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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI FEDELI DELL'ARCIDIOCESI DI GORIZIA E GRADISCA
Sala Clementina - Sabato, 11 febbraio
1984
Cari fratelli e sorelle.
1. A tutti voi va il mio affettuoso saluto e benvenuto: al
vostro arcivescovo, monsignor Antonio Vitale Bommarco, ai sacerdoti, religiosi,
religiose e fedeli, giunti a Roma per ottenere il dono dell’indulgenza presso la
tomba di san Pietro.
Avete affrontato un viaggio non breve e forse scomodo per
qualcuno, al fine di compiere un gesto di fede apparentemente semplice, ma in
realtà grande e fruttuoso, se fatto con le dovute disposizioni di umiltà e di
devozione e con i necessari propositi di emendamento della propria vita, cioè di
riforma interiore.
Grande è pertanto la mia gioia per questa visita, nella quale
voi esprimete la vostra comunione ecclesiale. Per questo, di tutto vi ringrazio
e lodo con voi il Signore, ispiratore di propositi di misericordia, di
conversione e di pace.
2. Venendo in pellegrinaggio, voi intendete chiedere, col dono
dell’indulgenza, la misericordia del Signore, “Dio di pietà, compassionevole,
lento all’ira e pieno di amore” (Sal 86, 15), la cui grazia “dura in
eterno su quanti lo temono” (Sal 103, 17).
Tale vostro atteggiamento è la testimonianza del fatto che -
come dice la Scrittura - “temete” il Signore e vi riconoscete bisognosi della
sua misericordia. Solo chi “teme” il Signore, può sentirlo non come un Dio che
castiga, ma un Dio col quale sentirsi in piena confidenza. Il vero “timore” di
Dio, infatti, suppone la coscienza del proprio stato di miseria, e proprio per
questo, sapendo che Dio ha “cuore” per i miseri, confida nella sua misericordia.
Chi non teme Dio, non si sente misero e quindi neppure bisognoso di compassione.
Ma quale miseria il timore di Dio ci fa scoprire? Quella del
corpo, certamente, ma soprattutto quella dell’anima. Il timor di Dio ci rende
sommamente diligenti nella cura della nostra anima, pronti a scovare e a
eliminare anche le piccole imperfezioni, perché ci fa sentire l’impellenza del
comando evangelico di essere santi e perfetti.
3. Oggi molti sentono il bisogno di sperimentare un Dio dolce e
paterno, e non severo e punitore. Ma la sorgente autentica di tale esperienza
non sta certamente nell’atteggiamento farisaico di chi “si sente giusto” per
conto suo, ma, ben al contrario, in quello del pubblicano della parabola di Luca
(Lc 18, 10-11): vale a dire nel riconoscersi peccatori, nel pentimento e
nel proposito di compiere degne opere di penitenza e di riparazione. In ciò sta
innanzitutto la vera “giustizia” e questo è l’atteggiamento che allontana l’ira
divina, facendoci sperimentare l’infinita dolcezza del Padre celeste.
La misericordia di Dio, mediante il perdono, cancella il
peccato, ma non toglie la necessità di compensare l’amore divino offeso mediante
un’opera espiatrice fondata sulla carità e sul valore infinito dei meriti di
Cristo. Il valore dell’indulgenza trae proprio da questo principio - come sapete
- la sua ragion d’essere. Il peccato è stato perdonato, ma resta pur sempre una
pena da scontare: e l’indulgenza ci aiuta appunto in questo. Essa però non è il
solo aiuto, ma esiste anche un altro mezzo necessario ed efficacissimo per
riparare i nostri peccati: il compimento delle opere di misericordia, secondo il
chiarissimo insegnamento del Vangelo: noi potremo ottenere misericordia nella
misura in cui avremo donato misericordia.
4. Ecco allora, cari fratelli e sorelle, quale vuol essere il
mio invito: non cessate mai di approfondire e rendere sempre più delicata la
sensibilità della coscienza nel comprendere le esigenze della volontà di Dio
nella vostra vita: volontà di purificazione, di conversione, di santificazione.
Così camminerete veramente spediti sul cammino del Vangelo, e gusterete sempre
più la misericordia del Signore. Quanto più infatti sappiamo scoprire i nostri
bisogni e le nostre miserie spirituali e confidiamo in Dio, tanto più egli ci
dona il suo perdono e ci riempie della sua forza e delle sue consolazioni. Chi
si umilia - come dice Gesù - viene esaltato. Quanto più, alla luce dei criteri
forniti dalla Parola di Dio, sapremo giudicare la nostra anima con occhio lucido
e obiettivo, tanto più potremo essere certi del nostro amore per il Signore e
del suo per noi.
La Beata Vergine di Lourdes, che oggi devotamente festeggiamo,
ci renda più sensibili all’impegno della guarigione non solo della malattia del
corpo, ma anche di quella morale del peccato, conducendoci così alla salvezza e
alla santità.
Questo è il mio augurio e il mio desiderio, che formulo con
tutto il cuore, accompagnandolo con la mia affettuosa benedizione.
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