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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL COSTA RICA
IN VISITA «AD LIMINA APOTOLORUM»

Giovedì, 26 gennaio 1984

 

Cari fratelli nell’episcopato.

1. A distanza di qualche mese soltanto dal mio viaggio apostolico in America Centrale e dalla mia indimenticabile permanenza in Costa Rica, provo una gioia profonda nell’accogliervi oggi fraternamente nella Roma di Pietro e Paolo, alla quale siete giunti per realizzare la vostra visita “ad limina”.

Come non ricordare in questo momento il mio graditissimo incontro con le folle entusiaste del Costa Rica nel Parco metropolitano de La  Sabana e con l’infanzia che soffre nell’ospedale nazionale dei bambini? Indimenticabile anche il mio incontro con le anime consacrate nella Cattedrale metropolitana, con le migliaia di giovani che mi hanno accolto nello Stadio nazionale, e anche con i giudici della Corte interamericana dei diritti umani e con le supreme autorità della vostra Nazione. Non dimentico questi e altri momenti il cui ricordo continua ad essere per me molto vivo.

Perciò vi chiedo fin d’ora di portare a tutti i vostri concittadini il mio saluto cordiale; portate loro anche la mia benedizione e dite loro che il Papa non li dimentica ed eleva a Dio le sue preghiere perché la fede illumini ogni passo del loro pellegrinaggio terreno, perché l’amore li faccia essere e sentire sempre fratelli, e perché la pace prevalga sempre da un confine all’altro della vostra Patria.

Riuniti attorno al successore di Pietro, sul quale Cristo edificò la sua Chiesa e al quale ha affidato la missione di confermare i suoi fratelli, so che attendete da me una parola sulla vita ecclesiale nelle vostre diocesi, che voi pascete in comunione fraterna con me nel nome di Cristo, con la preziosa collaborazione dei vostri sacerdoti, religiosi, religiose e laici impegnati nell’apostolato.

2. Il primo tema sul quale desidero riflettere con voi è quello delle vocazioni. Condividendo la preoccupazione degli episcopati dell’America Latina di fronte alla cronica scarsità delle vocazioni, ho spesso insistito sul fatto che bisogna impegnarsi perché ogni comunità ecclesiale susciti le sue vocazioni, anche come segno della sua vitalità e maturità.

Con voi, amati Vescovi del Costa Rica, rendo grazie a Dio per le numerose vocazioni sacerdotali e religiose con le quali è benedetta la preghiera che per esse elevano tante anime elette, grazie anche all’opera generosa di coloro che si dedicano alla pastorale vocazionale. Con grande gioia ho saputo che il Seminario centrale di San José durante gli ultimi anni è stato al completo e che per il nuovo corso più di cento giovani, debitamente selezionati, hanno espresso la volontà di entrare nel Seminario maggiore.

Mi dispiace molto però che a causa della mancanza assoluta di spazio quasi la metà di essi non possa essere ammessa. Vi esorto poi, nel nome della Chiesa, a ricercare soluzioni appropriate perché non si sciupino queste preziose vocazioni. Non vanno risparmiati sforzi volti a far sì che questi giovani, una volta preparati convenientemente al sacerdozio, possano rendere il loro servizio in altre diocesi del Paese, del Centroamerica o del continente americano dove scarseggiano gli operai evangelici. Un’adeguata distribuzione del clero è un autentico dovere ecclesiale al quale non potete sottrarvi, anche all’interno delle vostre frontiere.

Vegliate anche con diligenza, affinché la formazione sacerdotale che si imparte, tanto nel Seminario centrale come nell’Istituto teologico intercongregazionale dell’America Centrale, dove si forma il clero religioso, aderisca al Magistero della Chiesa e alle norme emanate dalla Santa Sede e dalla vostra Conferenza episcopale. Ricercate, a tal fine, la collaborazione sincera delle Famiglie religiose.

Desidero esprimervi a questo proposito il mio profondo compiacimento per l’accurata formazione che da alcuni anni state dando, tanto qui a Roma come in altri luoghi, ai sacerdoti ai quali avete affidato la grave responsabilità di preparare le nuove generazioni sacerdotali. Prego Dio perché sempre vi aiuti a portare avanti questa preziosa iniziativa.

E attraverso di voi desidero far giungere il mio incoraggiamento e la mia gratitudine agli amati educatori del Seminario centrale, alle religiose e a quanti generosamente consacrano la loro vita per garantire il buon andamento di una istituzione ecclesiale tanto importante. Dio benedica anche coloro che, con spirito encomiabile, lavorano per la promozione delle vocazioni diocesane e religiose, gli organismi internazionali di aiuto e quanti sostengono il lavoro di formazione dei futuri ministri della Chiesa.

3. La mia attenzione si rivolge anche all’importantissimo ambito della famiglia. Infatti, nel suo provvidenziale disegno, Dio ha voluto fare della famiglia il primo “mondo” dell’uomo, l’ambiente più favorevole perché egli nasca, cresca e raggiunga il suo pieno sviluppo. Tanto è preziosa la famiglia che quando il Figlio, il Verbo del Padre, assume la nostra natura umana, lo fa nel seno della Sacra Famiglia. Il Concilio chiama il nucleo familiare “Chiesa domestica” (Lumen Gentium, 11), mentre Medellín riassume il ruolo della famiglia nel suo essere “formatrice di persone, educatrice nella fede e promotrice di sviluppo” (cf. Documento sulla famiglia e la demografia, Medellín ). Puebla, da parte sua, afferma che la famiglia è frutto di “una alleanza di persone unite dalla vocazione amorevole del Padre” (Puebla, 582). Perciò io stesso ho detto che “Dio, nel suo mistero più intimo non è una solitudine, ma una famiglia” (Ioannis Pauli PP. II, Homilia ad Missam in urbe «Puebla» habita, 2, die 28 ian. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [1979] 182).

So che fino ad ora il popolo del Costa Rica ha nutrito sempre una stima profonda per la famiglia cementata dal Sacramento del matrimonio. Ma so anche dei gravi pericoli che la minacciano negli ultimi tempi, come l’aumento delle libere unioni o famiglie incomplete, il crescente numero di divorzi, le sistematiche campagne antinatalità, i timidi ma calcolati tentativi di addormentare le coscienze, perché accettino l’aborto o progetti di legge volti a giustificare la sterilizzazione in condizioni che risultano inammissibili per la Chiesa e la coscienza cristiana.

Spetta a voi, come Pastori, far comprendere a tutti il valore immenso che per la Chiesa e la società rappresenta la famiglia e difenderla con perizia - come so che state facendo - di fronte a ciò che indebolisce o minaccia i suoi valori fondamentali.

Vegliate diligentemente perché mediante la catechesi, l’insegnamento religioso, i corsi prematrimoniali, i testi appropriati e l’azione dispiegata attraverso i mezzi di comunicazione sociale, si mantenga o si recuperi la stima e l’apprezzamento per la famiglia cristiana.

Deve contribuire molto a questo importante obiettivo anche la pastorale familiare compiuta dai vostri sacerdoti e dai movimenti di apostolato familiare, ai quali con gioia esprimo il mio appoggio e la mia gratitudine, esortandoli a continuare senza perdersi d’animo in un’opera tanto feconda.

4. La gioventù, porzione maggioritaria del continente latinoamericano e che acquisisce sempre maggiore importanza nella vita e missione della Chiesa, è un altro campo di opzione prioritaria nell’opera apostolica.

Il richiamo di Puebla all’evangelizzazione presente e futura dell’America Latina, continente della speranza del quale fate parte, richiede l’azione evangelizzatrice dei giovani, soprattutto tra quelli della stessa età e condizione.

Fate in modo, poi, che ad essi si imparta una solida formazione cristiana nelle istituzioni educative, dalla scuola fino all’università e dovunque essi si trovino. Che siano tenuti in gran conto nel momento di elaborare e seguire piani pastorali complessivi o particolari di ogni singola diocesi e che i movimenti apostolici giovanili contino di assistenti in numero sufficiente e ben qualificati, imbevuti di profondo spirito ecclesiale.

L’impegno per la giustizia acquista un’urgenza drammatica nella attuale congiuntura dell’America Centrale e diventa per quei popoli sofferenti segno di credibilità per la Chiesa. Perciò è di vitale importanza che a sua difesa e promozione si impegnino anche i giovani cristiani, con criteri inequivocabilmente evangelici, come sono riconosciuti dalla dottrina sociale della Chiesa. Potranno così difendersi dal fascino delle ideologie, alle quali, come ho già detto a Puebla, il cristiano non ha necessità di ricorrere per “amare, difendere e collaborare alla liberazione dell’uomo” (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio in aperiendum IIIum Coetum Generalem Episcoporum Americae Latinae, III, 2, die 28 ian. 1979: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II [1979] 203).

Preoccupatevi anche con tutta la Chiesa per il grave deterioramento personale e sociale che rappresenta per la gioventù la perdita dei valori morali, richiamandoli insistentemente all’integrità di vita, alla moralità nei costumi e a fare di Cristo, l’eternamente giovane, il loro modello più perfetto. Sarà questo che darà loro forza ed entusiasmo per “rinnovare le culture che, altrimenti, invecchierebbero” (Puebla, 1169).

5. Un altro punto di non poco interesse nel vostro servizio ecclesiale è quello che si riferisce all’opzione per i poveri. Infatti, fin dal principio la Chiesa si è preoccupata dei poveri secondo una duplice prospettiva: quella dell’amore e della giustizia.

Per amore dei poveri, gli apostoli ordinarono dei diaconi (cf. At 6,1-7), perché attendessero sollecitamente alle loro necessità. Da allora e seguendo il loro esempio, milioni di figli e figlie della Chiesa hanno consacrato la loro vita all’assistenza degli orfani e delle vedove, degli infermi e degli anziani, degli abbandonati, dei carcerati, dei rifugiati, di chi ha bisogno di istruzione umana e religiosa, di quanti sono nel mondo immagine del Cristo sofferente.

Con senso di giustizia, la Chiesa ha denunciato e denuncia lo sfruttamento o l’oltraggio all’uomo, immagine di Dio; e, attraverso il suo richiamo universale alla conversione e alla riconciliazione, cerca di costruire, per quanto può, un mondo più giusto, fraterno e umano per tutti. Essa è cosciente che la preoccupazione per i poveri è un aspetto essenziale della missione della Chiesa, e che perciò nessuno può esimersi da tale responsabilità senza mancare al suo dovere.

Perché, allora, la sollecitudine per i poveri provoca talvolta tensioni tra i cristiani, danneggiando gravemente l’unità e la comunione ecclesiale? Motivazioni diverse ad agire a favore del povero spiegano questo fenomeno deplorevole e pericoloso: perché mentre alcuni desiderano farlo mossi talvolta da ragioni di equivoca implicazione politica e persino ideologica, altri lo fanno partendo dall’esempio e dall’insegnamento di Gesù, illuminati dalla dottrina sociale della Chiesa, per dare soluzioni concrete ai problemi e alle necessità delle persone, dei gruppi e settori meno favoriti.

Per parte vostra, spronate i vostri sacerdoti, religiosi e laici ad impegnarsi in questo modo evangelico ed ecclesiale con i poveri. Allora l’amore di Cristo si farà vivo e operante tra di loro; e la comune sollecitudine per gli indifesi, lungi da indebolire l’unità ecclesiale, la rafforzerà sempre più.

Non è superfluo insistere nuovamente sul fatto che l’opzione per i poveri è un’opzione preferenziale, non esclusiva né escludente, poiché la Chiesa, cosciente del fatto che Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 4), non può escludere dalla sua sollecitudine nessuno dei suoi figli né alcun uomo.

6. In questa prospettiva rimane aperto un vasto campo all’azione dei vostri migliori laici. Vi incoraggio, perciò, ad associarli sempre più all’opera stimolante dell’evangelizzazione integrale. Ad essi principalmente spetta trasformare le strutture temporali secondo il piano di Dio, infondere spirito evangelico nella conduzione politica globale della società e iniettare nelle vene del mondo la linfa vitale del Vangelo.

I vostri sacerdoti devono suscitare questa collaborazione, formando accuratamente le loro coscienze, incoraggiando i loro sforzi e nutrendoli col Pane di vita, l’Eucaristia. La vitalità nuova che ciò comunicherà alle loro parrocchie, irradiandosi a tutte le diocesi, sarà la ricompensa migliore per i loro sforzi.

Che tutti i movimenti apostolici laicali delle vostre diocesi - in particolare i delegati della Parola e i catechisti in alcune di esse -, il cui impegno io ben conosco e benedico, trovino sempre nei ministri consacrati incoraggiamento e orientamento. Sarà il modo migliore di ringraziare il Signore per i diversi carismi che, per l’azione del suo Spirito, e per l’edificazione del Popolo di Dio, concede oggi e sempre alla sua Chiesa.

7. Cari fratelli: prima di concludere, desidero mettere in rilievo, con autentica soddisfazione, l’amore per la pace tanto radicato nel vostro popolo e che lo ha portato a privarsi costituzionalmente dell’esistenza dell’esercito come istituzione permanente nel Paese. Molto significativa è anche la decisione del Costa Rica di mantenersi neutrale nei confronti dei gravi conflitti esistenti nell’area centroamericana.

Voglia Dio che il buon esempio della vostra pacifica Nazione contribuisca a che la pace, anelito supremo degli amati popoli centroamericani, tramuti in realtà le profonde aspirazioni di tanti che oggi soffrono, come vittime innocenti, per gli orrori della guerra, dell’odio e della violenza.

Alla Vergine Maria Regina degli Angeli, patrona della vostra patria, affido questa intenzione insieme alle vostre sollecitudini e speranze pastorali, mentre a voi, alle autorità e a tutti i vostri diocesani, imparto con affetto la mia benedizione apostolica.

 

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