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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II ALL'ASSEMBLEA GENERALE DELLA FEDERAZIONE ORGANISMI CRISTIANI DI
SERVIZIO VOLONTARIO
Sabato, 25 febbraio 1984
1. Sono lieto di accogliere nuovamente voi, rappresentanti della
Federazione degli Organismi Cristiani di Servizio Volontario, dopo l’incontro
che ebbi con un vostro gruppo nel 1981. Vi esprimo il mio cordiale saluto,
augurando buon esito ai lavori della vostra Assemblea Generale, per la quale vi
siete riuniti in questi giorni a Roma.
2. Nel prendere conoscenza della documentazione che mi è stata
segnalata, ho notato con soddisfazione che i volontari e le volontarie dei
vostri organismi prendono sempre maggiore coscienza che il loro impegno merita
di essere vissuto non in forma episodica o temporanea, ma “come scelta di vita”
per servire l’uomo, ogni uomo, soprattutto quello più bisognoso di aiuto, che si
trova a vivere in Paesi ancora in via di sviluppo e perciò è più svantaggiato
dal punto di vista culturale, spirituale e sociale.
Voi volontari, volete rendere questo servizio all’uomo,
anzitutto con la testimonianza della vita, perché sapete che non occorre solo
trasmettere agli altri la “speranza” che è in noi (cf. 1 Pt 3, 15), ma
tradurla in atto anche mediante una condivisione profonda delle realtà prospere
o avverse dei fratelli. Ma perché la vostra azione sia efficace, occorre che
abbiate una grande capacità di dialogo, di ascolto, di intuizione della
situazione esistenziale altrui, di rispetto della persona e del suo inalienabile
diritto ad essere protagonista e artefice della propria storia.
3. Come testimoni del Vangelo, poi, voi dovete assumere la
funzione di “inviati”, diventando così espressione della comunità ecclesiale in
cui siete nati e generosi esecutori di un dovere che essa assolve per il vostro
tramite. In questa prospettiva saprete scoprire e maturare la vostra vocazione
all’interno della Chiesa locale di origine; la vostra presenza poi per la
missione non deve rendervi estranei ad essa, ma spingervi a vivere la vostra
esperienza missionaria in stretta comunione con essa.
Ma l’impegno di un reale inserimento nella Chiesa locale non
tocca soltanto voi volontari, riguarda altresì gli stessi organismi che sono gli
immediati responsabili dell’invio. È necessario che anch’essi diventino
effettivi centri pastorali, che sappiano animare del genuino spirito missionario
i propri aderenti.
L’esperienza del volontariato cristiano internazionale, così
concepita, diventa una forma esigente di impegno cristiano, che richiede dalle
persone che la intraprendono solida maturità umana e cristiana, volontà
determinata e virtù collaudate. È una responsabilità, questa, che gli organismi,
da cui è composta la vostra federazione, devono avvertire con piena
consapevolezza; infatti la delicatezza del compito che i volontari devono
svolgere, le difficoltà che essi incontrano nei vari ambienti in cui andranno ad
operare, i valori che devono testimoniare, le proposte e i messaggi che sono
chiamati a portare richiedono serietà nella selezione, cura nella preparazione e
accompagnamento durante il servizio.
4. Cari volontari e volontarie, sono certo che voi studierete a
fondo questi e altri problemi nella vostra assemblea generale; ma sono sicuro
che saprete risolvere tutte le difficoltà se alimenterete nel vostro animo un
grande amore e una grande fiducia nel Signore Gesù che vi chiama e vi manda
nella sua mistica vigna (Mt 21, 28). Da parte mia, vi assicuro un ricordo
particolare nella preghiera perché le vostre iniziative abbiano a crescere in
slancio e in efficienza, come sono cresciute le necessità delle terre di
missione, e siano per voi sorgente di letizia e di copiosi meriti per il cielo.
A questo fine vi conforti la particolare benedizione apostolica,
che volentieri imparto a voi qui presenti e a tutti gli appartenenti alla vostra
federazione.
Copyright © Libreria Editrice Vaticana
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