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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AD UN GRUPPO DI ANIMATORI SPIRITUALI DELLA
«PEREGRINATIO AD PETRI SEDEM»
Sala del
Concistoro - Lunedì, 6
febbraio 1984
Carissimi animatori spirituali della “Peregrinatio ad Petri Sedem”!
1. Grande è la mia gioia nel ricevervi in questo incontro breve ma che vuole
essere molto cordiale.
Vi ringrazio per la vostra visita e vi porgo il mio saluto affettuoso,
rivolgendo uno speciale pensiero a Monsignor Emanuele Clarizio, che vi guida e
vi sostiene nella vostra dedizione. Desidero esprimervi il mio vivo
apprezzamento per la preziosa opera che compite nel vostro benemerito servizio
di accoglienza e di accompagnamento dei pellegrini che giungono a Roma. Anzi,
l’occasione è propizia per manifestarvi la mia sincera riconoscenza per tale
vostro impegno, di non piccola importanza, che voi eseguite con sollecita
diligenza, per amore della Chiesa e a vantaggio degli ospiti dell’Urbe.
Indubbiamente Roma ha un fascino misterioso e straordinario: la Sede di
Pietro, nel volgere dei secoli e delle vicende umane, è stata ed è centro di
spiritualità sicura e faro di autentica luce. Qui, alla Città eterna, giungono
ogni anno numerosi turisti e pellegrini, emozionati, ansiosi, desiderosi di
vedere, di ammirare, di gustare le bellezze artistiche, di pensare alla storia
antica e moderna, di riflettere, di respirare l’atmosfera dei grandi avvenimenti
che hanno scandito il ritmo dei tempi e sono passati attraverso l’urbe.
Ma molti vi giungono spinti soprattutto dalla fede e dall’amore, bramosi di
pregare, di meditare, di seguire le orme di san Pietro e san Paolo, come pure di
tanti martiri e di tanti santi, che qui, a Roma, hanno trovato conforto e
conferma ai loro supremi ideali, da san Francesco d’Assisi a santa Caterina da
Siena, da santa Brigida di Svezia a sant’Ignazio di Loyola.
Pensate alla schiera innumerevole di artisti e pensatori, di tutte le nazioni
e di tutte le mentalità, che sono stati attratti da Roma e qui hanno composto o
ideato le loro liriche, i loro scritti, le loro opere musicali. Ricordate il
famoso verso di George Byron nel Child Harold: “O Roma, mia terra, città
dell’anima!” e l’affermazione di Stendhal nelle Passeggiate romane: “Eccoci
dentro San Pietro. Non si può non adorare una religione capace di produrre
simili bellezze”; ed esaltava la Basilica vaticana “come la più bella chiesa
della più bella religione del mondo”. Certamente, queste erano solo emozioni
estetiche; tuttavia erano anche espressione di sentimenti sinceri e sappiamo
come molte volte tali emozioni sono strada per più profonde decisioni religiose.
Così avvenne per il noto scrittore francese Louis Veuillot, che giunto a Roma
nel 1838, ateo e anticlericale, come racconta nel libro famoso Le parfum de
Rome, fu raccolto ferito “dalla mano luminosa e materna” di Roma e
trasferito alle altezze divine: “Da lei ho ricevuto la vita e gliela ricambio
con amore” (cf. Louis Veuillot, Le parfum de Rome, cap. I). A Roma egli
si convertì.
2. Vi manifesto queste riflessioni in segno di compiacimento e di
incoraggiamento per la vostra missione così utile. Anche voi, con la vostra
opera, potete essere strumento della “grazia” divina: ogni pellegrinaggio a Roma
è come un ritorno alla propria patria spirituale, è come un preludio di attesa e
di preparazione della patria eterna che Cristo, il Divin Maestro, ci ha
annunziato e assicurato e il cui messaggio ha affidato a Pietro e agli Apostoli.
Anche voi, dunque, siete indirettamente partecipi di questo compito e di questa
responsabilità; e potete far sì che ogni pellegrinaggio diventi spiritualmente
ricco, aprendosi alla meditazione e alla preghiera, incoraggiando gli animi alla
carità e alla bontà, a propositi di fervore e di santità, perché Roma è la città
dell’anima e ha un linguaggio che ogni anima può capire.
3. Durante questo Anno Giubilare della Redenzione, il vostro impegno sia
particolarmente ardente, affinché la grazia raggiunga tante anime, col suo
appello alla conversione e a una vita autenticamente cristiana.
Mi piace concludere il nostro incontro rammentando le pagine soavi e
commoventi della Storia di un’anima, nelle quali santa Teresa di Lisieux narra
il suo avventuroso viaggio a Roma: sei giorni dedicati a visitare le principali
meraviglie della città, conclusi con lo straordinario incontro con papa Leone XIII. Gioia particolarmente grande fu per lei quella di potersi inginocchiare
sulla terra che in secoli lontani aveva visto morire i martiri. “Il mio cuore
batteva da scoppiare - scrive santa Teresa del Bambino Gesù - quando le mie
labbra si avvicinarono alla polvere arrossata dal sangue dei primi cristiani;
domandai la grazia di essere anch’io martire per Gesù e sentii nel profondo che
la mia preghiera era esaudita . . .” (S. Teresa di Lisieux, Storia di un'anima,
cap. VI).
Grandezza e potenza di Roma cristiana! Siate felici di poter servire la
nobile causa del cristianesimo col vostro servizio di accoglienza e di
accompagnamento dei pellegrini! Il Signore vi conceda di sentire e gustare le
sue celesti consolazioni.
Vi sostenga la mia benedizione apostolica, che di gran cuore imparto e che
volentieri estendo alle vostre famiglie.
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