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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELL'ASSEMBLEA PLENARIA
DEL SEGRETARIATO PER I NON CRISTIANI

Sabato, 3 marzo 1984

 

Signori Cardinali,
Venerati Fratelli.

1. Sono lieto di incontrarmi con voi, al termine dei lavori della riunione plenaria, che vi ha impegnati nello studio e nell’approfondimento del tema generale “Dialogo e Missione”, proposto dal Segretariato per i non cristiani a vent’anni dalla fondazione di cotesto dicastero e della prima enciclica di Paolo VI, Ecclesiam suam, considerata giustamente la “magna charta” del dialogo nelle sue varie forme. In questi anni è stato compiuto un lavoro ingente per “cercare il metodo e le vie al fine di aprire un dialogo adatto con i non cristiani” (Pauli VI, Regimini Ecclesiae Universae : AAS 59 [1967] 919).

Tra coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto, ricordo il cardinale Pignedoli che, con i suoi contatti amichevoli, ha attirato la stima di membri di diverse religioni e ha sostenuto iniziative adatte alle esigenze dei tempi. Un grazie sincero va pure al pro-presidente monsignor Jadot, che non cessa di promuovere opportuni incontri al fine di favorire il dialogo tra appartenenti a religioni diverse.

2. A nessuno sfugge, infatti, l’importanza e la necessità che il dialogo interreligioso assume per tutte le religioni e per tutti i credenti, chiamati oggi più che mai a collaborare affinché ogni uomo raggiunga la sua meta trascendente e realizzi la sua crescita autentica, e aiuti le culture a salvare i propri valori religiosi e spirituali, in presenza di rapidi cambiamenti sociali.

Il dialogo è fondamentale per la Chiesa, la quale è chiamata a collaborare al piano di Dio con i suoi metodi di presenza, di rispetto e di amore verso tutti gli uomini (cf. Ad Gentes, 10-12; Pauli VI, Ecclesiam Suam, 41- 42; Ioannis Pauli PP. II, Redemptor Hominis, 11-12). Per questo io stesso fin dalla prima enciclica e poi nei vari incontri con diverse personalità e, soprattutto, in occasione dei miei viaggi non ho cessato di sottolineare l’importanza, le motivazioni e le finalità di tale dialogo. Per la Chiesa esso si fonda sulla vita stessa di Dio uno e trino. Dio è padre di tutta la famiglia umana; Cristo ha unito a sé ogni uomo (Ioannis Pauli PP. II, Redemptor Hominis, 13); lo Spirito opera in ogni uomo: perciò il dialogo si fonda anche sull’amore per l’uomo in quanto tale, che è la via primaria e fondamentale della Chiesa (Ivi, 14), e sul legame esistente tra cultura e le religioni professate dagli uomini.

Questo rapporto amichevole tra credenti di diverse religioni nasce dal rispetto e dall’amore per l’altro, presuppone l’esercizio delle libertà fondamentali per praticare interamente la propria fede e confrontarla con quella degli altri (cf. Ivi, 12).

3. In questi anni l’esercizio del dialogo ha mostrato nuove vie ed esigenze. Innanzitutto le Chiese particolari hanno allacciato rapporti, sinceri e costruttivi con i credenti di altre religioni presenti nella loro stessa cultura. Codesto stesso Segretariato è stato stimolo a tale sviluppo; esso deve continuare a precisare e approfondire un’appropriata pastorale per le relazioni con i non cristiani, favorendo lo scambio di idee e di riflessione. Le Chiese particolari, dal canto loro, devono impegnarsi in questa direzione, aiutando tutti i fedeli a rispettare e stimare i valori, le tradizioni, le convinzioni degli altri credenti, e promuovere, allo stesso tempo, una solida e adatta formazione religiosa dei cristiani stessi, perché sappiano dare una convinta testimonianza del grande dono della fede.

Nessuna Chiesa particolare è esente da questo dovere, reso urgente dai continui mutamenti. A causa delle migrazioni, dei viaggi, delle comunicazioni sociali e delle scelte personali, i credenti di diverse religioni e culti si incontrano facilmente e spesso vivono insieme. È necessaria quindi una pastorale che promuova il rispetto, l’accoglienza, la testimonianza, affinché i valori spirituali animino le nostre società tentate dall’egoismo, dall’ateismo e dal materialismo.

Per promuovere la pastorale è quanto mai opportuno costruire in seno ad ogni conferenza dei vescovi una commissione speciale.

4. L’esperienza dimostra anche che il dialogo si realizza in molteplici forme. Non c’è solo il campo dottrinale, pur tanto importante per una comprensione profonda, ma anche quello dei rapporti quotidiani tra i credenti che sono chiamati al rispetto reciproco e alla conoscenza comune. Il dialogo di vita infatti favorisce la coesistenza pacifica e la collaborazione per una società più giusta, affinché l’uomo cresca nell’essere e non solo nell’avere. In questo campo la famiglia merita una particolare attenzione. Tali frequenti rapporti domestici permettono di conoscere le persone nella loro storia e nei loro valori e di confrontarle con il Vangelo. Nella coerenza con la propria fede è possibile anche condividere, confrontare, arricchire le esperienze spirituali e le forme di preghiera, come vie di incontro con Dio.

Tutti i cristiani sono chiamati al dialogo. Se la specializzazione di alcuni è di grande utilità, l’apporto di altri è un contributo notevole. Penso in particolare al dialogo intermonastico e di altri movimenti, gruppi e istituzioni. Per tutti è necessaria una preparazione adeguata e un approfondimento costante della propria identità ecclesiale.

Il dialogo con i non cristiani può essere anche una via per realizzare l’unità tra le Chiese cristiane, animate dallo stesso amore di Cristo. La mutua collaborazione in questo campo è resa visibile dalla partecipazione a codesta Plenaria dello stesso direttore del corrispondente sottogruppo del Consiglio mondiale delle Chiese. Ma il dialogo non è cosa facile. La stessa religione può essere strumentalizzata e diventare pretesto di polarizzazione e di divisione. Nell’attuale situazione del mondo, dialogare significa imparare a perdonare, dal momento che tutte le comunità religiose possono rinfacciare eventuali torti subiti lungo i secoli. Significa cercare di capire il cuore degli altri, il che è particolarmente difficile quando non esiste un’intesa. Significa, innanzitutto, mettersi al servizio dell’umanità intera e dell’unico Dio. Non bisogna fermarsi ai facili o apparenti risultati. Questo impegno nasce dalle virtù teologali e cresce con esse.

5. Il tema della vostra Plenaria sul rapporto tra missione e dialogo è quanto mai importante. La vostra esperienza pastorale e la vostra comune riflessione, carissimi membri del Segretariato, hanno certamente aiutato a chiarire i legami e i rapporti tra missione e dialogo e ad indicare orientamenti pastorali adatti. Vorrei sottolineare soltanto alcuni aspetti.

Il dialogo si inserisce nella missione salvifica della Chiesa; per questo è un dialogo di salvezza:

“I discepoli di Cristo, mantenendosi in stretto contatto con gli uomini nella vita e nell’attività, si ripromettono così di offrire loro un’autentica testimonianza cristiana e di lavorare alla loro salvezza, anche là dove non possono annunciare pienamente il Cristo (Ad Gentes, 12).

Anche in questa attività ecclesiale bisogna evitare gli esclusivismi e le dicotomie. L’autentico dialogo diventa testimonianza, e la vera evangelizzazione si realizza nel rispetto e nell’ascolto dell’altro (Ioannis Pauli PP. II,  Redemptor Hominis, 12). Anche se c’è un tempo per ogni cosa (cf. Qo 3, 1-8), la prudenza e il discernimento insegneranno che cosa sia appropriato in ogni particolare situazione: la collaborazione, la testimonianza, l’ascolto, lo scambio di valori. I santi, come Francesco d’Assisi e i grandi missionari, come Matteo Ricci e Charles de Foucauld, ci sono di esempio. Se viviamo pienamente in Cristo, diventeremo strumenti sempre meglio adatti della sua cooperazione e seguiremo il suo metodo, espressione dell’amore di colui che ha dato se stesso per noi.

In questo Anno Giubilare non possiamo dimenticare il ruolo del dialogo per la riconciliazione tra i popoli e con Dio; questa è condizione essenziale per la pacifica convivenza e l’unità voluta da Dio (Gaudium et spes, 24.29; Lumen Gentium, 9.13.42) e ristabilita da Cristo (Gaudium et Spes, 78).

6. Le sfide sono molteplici e l’orizzonte degli impegni è quanto mai ampio.

Rivolgiamoci perciò a Cristo; impariamo da lui come comportarci con gli altri. Così in lui vivremo l’amore misericordioso del Padre, che attraverso lo Spirito, invita tutti gli uomini a riconciliarsi in Cristo e a riconciliarsi tra di loro.

Con questi pensieri e con questi voti imparto a tutti e a ciascuno di voi una speciale benedizione apostolica, a stimolo e incoraggiamento del vostro impegno così meritorio.

 

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