminò la nostra notte” (S. Augustini, Enarr. in Ps., 138, 14).

Meditando sul dolore dell’uomo, il grande poeta francese Paul Claudel, convertitosi alla fede cattolica proprio il giorno di Natale del 1886, scriveva: “Il Figlio di Dio non è venuto ad eliminare la sofferenza, ma a soffrire con noi. Non è venuto a distruggere la croce, ma a distendervisi sopra... L’uomo che soffre non è inutile e inoperoso. Egli lavora e guadagna non beni peribili e relativi, ma valori assoluti e universali, ai quali si predispone con la sofferenza” (Paul Caludel, Positions et propositions).

4. Ringraziamo dunque il divin Redentore per il dono della luce! Vi esorto di cuore a trascorrere il Natale nella grazia di Dio, nella letizia spirituale, nella fraternità, aprendo i vostri animi anche alla carità verso coloro che pure in questa circostanza soffrono il freddo, la fame, la solitudine, la mancanza di amore e di calore umano. La gioia che proviene dalle certezze che Cristo ha portato non deve mai essere disgiunta dalla partecipazione alle pene di tanti nostri fratelli.

Accogliete Gesù Bambino nei vostri cuori con lo stesso trepidante amore di Maria e di san Giuseppe.

Rinnovando con affetto i miei voti augurali, anche per l’anno nuovo, volentieri vi imparto la benedizione apostolica, che estendo ai vostri familiari e a tutte le persone care.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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