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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI CANONICI REGOLARI DI SANT'AGOSTINO CONFEDERATI

Sala del Concistoro - Martedì, 10 luglio 1984

 

Dilettissimi Canonici regolari.

Sono lieto di salutarvi in questi Palazzi vaticani: sono lieto di salutare innanzitutto il vostro abate primate, che ringrazio delle sue parole piene di riverenza, gli abati generali delle congregazioni, compreso il superiore generale della congregazione dell’Immacolata Concezione e gli altri abati. Una ragione specifica vi ha spinto a confluire a Roma da varie parti del mondo, per riunirvi a congresso: infatti 25 anni fa, in questa alma città, e proprio nella Basilica Lateranense, che per un periodo abbastanza lungo è stata retta dal vostro ordine, con un solenne rito avete dato origine alla Confederazione. Ad essa fu dato lo scopo di “unire” le parti del vostro ordine in un vincolo di carità, accrescere le forze di tutto l’ordine e prestarsi aiuto vicendevole, specialmente per quanto riguarda la parte spirituale, l’educazione dei giovani e la cultura (Ioannis XXIII, Caritatis Unitas, AAS 51 [1959] 631).

Il vostro ordine, che conoscevo già bene attraverso la congregazione lateranense del Santissimo Salvatore, dato che tale congregazione ha sede a Cracovia, capo della provincia della Polonia, e opera in vari luoghi della mia patria nella vigna del Signore, è un ordine molto antico puramente clericale, giacché mette in relazione la vita religiosa, da condurre in comune, con il ministero liturgico e pastorale. In questo vi è di luminoso esempio sant’Agostino, del quale seguite la regola e che “volle avere nella casa del vescovo il monastero del clero” (cf. S. Augustini, Sermo 355, 1: PL 39, 1570).

Sull’identità delle famiglie religiose si parla molto in questi tempi, in cui gli uomini e le cose vanno incontro a veloci cambiamenti, acquistano importanza nuovi motivi psicologici, specialmente tra i giovani, si attribuisce forse troppo peso all’azione esteriore. Perciò anche voi dovrete attentamente riflettere sulla vostra vera identità. Poiché “torna a vantaggio della Chiesa stessa che gli istituti abbiano una loro propria fisionomia e una loro propria funzione” (Perfectae Caritatis, 2), dovrete adoperarvi perché il luogo che la divina Provvidenza vi ha assegnato nella Chiesa stessa, voi lo difendiate con operosità, venendo incontro, per quanto è necessario, alle nuove esigenze senza allontanarvi dalle tradizioni consolidate.

Come Canonici siete legati al solenne culto divino della Chiesa, che consiste soprattutto nella Liturgia delle Ore e nella celebrazione dell’Eucaristia, fatte coralmente. Memori che “la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, è la fonte da cui promana tutta la sua virtù” (cf. Sacrosanctum Concilium, 10), dovrete curare con un nuovo ardore dell’animo che a questo compito, a voi proprio e peculiare, adempiate secondo il mandato della Chiesa, degnamente e fruttuosamente. In questo vi viene proposta anche una singolare forma di apostolato, come ai sacerdoti cui è affidata la cura delle anime, che ha lo scopo di portare i fedeli “alla partecipazione consapevole e attiva alle celebrazioni liturgiche” (Ivi, 14), partecipazione che si esprime anche specificamente nella Liturgia delle Ore almeno in parte con voi.

L’azione liturgica, naturalmente, deve essere accompagnata dalla preghiera personale, dato che il Signore ci insegna che dobbiamo pregare nel nostro cuore (cf. Mt 6, 6) e san Paolo ci esorta a pregare senza interruzione (cf. 1 Ts 5, 17). In tanto rumore del mondo, in tanta concitazione dell’attività umana, tra tante cose che distolgono facilmente la mente da quell’“unico necessario” (cf. Lc 10,42), soprattutto in questi tempi, ci si deve adoperare in ogni modo per trascorrere una vita il più possibile unita a Dio. A questo proposito riescono molto appropriate le parole di sant’Agostino: “Il suono della voce si alterni nel tempo, perpetua sia la voce interiore. Quando vieni in Chiesa a recitare l’inno, la tua voce fa risuonare le lodi di Dio: hai recitato le preghiere, quanto hai potuto, te ne sei andato; risuoni la tua anima delle lodi di Dio” (S. Augustini, Enarratio in Psalmum 102, 2: PL 37, 1317). Questi alimenti spirituali della pietà personale riguardano anche, com’è naturale, il ministero pastorale. Vi sia di esempio Alano di Solminihac, luce del vostro ordine, al quale tre anni fa sono stati decretati gli onori dei beati; certamente egli rese feconda la vita liturgica e l’azione apostolica, intensissima, con la consuetudine della preghiera.

Voi vi chiamate Canonici regolari da quando il vostro istituto di Canonici è stato riformato dal Sinodo Laterano del 1059, essendo stata ripristinata la vita comunitaria “sine proprio”. Giustamente è scritto nella dichiarazione sulla vita canonica, che dopo il Concilio Vaticano II avete steso come opera di collaborazione: “La vita comune, che è una delle caratteristiche proprie dell’ordine... somministri le forze alle famiglie dei Canonici per meglio assolvere ai ministeri e per il conseguimento della perfetta carità, realizzi la personalità di ciascuno e la difenda dai pericoli”.

Sia dunque ciascuna comunità dei Canonici regolari “una vera famiglia, riunita nel Signore” (Perfectae Caritatis, 15), nella quale ci sia la comunione dei cuori, giacché i fratelli “abitano unanimi nella casa e hanno un cuore solo e un’anima sola in Dio” (cf. Regula S.Augustini, 1), nella quale poi ci sia la comunione della preghiera, cui essi “si dedicano in ore e tempi stabiliti” (Ivi, 3), soprattutto per ciò che riguarda l’attività pastorale e la comunione dei beni, dato che essi hanno “tutto in comune” (Ivi, 1). Da una tale comunità “promana grande energia per l’apostolato”, come il Concilio Vaticano II dichiara con un’appropriatissima formulazione (Perfectae Caritatis, 15).

La celebrazione del 25° è stata stabilita dalla vostra Confederazione quasi come una sosta, nella quale è necessario che facciate una pausa per considerare la vostra condizione con maggior attenzione: questa riunione delle vostre congregazioni, fondata soprattutto sulla carità, è assai opportuna per i nostri tempi, nei quali è più agevole il rapporto tra gli uomini e più incline la loro volontà di associarsi. Non sia dunque fa Confederazione come un nome senza sostanza, ma è necessario che essa venga continuamente vivificata e sia animata da spirito di vera fraternità e cooperazione. Risponderà così all’aspettativa della Chiesa che l’ha approvata.

Siate dunque figli sinceri e fedeli della Chiesa. Ascoltate di nuovo sant’Agostino, vostro padre legislatore: “Amiamo il Signore Dio nostro, amiamo la sua Chiesa: quello come il Signore, questa come la sua serva, poiché siamo figli della sua serva. Considerate dunque, carissimi, considerate tutti unanimemente Dio come padre e la Chiesa come madre” (S. Augustini, Enarratio in Psalmum 88, 14: PL 37, 1140-1141).

Figura singolare della medesima Chiesa è la beatissima Vergine Maria, al cui Cuore Immacolato il vostro ordine è consacrato. Imitate Maria che era sempre sottomessa alla volontà di Dio! Obbedite a lei, che sembra esortarvi per quanto riguarda suo Figlio: “Fate tutto quello che vi dirà” (Gv 2, 5).

Infine, per darvi forza e solidità per realizzare compiutamente la vostra nobile vocazione, impartisco di tutto cuore la benedizione apostolica a tutti voi, che siete qui presenti, benedizione che voglio giunga anche alle vostre singole famiglie religiose, alle Canoniche regolari e alle altre sorelle che seguono la regola del vostro Ordine, e anche agli altri fratelli, cioè ai sacerdoti diocesani e ai laici aggregati al vostro ordine spiritualmente.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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