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VIAJE APOSTÓLICO A SUIZA

DISCURSO DEL SANTO PADRE JUAN PABLO II
A LOS TRABAJADORES Y A LOS REFUGIADOS EXTRANJEROS

Sábado 16 de junio de 1984

 

[Palabras en español]

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Ho intensamente desiderato questo incontro con voi nel corso del mio viaggio pastorale in Svizzera. Con particolare gioia, dunque, e con commozione profonda, vi rivolgo il mio affettuoso saluto, ripetendo le parole del Signore risorto: “Pace a voi” (Gv 20, 19).

Pace a voi, che siete qui convenuti così numerosi. Pace a tutti i fratelli e le sorelle che compongono la vasta compagine degli immigrati in terra elvetica. Pace alle vostre famiglie, ai vostri figli, agli anziani, agli ammalati, ai sofferenti. Pace ai vostri cari che l’emigrazione costringe alla lontananza. E pace ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e a quanti si dedicano per speciale vocazione alla pastorale dell’emigrazione.

Vorrei che il mio saluto raggiungesse tutti voi lavoratori immigrati, di ogni nazionalità: gli italiani, gli spagnoli, i polacchi, i portoghesi, i croati, gli sloveni, gli ungheresi, i cechi, gli slovacchi, i laotiani, i vietnamiti e tanti altri; tutti, qualunque sia la lingua, la religione, la condizione sociale, a cui appartenete. E vorrei che ciascuno di voi sentisse nelle mie parole le vibrazioni del mio cuore per voi e per i vostri problemi.

2. Tutti noi siamo in cammino verso una patria definitiva. La nostra vita è alla ricerca e in attesa di questo termine, dove troveremo riposo e sicurezza. Ogni giorno percorriamo questo cammino con altri uomini che condividono la stessa strada e formano con noi una sola comunione.

Voi ben sapete che la partenza per una nuova terra significa separazione e afflizione: ma essa è anche occasione di incontrare e conoscere nuovi uomini, di marciare con loro verso lo stesso scopo. La comunione, nella quale viviamo, ci forma e ci aiuta a camminare verso la meta.

Anche nella Chiesa siamo in cammino, non da soli, ma nella comunione con tutto il popolo di Dio e con un preciso compito: rompere i nostri schemi egoistici per aderire agli altri uomini. Partenza e ricerca di una patria appartengono essenzialmente alla nostra esistenza di cristiani e di uomini, ben sapendo che la patria terrena è transitoria; solo ciò che viene dopo è intramontabile.

I lavoratori immigrati sono particolare immagine del popolo di Dio in cammino. Per motivi diversi, voi avete lasciato il vostro Paese, con una decisione che certamente vi è costata: motivi economici, oppure politici o sociali vi hanno indotto a cercare una nuova patria. Ciascuno ha un motivo personale per una tale scelta. Ma ciò che è comune a tutti voi è che avete scelto questo nuovo Paese: ciò vi unisce, al di là di ogni differenza di origine o di lingua.

Avete affrontato dure fatiche per raggiungere questo scopo. Avete cercato di trovare una nuova terra che vi accogliesse e nella quale poter vivere. Ma né la partenza, né l’arrivo dovrebbero fondarsi soltanto su valori materiali; dietro ogni cosa dev’esserci un senso ben preciso, che offra una direzione alla nostra vita: Gesù Cristo, il quale intraprese la strada che lo avrebbe portato da Nazaret a Gerusalemme, attraverso la morte e la risurrezione. L’intera sua vita è stata contrassegnata dalla missione del Padre di condurre gli uomini alla salvezza. È questo il Cristo che dev’essere modello e termine della nostra vita.

3. La terra svizzera, che vi ospita, è caratterizzata da un pluralismo linguistico e culturale. Essa è sempre stata un Paese di scambio culturale. È un fatto che sempre gli immigrati hanno avuto un influsso sulla vita e sul pensiero della Svizzera. E da sempre gli svizzeri hanno ricevuto stimoli da questo scambio a percorrere nuove strade. Così, molte conquiste economiche e sociali, che caratterizzano l’immagine di questo Paese, sono da attribuirsi anche all’opera degli immigrati. L’apertura agli stranieri e alle loro culture è stata per questo Paese un arricchimento.

Ma anche la tradizione di questo Paese può essere un arricchimento per ogni immigrato. Ogni scambio culturale dev’essere reciproco, perché possa recare frutti. In questo senso, svizzeri e stranieri si sentono vicendevolmente integrati e affratellati. I vescovi svizzeri hanno varie volte esortato i cattolici ad essere disponibili alle necessità dei loro simili e all’accoglienza degli immigrati come fratelli e sorelle. Tutti i cristiani, sia svizzeri che immigrati, devono impegnarsi nelle loro parrocchie e comunità a essere sempre più aperti a quei fratelli che si trovano in difficoltà. Essi devono prestare loro adeguato ascolto e accoglierli con amore cristiano. Ciò sarebbe esemplare anche per una pacifica convivenza sociale in questo Paese.

4. La adhesión y participación de los inmigrantes en la vida eclesial y social son a veces obstaculizados por prejuicios recíprocos, sobre todo cuando los habitantes locales esperan de los inmigrantes una adaptación total, o cuando éstos ignoran los usos y costumbres del lugar. La apertura hacia los demás es una condición fundamental para la convivencia común, y debe favorecerse con comprensión, respeto y amor.

También los jóvenes encuentran dificultades en ser acogidos como parte de esta sociedad, no sólo a causa de su procedencia, sino también del estilo de vida a menudo distinto. Ellos sienten profundamente la diferencia entre la vida en familia y la vida en la escuela y en la sociedad. Sin embargo, pueden ser mediadores válidos entre las diversas culturas, si se les toma en serio y se les ayuda a encontrar su justo camino.

Suiza tiene una larga tradición humanitaria, sobre todo en lo referente a la acogida de prófugos. Pero hay que esforzarse en que esta tradición no se interrumpa, precisamente en un momento en que ésta puede abrir nuevas vías al empeño internacional para la solución del grave problema de los prófugos. Se trata de un servicio a la paz, que lleva una impronta suiza característica. En la búsqueda de una nueva patria, que mueve a esos seres humanos, Suiza no puede defraudar las esperanzas depositadas en ella; pero también ellos, con su presencia en este país, pueden contribuir a aumentar la comprensión de la difícil situación de necesidad en la que se encuentran en el mundo todos aquellos que están en las mismas condiciones. Que los sacerdotes y fieles se esfuercen en favorecer a los hermanos necesitados y asuman generosamente su compromiso, de acuerdo con lo establecido por el Sínodo de los católicos suizos celebrado en 1972: “Todos los creyentes están llamados a interesarse por los prófugos con humana solicitud, para que puedan encontrarse bien entre nosotros e inserirse adecuadamente”.

5. Imagen elocuente de que es posible encontrarse bien juntos es el encuentro de hoy con el Papa, en el que participan suizos y extranjeros. Sobre todo están presentes aquellos suizos que en su vida diaria se relacionan con los inmigrantes y sus problemas. Ellos representan aquí a cuantos trabajan por una justa y armoniosa vida en común. Es de esperar que aumente cada vez más la conciencia de la responsabilidad que la inmigración lleva consigo. Todos deben ser conscientes de que cuantos han venido a este país son hombres. Es importante descubrir siempre al hombre, antes que al trabajador. La participación en idénticas condiciones entre suizos e inmigrantes en la vida social y empresarial es una necesidad inderogable. Si en los años pasados se ha hecho mucho en este sector, no debe descuidarse el empeño para ulteriores mejorías, incluso cuando los problemas son de difícil solución. Es necesario promover una mayor solidaridad entre los trabajadores y salvaguardar sus derechos, así como sus legítimas aspiraciones. Entre éstas quiero subrayar las relativas a la vivienda y a la escuela, como también al conjunto de subsidios y previsiones que favorezcan la serenidad personal y familiar, ayudando en definitiva a una convivencia social más armoniosa.

6. Do wszystkich Braci i Sióstr w wierze na ziemi szwajcarskiej zwracam się z gorącym apelem o nieustanne podejmowanie wszelkich wysiłków zmierzających do pełnego poszanowania praw człowieka.

Wszyscy winniśmy zawsze starać się dostrzec w bliźnim człowieka, a miarą wszelkich naszych poczynań na rzecz człowieka winno być jego dobro.

Nie człowiek dla pracy, ale praca dla człowieka!

Spotkanie różnych kultur w Szwajcarii, czy to w stosunkach społecznych czy to w obrzędach religijnych, winno coraz bardziej uwidaczniać jeden Kościół Chrystusowy. Kościół ten - jako pielgrzymujący Lud Boży - ukazuje nam drogę do wiecznej ojczyzny. Nie może się to ograniczać do taniej pociechy unikającej konkretnych problemów, ale musi się wyrażać na co dzień w określonych czynach odradzających świat bardziej sprawiedliwy, w którym ludzie cieszyć się będą uznaniem swoich praw bez jakichkolwiek dyskryminacji.

Każdy człowiek wierzący winien się czuć towarzyszem innych na wspólnej drodze. W przemierzaniu tej drogi, wiara w Boga jest tym czynnikiem, który scala w jedno obywateli państwa i obcokrajowców.

7. Drodzy Bracia i Siostry!

Słowa, które kieruję do Was, płyną z głębi mojego serca.

Zapewniam Was, że jesteście obecni w mojej codziennej modlitwie; Wasze problemy są zarazem moimi problemami.

Starajcie się nade wszystko zachować i rozwijać żywą i silną wiarę chrześcijańską. Pomoże Wam ona przezwyciężać trudności, na jakie napotkacie w życiu.

8. O meu pensamento, nesta hora, vai também para todos os que vos são queridos: para aqueles que se encontram na Suíça, convosco, e que hoje não puderam vir a este encontro; e mais ainda vai para aqueles vossos entes queridos que estão longe, na vossa terra. E penso nos vossos Países de origem, nas vossas casas, nos vossos lares, que tivestes de deixar, ao vir para esta terra hospitaleira. Tenho também esses vossos familiares presentes no meu coração, onde todos vós estais, unidos num único vínculo de afecto.


I also wish to express my solidarity with those who have come from English-speaking countries and have settled in Switzerland. As you pursue your work in this hospitable land, be assured of my fraternal love and of my prayers for you and your families, especially if they are separated from you by a great distance.

Je vous salue cordialement, vous tous, immigrés de langue française qui résidez en Suisse. Je forme pour vous, pour votre bonheur, pour votre travail et pour vos familles, les meilleurs voeux. Je vous souhaite de trouver ici le soutien amical qui vous est nécessaire Je vous encourage à être fidèles à votre foi, et je vous assure de ma prière et de ma bénédiction.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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