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VISITA PASTORALE IN SVIZZERA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DEL MONDO DELLA CULTURA 

Università di Friburgo
Mercoledì, 13 giugno 1984

 

Signor Rettore,
Signore e Signori membri del corpo insegnante
o rappresentanti della cultura,
Signori rappresentanti del governo di Friburgo e della
Confederazione,
cari fratelli nell’episcopato,
cari studenti, e voi tutti, amici di questa università.

1. Ringrazio di cuore il signor rettore per le sue calorose parole di benvenuto e per il delicato ricordo dei legami tra l’università di Friburgo e la Polonia, la mia patria. Provo certamente una gioia molto profonda in questo contatto con la comunità universitaria di Friburgo, il cui irradiamento si estende ben oltre questo Paese. Mi piace sottolineare anzitutto l’originalità della vostra università. Essa mi sembra riflettere il genio politico della Svizzera, fatto di ponderazione, di manifesta attenzione alle tradizioni religiose e culturali di ogni cantone e all’autonomia delle sue autorità costituite. Infatti, l’università di Friburgo è allo stesso tempo università di Stato e università dei cattolici svizzeri. Per questo si può ammirare il suo rispetto del pluralismo e la sua fedeltà all’eredità della civiltà cristiana. Felicitazioni a tutti per il vostro contributo tendente a fare della vostra università un luogo di dialogo tra le scienze e la fede, tra le tradizioni culturali dell’umanità, un luogo dove si sanno accogliere i rappresentanti degli altri centri universitari, un luogo di fruttuosa collaborazione tra i professori delle diverse facoltà di teologia della Svizzera.

In questo incontro amichevole, mi preme intrattenervi sulle scienze e sulla cultura, sulla crisi che esse attraversano e sulle vie per superarla.

2. La cultura moderna, caratterizzata dal sorprendente progresso delle scienze e delle loro applicazioni, conosce una crisi profonda. Ma sarebbe insufficiente fermarsi a denunciarne la diagnosi, pessimista o nostalgica di un passato finito. Sopra ogni cosa importa ritrovare e affermare i principi di ogni autentica cultura, che permetteranno all’umanità di fare un’opera veramente costruttiva. La nostra epoca, e quelle che l’hanno preceduta, hanno creduto troppo facilmente che le conquiste scientifiche e tecniche sarebbero state l’equivalente, o per lo meno il garante, del progresso umano, generatore di liberazione e di felicità. Oggi, numerosi scienziati, e con essi un numero crescente di nostri contemporanei, si rendono conto che la sconsiderata trasformazione del mondo rischia di compromettere gravemente gli equilibri complessi e delicati della natura, e sono angosciati per quelle realizzazioni tecniche suscettibili di diventare terrificanti strumenti di distruzione e di morte, nonché per altre recenti scoperte, gravide di minacce di manipolazione e di asservimento dell’uomo. Per questo alcuni spiriti sono tentati di gettare il discredito sulla grande avventura moderna della scienza in quanto tale. D’altra parte, scienziati sempre più numerosi sono consapevoli della loro responsabilità umana e sono convinti che non ci può essere scienza senza coscienza. Questa riflessione fondamentale e un’acquisizione positiva e incoraggiante della nostra epoca che misura meglio i limiti dell’ideologia scientista, che ci si guarderà bene dall’identificare con la scienza stessa.

3. È in questo contesto che appare la responsabilità e la grandezza della vostra missione di intellettuali cristiani. Voi dovete essere sempre più consapevoli del dono fatto dal Creatore all’uomo, dotandolo della ragione. È da Dio fondamento di ogni verità e prima origine di ogni senso che viene l’incoercibile aspirazione della ragione umana alla verità. La ragione è capace di conoscere la verità e di trovare in essa quasi la sua perfezione. L’intellettuale che riflette sul senso della sua missione comprende che l’anima di questa missione è l’amore della verità al di sopra di tutto. Il suo atteggiamento fondamentale non può essere che la ricerca e l’accoglienza del vero. Occorre molta forza d’animo, di libertà interiore, d’indipendenza nei riguardi delle mentalità e delle mode dominanti, di lealtà e di umiltà. Ma la più grande gioia degli intellettuali, al termine delle loro ardue ricerche, è il “gaudium de veritate” di cui sant’Agostino parlava con entusiasmo. Certo, non posso dimenticare gli interrogativi senza risposta e le penose angosce di molti spiriti alla ricerca sincera della verità. Anche le loro sofferenze testimoniano la grandezza e la nobiltà della vocazione intellettuale, e pure esse costituiscono una forma di servizio alla verità. Se la scienza è opera della ragione, non è dunque diffidando di essa che si supererà la crisi della cultura contemporanea. Al contrario, bisogna avere fiducia nell’immenso sforzo scientifico degli uomini: le loro crescenti scoperte sono un arricchimento del patrimonio delle verità e, per questo, corrispondono al disegno del Creatore. Tuttavia gli uomini di scienza, legittimamente fieri delle applicazioni tecniche del loro sapere, veglieranno a non identificare questi risultati con la suprema finalità della scienza. Questa sarebbe allora ridotta a un semplice strumento di dominazione della natura. Gli scienziati devono convincersi sempre che le verità scoperte hanno anzitutto valore in se stesse.

4. Inoltre, la procedura dello scienziato obbedisce a un metodo rigoroso. È nella natura delle scienze ottenere risultati precisi ma limitati, tanto che le scienze da sole non sono capaci di rispondere alle domande fondamentali che sorgono dalle loro scoperte. La scienza non è in grado di rispondere alla domanda del proprio significato. E la crisi odierna è in gran parte una crisi dell’ideologia scientista che persiste nell’affermare l’autosufficienza del progetto scientifico, come se da se stesso potesse soddisfare tutte le domande essenziali che l’uomo si pone, e affrontare la cultura come una realizzazione dell’uomo nella totalità del suo essere. La presa di coscienza dei limiti della scienza è una grande occasione offerta al nostro tempo. Infatti, essa orienta verso uno dei compiti maggiori della cultura: quello dell’integrazione del sapere, nel senso di una sintesi nella quale l’insieme impressionante delle conoscenze scientifiche troverebbe il suo significato nel quadro di una visione integrale dell’uomo e dell’universo, dell’“ordo rerum”. Sono consapevole delle difficoltà di una tale impresa, in un tempo in cui molti spiriti sono tentati di rassegnarsi all’evidenza del sapere o, al contrario, a delle sintesi affrettate e fragili. Ma l’università di oggi può e deve essere il luogo privilegiato del confronto dei metodi impiegati e dei risultati ottenuti nei molteplici settori della ricerca. Un tale confronto è indispensabile per gettare le basi di un umanesimo integrale, radicalmente differente dalla giustapposizione artificiale delle conoscenze particellari sull’uomo, il quale ha bisogno d’essere compreso nella sua unità e nella sua dimensione trascendente. 

5. A questo punto vorrei soffermarmi sul compito che deriva da questa integrazione della filosofia e in particolare modo dell’ontologia. Dalla sua fondazione l’università di Friburgo è diventata famosa grazie a molti metafisici. Vorrei brevemente ricordare quanto ho detto in occasione del centenario della nascita di Albert Einstein. I conflitti che una volta potevano determinarsi in quanto le istanze religiose esercitavano un influsso sullo sviluppo della conoscenza scientifica, non derivano dalla natura dell’intelletto e della fede e adesso sono superati. Se dovessero ripresentarsi, bisogna stabilire un dialogo che sia libero dal giudizio delle passioni esterne e pronto a difendersi con efficacia dalle pressioni di un’opinione pubblica informata soltanto superficialmente e che beneficia ben poco della portata dei problemi scientifici, innanzitutto per chiarire i quesiti che nascono e per trovare una possibile convergenza della verità. Tra le conseguenze della scienza non dovrebbe esserci quindi alcun conflitto fra l’opera dell’intelletto e le affermazioni della fede. Naturalmente la teologia che si occupa in modo scientifico dell’“intellectus fidei”, della “comprensione della fede”, nell’ambito di un’università come la vostra può e deve dare un contributo sostanziale e decisivo per la menzionata integrazione del sapere.

La cultura del giorno d’oggi, caratterizzata dal raggruppamento delle singole scienze, che debbono essere raccolte in una vitale e significativa unità, ha bisogno di questa sapienza, che è nata dal pensiero greco e si è approfondita alla luce del Vangelo. Quando la scienza conduce alla verità più alta e cerca di giudicare da quassù gli altri campi dell’essere, allora tale scienza diventa sapienza. Quando questa ordina tutte le cose alla luce dei principi più alti, essa dà alle singole conoscenze la loro ben articolata unità e il loro vero significato. Perciò la sapienza è un’autentica creatrice di cultura e solo attraverso di essa il ricercatore sviluppa una personalità veramente spirituale. Io desidererei che l’università di Friburgo produca e formi tali scienziati, di cui il nostro tempo, caratterizzato dalla scienza e dal suo impiego, ha tanto bisogno.

6. Da quanto fin qui detto nasce un’ultima riflessione. Essa riguarda la libertà. Un luogo importante della scienza e della cultura deve allo stesso modo essere un luogo importante della libertà. A causa del suo radicamento nello spirito e nella ragione, questa libertà non deve essere intesa come una forza sregolata e arbitraria. L’uomo è libero quando è in grado di decidere secondo l’unità di misura dei valori e delle mete più alte. Ricorderete certamente le vigorose parole del Vangelo: “La verità vi farà liberi” (Gv 8, 32). L’uomo che trova la verità scopre allo stesso modo i fondamenti della sua perfezione e della sua autonomia.

Da una tale riflessione è facile comprendere che la scienza è veramente libera soltanto quando si lascia determinare dalla verità. Perciò l’impegno scientifico non dovrebbe dipendere da mete immediate, da esigenze sociali o da interessi economici. La libertà della ricerca è un bene fondamentale al quale la comunità universitaria mira giustamente e scrupolosamente. Esclusivamente guidato dalle rigide regole del suo metodo e da un retto uso del proprio sapere, lo scienziato, nella sua ricerca, respinge tutti i fattori, che vorrebbero influenzarlo dall’esterno, vale a dire che non fanno parte dell’oggetto della sua ricerca. Affinché quindi il suo agire sia veramente credibile, lo scienziato deve rispettare d’altra parte con il suo lavoro quelle richieste che derivano soprattutto dalla vera logica della scienza. Io menziono qui la fedeltà a quella verità, che deve essere ricercata, una ferma autodisciplina e libertà da interessi egoistici, la disponibilità al lavoro comune, che porta a confrontare i risultati delle proprie ricerche con quelli dei colleghi e in tal modo a metterli perfino in discussione, quando questi vengono vagliati con competenza. E quando si tratta di ricerca teologica, la menzionata fedeltà porta con sé come oggetto di ricerca soprattutto la fedeltà a quella verità che viene da Dio e che è affidata alla custodia della Chiesa.

Vorrei qui affermare con gioia che un numero crescente di uomini di cultura e di ricercatori ad alto livello e con una visione particolarmente chiara delle esigenze di questo mondo, sono sempre più consapevoli della propria responsabilità etica nei confronti della convivenza politica e umana come pure - se sono cristiani - nei confronti della comunità ecclesiale.

Così la libertà rende lo scienziato aperto e pronto alla verità e la verità, che egli comprende e annunzia, crea a sua volta la sua libertà. Mantenere questo libero accesso alla verità, è compito della responsabilità dello scienziato e della grandezza della sua missione.

7. Possano queste mie parole incoraggiare tutti i membri della famiglia universitaria di Friburgo e gli ospiti che sono qui presenti oggi negli impegni che di volta in volta debbono affrontare, e riempirli di fiducia! Questo è il mio augurio sincero per voi tutti, ma soprattutto per gli studenti. E perché? Perché già oggi, e domani ancor più, vi toccherà contribuire alla civilizzazione dei secoli che si vedono all’orizzonte. In campo locale, nazionale e internazionale dovrete preoccuparvi che la persona umana trovi sicurezza e sviluppo in tutti i campi della propria esistenza.

Ringrazio ancora una volta tutti voi molto cordialmente per l’amichevole accoglienza che mi avete riservato e raccomando ognuno e tutti voi con i vostri compiti a Dio, il Signore della storia.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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