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VISITA PASTORALE IN SVIZZERA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DEI LAICI IMPEGNATI NELL'APOSTOLATO

Einsiedeln - Venerdì, 15 giugno 1984

 

Cari fratelli e sorelle in Cristo!

1. “Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1, 7). Pieno di gratitudine e gioia saluto voi, i rappresentanti dei laici impegnati nel servizio delle Chiese locali della Svizzera. Il mio saluto è rivolto ai teologi laici, uomini e donne, ai catechisti e alle catechiste, ai quali è stato affidato dai vescovi delle diocesi il servizio primario o ausiliario della cura delle anime e dell’annuncio del messaggio cristiano. Saluto i rappresentanti, uomini e donne, dei diversi consigli, che svolgono un ruolo attivo nell’ambito delle comunità ecclesiali e delle parrocchie. Saluto i rappresentanti delle diverse unioni e associazioni cattoliche, che lavorano tanto intensamente e in molti modi si occupano della cura delle anime. Allo stesso tempo saluto tutti coloro che, conformi allo spirito di Cristo nei “movimenti spirituali” fanno fermentare e promuovono la vita nella Chiesa. Infine rivolgo il mio particolare saluto a tutti coloro che, silenziosamente, nello spirito di Cristo e in fedeltà alla Chiesa, giorno per giorno compiono il proprio dovere nella famiglia e sul posto di lavoro.

Come Vescovo di Roma, che nella successione di san Pietro ha il compito più alto nella cura del gregge della Chiesa, vorrei confermarvi nella vostra fede: come laici voi formate il popolo di Dio, voi siete membra del corpo di Cristo insieme ai vescovi e ai sacerdoti. Attraverso la fede e il Battesimo noi tutti, insieme, siamo parte del mistero di Cristo, come i tralci sono parte della vera vite, Gesù Cristo, che ci dispensa sempre nuova forza vitale (cf. Gv 15, 1-8). Per questo motivo il nostro primo obiettivo deve sempre essere quello di restare fedeli a questo alimento e a questo fondamento di tutta la Chiesa, Cristo. Solo in lui la Chiesa sarà la nostra patria; in lui vi raccoglierete tutti in una comunità di fede, di speranza e di amore.

Lo Spirito di Pentecoste, che nel passato malgrado la confusione delle lingue di Babilonia, malgrado tutte le egoistiche aspirazioni dei peccatori ha unito gli uomini abbattendo tutte le barriere di lingua e di cultura, rimane anche nella Chiesa dei nostri giorni. Questo Spirito del Signore crocifisso e risorto vive in noi. Perciò apritegli i vostri cuori e la vostra mente! Parlate fra di voi e lavorate, mano nella mano, in questo Spirito: i laici con i sacerdoti e i sacerdoti con i laici. “A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo” (Ef 4, 7).

Perciò imparate a comprendervi l’un l’altro nei diversi servizi, che sono tutti rivolti alla medesima meta. Garantite gli uni per gli altri, come Cristo garantisce per voi tutti. Siate ognuno la patria dell’altro; donate volentieri agli altri ciò che voi tutti avete ricevuto gratuitamente da lui: la grazia della redenzione e dell’amore.

La Chiesa di Cristo, cari fratelli e sorelle, in forza del suo fondamento che è Cristo, e della guida del suo Spirito, ha potuto superare molte bufere nel corso della sua lunga storia. Il pensiero e il sentire dei nostri tempi, lo sviluppo di nuove possibilità umane, hanno posto la Chiesa di fronte a nuovi gravi interrogativi. Il numero dei credenti che si sentono in piena unione con la Chiesa, e sono inseriti nella Chiesa, è diminuito in molti luoghi. Ma anche quando gravi bufere colpiscono la Chiesa, questa non affonderà mai. Gli sforzi per mettere Dio in disparte e per favorire il dubbio su ogni cosa, non ci debbono condurre alla rassegnazione. E il modo di agire di un discepolo di Cristo non è quello di condannare il mondo. Piuttosto noi, come Chiesa, dobbiamo affrontare la sfida e il richiamo dei tempi. Noi crediamo che non c’è e non ci sarà mai alcun tempo che possa rifiutare il messaggio del regno di Dio che verrà. Cristo trasmette a tutto il mondo e a tutte le generazioni la promessa: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Abbiamo l’impegno di portare la lieta novella del cristianesimo con la parola e la testimonianza proprio a coloro che hanno perso di vista il significato ultimo della vita e la meta della storia. Infatti la Chiesa ha tutti i motivi per proseguire fiduciosamente sulla via della sua coraggiosa testimonianza di fede. Per questa ragione lo Spirito di Pentecoste la conferma e suscita in essa sempre nuova forza.

2. Cari laici cristiani, impegnati nel servizio per l’evangelizzazione, non è necessario insistere sulle considerevoli esigenze dell’evangelizzazione contemporanea. Voi sapete molto bene che il numero dei giovani e degli adulti, oppressi dai problemi e spesso dalle sofferenze generate dai mutamenti socio-culturali della nostra epoca, va crescendo. Voi sapete che i settori vitali della vita sociale, come la famiglia, i vasti campi della cultura, l’insegnamento, il mondo del lavoro, le applicazioni della scienza, le realtà economiche e politiche, richiedono guide illuminate, capaci di aiutare i loro fratelli e sorelle a decifrare questi problemi numerosi e complessi, e a viverli, trovando insieme, a poco a poco, il loro cammino di crescita umana e di perfezione cristiana. Il cammino continuo della storia richiede senza posa nuovi apostoli, che annuncino il Vangelo e vivano in seno alle realtà temporali, come il lievito nella pasta. Questi nuovi apostoli saranno discepoli ferventi di Gesù Cristo, completamente inseriti nel loro tempo e nei loro diversi ambienti di vita. Essi saranno, nello stesso tempo, cristiani molto impegnati nel movimento apostolico più adeguato al loro inserimento socio-professionale e sempre attenti a vivere in situazione di complementarietà con altre associazioni. L’apostolato è tanto più credibile ed efficace quanto più i movimenti si accettano nella loro diversità e concorrono allo stesso fine dell’evangelizzazione in una collaborazione fraterna: allora essi rappresentano una ricchezza per l’unità della Chiesa in stato di missione.

Giovani e adulti dei movimenti, prendete sempre più il vostro posto nelle comunità parrocchiali e diocesane, restando molto uniti tra di voi, con i vostri sacerdoti e i vostri vescovi! Senza attardarmi sulle finalità e sui metodi di ciascun movimento, mi preme incoraggiarvi vivissimamente ad attingere quotidianamente alle fonti della vita cristiana. Su questo piano, l’esperienza del Signore Gesù è impressionante, esemplare! In piena missione, egli interrompe la sua attività per intrattenersi espressamente con il Padre, per dirgli la sua volontà di conformarsi ai suoi disegni, inserire in questa relazione tutta filiale le gioie e i fallimenti del suo annuncio della buona novella. Sull’esempio del loro maestro, i primi apostoli - e san Paolo in modo speciale - manifestano chiaramente la continua compenetrazione dell’azione e della contemplazione. In definitiva, è il mistero del Figlio di Dio, l’inviato del Padre, che ogni apostolo è chiamato a vivere e a rivelare agli altri. Il mistero del Verbo incarnato, venuto a svelare e a consacrare la dignità dell’uomo e delle sue attività, a rischiarare il senso della sua esistenza terrena e del suo destino di eternità, a togliere alla sofferenza individuale e alle vicissitudini della storia il loro aspetto di fatalità, e questo con il libero concorso della persona umana. È il Cristo redentore, assiduamente accostato nel suo messaggio evangelico e nei sacramenti affidati alla sua Chiesa, che trasforma gli apostoli di oggi al punto di renderli capaci di dare la propria vita disinteressatamente, per la liberazione umana e cristiana dei loro contemporanei, a cominciare dai più vicini, qualunque sia il livello sociale al quale essi appartengono. 

3. Cari fratelli e sorelle, delegati dei Consigli pastorali! L’attuale momento storico è indubbiamente contrassegnato da forti e diffuse tendenze secolarizzanti e materialistiche, che purtroppo hanno pervaso la mentalità, le concezioni, i comportamenti dell’uomo contemporaneo. Tale visione della realtà che esalta e vive come “valori” il successo, il consumismo, l’efficientismo a tutti i costi rappresenta certamente una vera e propria sfida per il messaggio del Vangelo. L’unica autentica e valida risposta a tale sfida è la fede, vissuta con chiarezza, con coerenza, con coraggio da parte di tutti i credenti in Cristo.

Lo Spirito Santo, mediante il provvidenziale evento ecclesiale del Concilio, ha suscitato nella Chiesa varie forme di rinnovato impegno apostolico, tipiche e specifiche dei laici. In questi anni in numerose Chiese particolari è stata approfondita la riflessione sui modi di adattare le strutture ecclesiali a certe nuove impostazioni ed altresì sulla ricerca delle espressioni migliori e più appropriate per la partecipazione dei laici alla missione della Chiesa.

È un impegno di riflessione e di adeguamento che ha coinvolto anche le forze laicali cattoliche della Svizzera, ravvivando in esse la coscienza del ruolo ecclesiale che è loro proprio e spingendola a nuove forme di collaborazione con i legittimi pastori. Desidero sottolineare, in particolare, l’apporto dato a suo tempo dai laici alla celebrazione del Sinodo e la loro fattiva presenza nei Consigli pastorali, nei quali recano il contributo del loro entusiasmo, delle loro energie, della loro esperienza.

È chiaro tuttavia che questi tentativi, questi sforzi acquistano il loro ultimo e autentico significato quando contribuiscono a far sì che nella Chiesa crescano la fede, la speranza, l’amore. Mediante le nuove strutture, le Chiese particolari e le comunità - come pure i loro singoli membri - debbono diventare sempre più il “sale della terra” e “la luce del mondo” (cf. Mt 5, 13-14). Parlando della partecipazione dei laici alla missione salvifica della Chiesa, il Concilio si è preoccupato soprattutto di insistere sugli elementi fondamentali, affermando che “dai sacramenti . . . e specialmente dalla sacra Eucaristia viene comunicata e alimentata quella carità verso Dio e gli uomini, che è l’anima di tutto l’apostolato” (Lumen Gentium, 33).

Senza questo ideale di “santità” cristiana, alla quale tutti siamo chiamati e nella quale tutto il nostro agire di battezzati trova la sua scaturigine, il suo significato e la sua finalità, l’impegno nelle opere e nelle strutture apostoliche, per quanto aggiornate e rinnovate, è destinato a impoverirsi e, a lungo andare, a inaridirsi. È la continua conversione del cuore (cf. Mt 3, 2; 4, 17; Mc 1, 15) che deve animare e stimolare il vostro lavoro in seno ai differenti consigli pastorali. È questa esperienza interiore la condizione indispensabile perché la partecipazione, anche generosa e attiva, dei laici ai molteplici servizi e impegni assunti nell’ambito della comunione e della missione ecclesiale, non si riduca a semplice pratica esteriore, di tipo amministrativo e burocratico, ma sia premessa e fonte di arricchimento nella pluralità delle vocazioni e dei carismi e nell’unità del corpo mistico di Cristo: è questa unità che deve far superare le differenze linguistiche e culturali, e spingere al dialogo, alla collaborazione, alla solidarietà, alla complementarietà, in spirito di leale obbedienza ai vescovi, pastori e guide delle singole comunità diocesane.

4. Per concludere, vorrei rivolgere un breve indirizzo a voi, miei fratelli e sorelle, che svolgete un compito primario nel servizio ecclesiale. Ho già sottolineato energicamente nelle precedenti riflessioni che l’unione con Cristo è la base di ogni fecondo apostolato laico. Avete questa esigenza in un duplice aspetto: per voi, per la vostra personale, individuale via alla salvezza; e per gli altri, perché siete pronti a mettervi a disposizione della Chiesa per assolvere alcuni importanti compiti pastorali o ufficiali.

La vostra scelta missionaria è infatti una decisione coraggiosa. Soprattutto in un tempo in cui una certa parte dell’opinione pubblica è portata piuttosto a cercare le debolezze di chi si incarica del servizio ecclesiale e trascura di vedere l’aiuto che essi offrono; nella quale non soltanto la Chiesa, ma Dio stesso vengono messi da parte. Voi ne siete consapevoli e certamente avete sperimentato a sufficienza il peso di un tale servizio. Perciò voglio ringraziarvi in modo particolare, perché avete affrontato l’avventura di questa missione ecclesiale.

Vorrei confermarvi di cuore nel vostro servizio missionario per la Chiesa. Mettete tutto in opera affinché il messaggio di Cristo non rimanga inascoltato in un mondo secolarizzato. Considerate la vostra opera missionaria non come un semplice mestiere. Ciò sarebbe in contraddizione con l’intimo significato del Vangelo. Siate testimoni soprattutto con le parole e con l’esempio, e soprattutto con la vostra vita.

Ai giorni nostri l’accettazione del messaggio dipende dalla credibilità di chi lo porta, dalla vostra forza nella testimonianza. Da qui emerge l’esigenza, che il vostro servizio si rivolga anche a voi stessi. Tutti i cristiani sono chiamati ad essere testimoni, soprattutto però coloro che, a cagione della propria missione, sono legati in particolar modo alla Chiesa. Affinché il vostro impegno al servizio della buona novella di Gesù Cristo possa essere veramente fecondo, non è sufficiente una capacità puramente professionale; voi stessi dovete essere profondamente animati e compenetrati dallo Spirito di Cristo. Preoccupatevi perciò che la vostra personale testimonianza di vita e la vostra attività missionaria corrispondano a quanto Cristo si attende dalla sua Chiesa e da quanto la Chiesa si attende dai suoi collaboratori.

Se lavorate nell’amministrazione ecclesiastica o vi occupate direttamente del servizio pastorale vi si richiede principalmente una identificazione di principio con la Chiesa, così come essa vi accompagna concretamente: con le vostre debolezze umane, ma anche con le vostre pressanti esigenze spirituali. Non una distanza critica, ma la fiducia e la solidarietà nei confronti della causa comune di Cristo, vi permetteranno di sviluppare un fecondo lavoro di collaborazione con l’apostolato dei vescovi e dei sacerdoti, che sono i depositari di una particolare responsabilità ecclesiale. L’apostolato dei laici e l’apostolato dei presbiteri non debbono essere in contrasto fra loro; infatti, sono profondamente legati l’uno all’altro.

Conosco le particolari difficoltà che incontrano coloro che si occupano direttamente dell’istruzione dei fedeli. Anche se molte correnti spirituali sfidano oggi la catechesi, confidate nel fatto che lo Spirito di Dio con la sua verità vive e opera nella Chiesa. Non accontentatevi di semplici informazioni sugli argomenti, la sua parola è sempre un richiamo alla testimonianza e alla successione. Il vostro insegnamento ai fedeli sia sempre accompagnato dalla prontezza ad accettare la testimonianza vincolante della Chiesa e le decisioni di coloro che nella Chiesa hanno ricevuto da Dio il mandato di custodire il bene della fede. Sforzatevi di essere sempre servitori e insegnanti della verità, perché “la verità del Vangelo continui a rimanere salda tra di voi” (Gal 2, 5).

5. Al termine di questo incontro ringrazio ancora una volta di cuore per il vostro impegno tutti voi, fratelli e sorelle, sia che svolgiate un ruolo attivo per la cura delle anime in una parrocchia sia che collaboriate con la vostra opera in consigli o commissioni, in unioni o associazioni che si occupano della cura delle anime, sia che siate impegnati in “movimenti spirituali”. A voi che svolgete compiti così numerosi nella Chiesa come laici, io grido: “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori” (Sal 127, 1). Quanto più crescete nella fede e quanto più crescete nella Chiesa, tanto più meritevoli saranno le vostre opere al servizio della cura delle anime. Cristo sia la vostra meta e la Chiesa la vostra patria.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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