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DISCORSO DI  GIOVANNI PAOLO II 
AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DELLA SEGRETERIA GENERALE
DEL SINODO DEI VESCOVI

Sabato, 18 febbraio 1984

 

Venerati fratelli.

1. Al termine del primo incontro con il nuovo Consiglio della segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, sono felice di salutare tutti i membri di questo organismo.

Ringrazio voi tutti per la vostra presenza e collaborazione, come per i sentimenti che avete voluto manifestarmi col telegramma inviatomi all’inizio dell’incontro.

Ringrazio voi, anziani membri di questo Consiglio, che con la vostra perseveranza contribuite a manifestare la continuità al Sinodo come istituzione per la Chiesa universale. Ringrazio voi, fratelli chiamati per la prima volta, che con il vostro entusiasmo e la vostra esperienza contribuite a mantenere alta e attenta la dinamicità del Consiglio della segreteria del Sinodo. Avendo davanti agli occhi le proposizioni sinodali e soprattutto la sensibilità dei padri, avete cercato di mettere le basi per un documento del magistero sulla riconciliazione e la penitenza nella missione della Chiesa. Avete dovuto anche esaminare le risposte e i suggerimenti fatti dall’episcopato per la scelta del tema della prossima assemblea.

2. Al primo oggetto, come mi avete riferito per tramite del vostro presidente, avete consacrato la maggior parte dei vostri lavori. Sarò lieto perciò di ricevere dalla segreteria del Sinodo gli elementi per la redazione del documento post-sinodale da offrire alla Chiesa, che aspetta di conoscere il pensiero autorevole del magistero sulla riconciliazione e la penitenza.

Vi ringrazio di questa collaborazione. Oggi più che il testo e la forma delle “propositiones” desidero sottolineare lo spirito e lo slancio missionario che dovranno animare le future direttive pastorali sulla riconciliazione e la penitenza. Non siamo qui forse al centro del mistero della Redenzione, offerta a tutti gli uomini perché siano salvi? Il Redentore non ci ha detto di portare la croce e di seguirlo? La salvezza non è solo una chiamata; è anche il fatto di sentirsi amati da Dio e di amare i fratelli, compresi i nemici, per Dio, secondo gli insegnamenti di Gesù. Tutto ciò è particolarmente eloquente in quest’Anno Giubilare della Redenzione. La riconciliazione è ritrovare il senso di Dio attraverso i segni della sua presenza nella vita dell’uomo, secondo il suo contesto e la diversità del suo linguaggio. Infiniti sono i doni, diversi i linguaggi, ma uno solo il cuore e una sola la fede: “Ut cognoscant te et salvi fiant”.

Esaminerò perciò attentamente le vostre indicazioni al fine di preparare il menzionato documento, valutando la situazione e i bisogni del popolo di Dio sparso sotto ogni cielo.

3. Quanto al secondo oggetto del vostro lavoro, avete esaminato i suggerimenti pervenuti alla segreteria per la scelta del tema della prossima assemblea generale. Seguendo i criteri ormai collaudati nel lavoro di cernita, cioè l’urgenza, l’importanza, l’universalità, avete raggruppato in modo logico e oggettivo le indicazioni dei temi pervenuti da varie parti del mondo.

Voglio assicurarvi che avrò grande attenzione per i desideri e le preoccupazioni dei confratelli dell’episcopato, pastori del popolo di Dio, e indicherò opportunamente, scegliendolo fra quelli proposti, il tema della prossima assemblea sinodale.

Siccome il vostro Consiglio ha molto lavorato, non vorrei concludere senza soffermarmi un momento ancora sull’importanza di questo organismo, che, come ebbi occasione di dire in altri incontri, mi è molto caro e familiare.

Nel nuovo Codice di diritto canonico il ruolo principale del Sinodo dei vescovi viene indicato nel “favorire la stretta unione fra il romano Pontefice e i vescovi stessi” (CIC, can. 342). D’altronde questa definizione riprende esattamente quanto la “Apostolica sollicitudo” dichiara del medesimo Sinodo.

Nell’ambito giuridico il Sinodo viene quindi considerato in diretto rapporto con il successore di Pietro e, nello stesso tempo, con l’intero corpo episcopale, che hanno la missione di governare, guidare, santificare il popolo di Dio.

Quindi, se il Sinodo è un ottimo strumento di collegamento tra il Papa e i vescovi, il Consiglio della segreteria è un autorevole mezzo di trasmissione dell’autentica volontà dell’assemblea, che, attraverso le “propositiones” votate, formula gli opportuni orientamenti pastorali a vantaggio della Chiesa. In questo momento in cui vedo di nuovo riunito il Consiglio, sempre così fedele e attento alle esigenze della collegialità, è bene ricordare l’alto concetto che di esso ebbe il mio predecessore Paolo VI, quando disse: “Il Consiglio è segno della vitalità del Sinodo stesso; esso è garanzia di ordine, di approfondimento, di coordinamento dei problemi, che saranno via via trattati nelle sedute... esso è promessa di sviluppi sempre più armoniosi e fecondi dei lavori sinodali, affinché l’azione dei vescovi risponda veramente, in questi tempi tormentati e pure stupendi, con sempre maggiore studio di fedeltà alla volontà di Cristo verso la sua Chiesa, all’amore di Cristo per essa” (Pauli VI, Allocutio ad Consilium Secretariae Generalis Synodi Episcoporum, die 15 maii 1970: Insegnamenti di Paolo VI, VIII [1970] 498-499).

Con questi sentimenti e con queste speranze di cuore benedico voi, venerati fratelli, le vostre diocesi, i vostri collaboratori, in particolare i sacerdoti, ministri della riconciliazione, nonché tutti i fedeli chiamati alla gioia dell’intima comunione con il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo per il tramite del ministero della sua Chiesa.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

 

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