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VISITA PASTORALE IN SVIZZERA

CERIMONIA DI CONGEDO DALLA SVIZZERA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto di Sion - Domenica, 17 giugno 1984

 

Signore, signori,
cari fratelli e sorelle.

1. Eccomi al termine di un viaggio appassionante che il Signore mi ha dato l’occasione di compiere attraverso la Svizzera in questi sei giorni, secondo un intenso ritmo di incontri. Queste differenti tappe erano necessarie per prendere contatto con un Paese che raggruppa, in un’unità armoniosa, delle tradizioni così diverse.

Ritrovo qui i miei cari fratelli nell’episcopato che mi hanno accompagnato nel corso di questo viaggio ed esprimo loro, ad essi e ai loro collaboratori, la mia gratitudine per il contributo diligente che hanno dato alla preparazione e allo svolgimento di tutto l’insieme. Ringrazio i sacerdoti di Sion e gli altri cattolici qui presenti e, attraverso loro, ringrazio tutta la comunità cattolica della Svizzera; è questa che in definitiva desideravo incontrare in questa visita pastorale. Saluto con riconoscenza le altre comunità cristiane che hanno accettato di dialogare e di pregare con il Vescovo di Roma.

Ma mi rivolgo ugualmente alle autorità civili, al presidente della Confederazione e ai consiglieri federali, che hanno avuto la delicatezza di venire fino qui per congedarsi da me. Ho un lieto ricordo del nostro incontro a Lohn. Saluto con gratitudine tutte le autorità locali, e in particolar modo il presidente del governo vallese, i consiglieri di Stato, il presidente del grande consiglio vallese, il prefetto, il presidente, le consigliere e i consiglieri municipali della città di Sion, il presidente della cittadinanza di Sion. A differenti livelli, avete avuto la bontà di mettere all’opera tutto ciò che potesse facilitare la mia missione pastorale accanto ai vostri compatrioti. Penso, tra gli altri, a tutti coloro che hanno partecipato ai servizi d’ordine e di sicurezza che hanno assolto con efficacia, con la disciplina e la cortesia che fanno, per tradizione, onore alla Svizzera: penso anche a coloro che, militari o civili, hanno assicurato i numerosi trasporti, in maniera così ben organizzata e piacevole per me. Essi d’altronde mi hanno permesso di ammirare dall’alto i vostri meravigliosi paesaggi. Non vorrei dimenticare, nel mio ringraziamento, nessuno di coloro che hanno partecipato generosamente, spesso in maniera nascosta, alla preparazione e all’allestimento dei viaggi, alle installazioni, decorazioni, eccetera. So che avete costituito dei comitati diocesani efficaci, lavorando in stretto collegamento con i servizi civili dei Cantoni, e voglio citare il comitato centrale.

Voglio ringraziare anche le autorità degli altri Cantoni che sono venuti ad accogliermi molto cortesemente. D’altronde, in questo momento, non penso soltanto a questi molteplici servizi di ordine pratico; credo sia compito della mia missione pastorale incontrare gli uomini e le donne che hanno la nobile missione di badare al bene comune del proprio Paese; e sono sempre contento, nel pieno rispetto delle loro proprie competenze, di ascoltarli, di esprimere loro la mia stima e i miei auguri per i loro esigenti compiti.

Infine, attraverso voi, saluto e ringrazio tutto il popolo elvetico di cui, soprattutto, ho apprezzato l’accoglienza benevola, fiduciosa e, posso dire, calorosa.

2. Lascio dunque oggi questo Paese, con lo spirito e il cuore colmi di ricordi piacevoli. Potrei ricordare i vostri paesaggi, sempre così attraenti, la maestosità delle montagne e dei ghiacciai, il luccichio dei laghi e delle tranquille riviere, il verde dei prati e il profumo dei fiori con l’arrivo dell’estate. Penso ancora di più alle popolazioni incontrate a Friburgo, a Lugano, a Flüeli, a Einsiedeln, a Lucerna, a Sion. Molti sono venuti dagli altri Cantoni che, sfortunatamente, non abbiamo potuto visitare. Abbiamo pregato e cantato insieme; insieme, ci siamo aperti alla gioia di saperci figli di Dio e della Chiesa; abbiamo ricordato e pregato coloro che ci hanno preceduto nella fede e nella santità: san Maurizio, san Meinrad, san Nicola da Flüe, san Pietro Canisio. Ci siamo confermati nella nostra vocazione di vescovi, di sacerdoti, di religiosi, di religiose, di laici, rafforzando la nostra identità al fine di compiere meglio il nostro ruolo specifico nella Chiesa; non abbiamo nemmeno dimenticato i gravi problemi del mondo contemporaneo; siamo stati in comunione con coloro che penano e soffrono. E, in mezzo a cittadini originari di questo Paese, poi siamo stati felici d’incontrare gruppi importanti di altri Paesi, di altri continenti, ai quali la Svizzera sa dare ospitalità, siano essi turisti, lavoratori immigrati, rifugiati.

3. Con tutto il cuore, formulo auguri ferventi a questo Paese, che occupa una posizione un po’ privilegiata nel centro dell’Europa, una situazione che può essere segno di una vocazione d’accoglienza e di pace. La Svizzera ama la pace e ha imparato a far coesistere, nel rispetto e nella democrazia, culture e convinzioni diverse, equilibrando le distinte correnti in una complementarietà attiva che va al di là del semplice compromesso.

Io spero che questa saggezza e questa filantropia facciano scuola in un mondo così incline all’aggressività, che siano senza sosta approfondite e includano sempre il rispetto della vita in tutte le sue forme, la cura della giustizia, i legami di fraternità con chi vive accanto a noi, la simpatia, la generosità e l’amore verso tutti coloro che, nel mondo, soffrono per la mancanza di pane, di affetto, di considerazione e di libertà. Per i cristiani, è la carità - la vera carità - ciò che anima tutti questi comportamenti umani.

4. Rivolgo anche, in particolare, degli auguri ferventi ai miei fratelli cattolici, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai diversi movimenti ecclesiali, alle famiglie, a tutti coloro che sono stati battezzati e confermati, e a coloro che sono alla ricerca della verità. Malgrado le tentazioni di secolarizzazione o d’indifferenza religiosa, ho incontrato un popolo di credenti, che è stato felice di esprimere la sua fede attorno al successore di Pietro e degli altri vescovi. Non abbiate paura, cari amici. Dio è più grande dei nostri cuori esitanti. Aprite le porte al Redentore che sta in mezzo a voi. Aprite il vostro cuore allo Spirito Santo di Gesù Cristo. Ch’egli fortifichi la vostra fede! Egli animi la vostra preghiera senza la quale la fede non saprà mantenersi fedele! Che egli vi faccia comprendere e amare la Chiesa di cui siete membri! Che egli v’ispiri un amore fraterno tra voi! Che egli vi tenga solidali con la Chiesa universale!

La mia preghiera si nutrirà di ciò che ho visto e sentito nei miei incontri con tutti voi. Come posso dimenticare la Svizzera, quando alcuni dei vostri compatrioti sono, per tradizione, i custodi della mia casa di Roma? Pregate anche per me, perché il Signore mi aiuti, malgrado i miei limiti, a portare avanti il ministero che egli mi ha affidato sulla scia di Pietro, per professare la fede, servire l’unità e incoraggiare i miei fratelli. Sia lodato Gesù Cristo! Che egli vi benedica infondendo in voi la sua pace e la sua gioia! 

Nel momento del congedo dal vostro stimato Paese ringrazio il Signore per i giorni ricchi di grazia di questa visita pastorale e per la cordiale, ospitale amicizia che i cittadini della Svizzera mi hanno dimostrato. Possa la comunione spirituale, che ci ha uniti così strettamente qui nella meditazione religiosa e nella comune lode a Dio, superare quest’ora di divisione esteriore e portare abbondanti frutti per tutti. Che san Nicola conservi la pace e la concordia nelle vostre famiglie e comunità!

Prima di concludere, desidero salutare con affetto anche tutti i fratelli di lingua italiana.

Nel manifestare la mia riconoscenza per la testimonianza di fede offertami in questi giorni, chiedo al Signore che susciti sempre energie nuove di buona volontà, benedica quanti lavorano onestamente per il bene dell’uomo e della società, e sostenga quanti con dedizione sono impegnati a costruire la Chiesa come Corpo mistico di Cristo e come Popolo di Dio in cammino.

Auguro a questo nobile Paese un costante progresso economico, sociale, culturale, morale e spirituale, affinché tutti in esso possano continuare a vivere in un clima di libertà, di fiducia e di pace.

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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