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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VIGILI URBANI DI ROMA

Sala Clementina - Venerdì, 20 gennaio 1984

 

1. Sono lieto di ricevere, oggi, la vostra visita, cari vigili urbani di Roma, che siete qui convenuti in gran numero.

Saluto innanzitutto il vostro Comandante, dottor Francesco Russo, l’onorevole assessore preposto alla ripartizione VII Polizia urbana e il dirigente superiore capo della stessa ripartizione. Con pari sentimento estendo il mio saluto alle rappresentanze delle città di Savona, Lecce, Lanciano, Potenza, Catanzaro, Trapani e Firenze, rivolgendo il mio pensiero anche agli appartenenti alla Polizia della Confederazione elvetica con i loro familiari.

A tutti il mio più cordiale benvenuto e l’espressione della mia gratitudine per questo gesto di affetto. Ho ascoltato con gioia poco fa le note della vostra banda, che ha conferito a questo nostro incontro un tono insieme solenne e festoso. Anche di questo vi sono cordialmente grato.

2. La vostra visita avviene nel giorno dedicato alla memoria di san Sebastiano, l’eroico martire che voi onorate come vostro protettore. So che in mattinata avete preso parte a una solenne Celebrazione religiosa nella Basilica sorta sui resti mortali di questo soldato di Cristo. Rimeditando il suo esempio di uomo e di cristiano, fedele all’imperatore ma ancor più al suo Dio, ognuno di voi ha colto sicuramente motivi di riflessione e di impegno religioso, tanto più forti se ricollegati all’evento provvidenziale dell’Anno Giubilare della Redenzione.

A quanto il Signore ha già suscitato nella profondità del vostro spirito, aggiungerò solo poche parole.

Qualche anno addietro, in occasione di un incontro come il nostro, il mio predecessore Pio XII delineò la figura del vigile con queste stupende parole: “Il vigile urbano è, in qualche modo, l’occhio, l’orecchio, la mano e il cuore della pubblica autorità a vantaggio del bene comune della cittadinanza” (Discorsi di Pio XII, XIX, p. 172). Quale espressione più riuscita potremmo trovare per descrivere la vostra funzione di “tutori dell’ordine”?

È noto a tutti che il servizio che ogni giorno prestate ai cittadini è impegnativo, spossante e a volte non pienamente compreso da coloro stessi per i quali vi affaticate. Nessuno meglio di voi conosce quanto sia diventato difficile e talvolta insostenibile il traffico cittadino - per citare la più nota delle vostre incombenze - e quale saldezza di nervi richieda a chi è incaricato di regolarlo e renderlo scorrevole. Ma, oltre a questo, quanta dedizione e sollecitudine esigono pure i molteplici servizi cui siete preposti: accertamenti, controlli, prevenzioni, sorveglianza, difesa pubblica e privata, interventi di ogni tipo, soprattutto se svolti in città popolose come la vostra. Senza dimenticare i rischi, cui potete andare incontro nel quotidiano svolgimento del vostro compito.

Bastano questi pochi accenni su un’attività così multiforme a rivelare quanto sia preziosa e benefica la vostra istituzione.

3. So che siete ben intenzionati a rispondere generosamente al vostro dovere. Io vorrei che le mie parole vi confermassero in tale proposito; e ancor più che vi facessero sentire l’impegno quotidiano come una vera “missione”.

Per questo, amo ricollegarmi all’immagine del mio venerato predecessore e vi raccomando che il vostro occhio sia il più possibile limpido e puro; che il vostro orecchio sia costantemente attento; che la vostra mano sia sempre pronta non solo ad indicare la direzione o a regolare il movimento delle persone, ma in primo luogo a soccorrere chi si trova in difficoltà. Soprattutto il vostro cuore - che è il cuore della pubblica autorità - sia vigile, sensibile, aperto e premuroso: sono tante le persone bisognose, sole o indifese, che invocano un po’ di calore umano e che possono trovare, nella vostra premura, un segno di nuova speranza.

Tutto questo è ancor più vero e impegnativo per chi, come noi, è cristiano, e sente di essere chiamato a imitare quel Gesù che “non è venuto per essere servito, ma per servire” (Mt 20, 28). Voi siete ben consapevoli del dono della fede e capite pienamente quanto l’ordine esteriore sia favorito dall’ordine interiore, dal giusto rapporto con Dio, dalla piena rettitudine morale. Il tutore dell’ordine pubblico sarà tanto più all’altezza della sua missione quanto più sarà capace di mantenere “ordinata” la sua vita spirituale e quanto più ispirerà la sua condotta familiare e sociale ai valori religiosi. L’Anno Giubilare della Redenzione, che stiamo vivendo, è un ulteriore richiamo a realizzare quella conversione del cuore e quell’orientamento dell’essere che possono trasformare la vostra attività di ogni giorno in una presenza e in gesti di autentica carità cristiana.

Questa mia esortazione vuol essere anche un augurio sincero: che le riflessioni a cui ho fatto cenno si traducano, per ognuno di voi, in linee direttrici della vostra vita privata e professionale. Preghiamo insieme il Signore, datore di ogni bene, invochiamo l’intercessione di san Sebastiano, affidiamo tutte queste intenzioni alla protezione della Vergine benedetta.

A tutti voi, ai vostri familiari e ai vostri colleghi imparto la mia benedizione.

 

Copyright © Libreria Editrice Vaticana

     

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