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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PELLEGRINI GENOVESI E
AGLI EX ALLIEVI DI DON ORIONE

Sabato, 10 marzo 1984

 

Carissimi fratelli e sorelle di Genova!

1. Siate benvenuti: vi apro il cuore col più cordiale saluto! Vi ringrazio per questa vostra dimostrazione di fede cristiana, e per questo attestato di comunione ecclesiale che voi oggi avete voluto dare al Papa, in occasione della celebrazione del vostro Giubileo, qui a Roma, sulle venerate tombe degli apostoli e dei martiri, e nella circostanza della solenne canonizzazione della beata Paola Frassinetti, illustre figlia della vostra nobile terra.

Rivolgo uno speciale pensiero al vostro pastore, il cardinale Giuseppe Siri, che ringrazio per aver organizzato e guidato questo pellegrinaggio, sia per le cortesi parole, con le quali ha voluto introdurre questo familiare incontro. Porgo poi il mio saluto a tutti i cari sacerdoti, i religiosi, le religiose, e a tutto il laicato cattolico genovese. Non voglio omettere di salutare con sentimenti egualmente deferenti le autorità e le personalità civili della città, le quali, con esemplare senso di spirituale solidarietà, hanno voluto associarsi a questo pellegrinaggio.

2. Siete venuti a Roma per acquistare l’indulgenza giubilare. È questo un momento per voi quanto mai importante per una riflessione approfondita sulla vostra situazione spirituale; è un momento privilegiato per una verifica e, se occorre, una rettifica, del vostro cammino di fede e della vostra adesione a Cristo, Redentore di ogni uomo e di ogni donna; è un momento, specialmente, per interiorizzare e far scendere nella vita i grandi temi del perdono e della riconciliazione, che ispirano la spiritualità di questo Anno Santo, che volge ormai alla fine.

Col metro del perdono si misura tutta la realtà della morale evangelica. Nell’Antico Testamento, il popolo eletto già conosceva questo dovere fondamentale: “Il rancore e l’odio sono un abominio. Perdona l’offesa del tuo prossimo e allora . . . ti saranno rimessi i peccati” (Sir 27, 30-28, 2), ma il Signore, nel Nuovo Testamento, giunge a identificare, in un certo senso, il rapporto tra Dio e l’uomo col rapporto tra l’uomo e l’uomo, cioè: se l’uomo perdona al proprio fratello, Dio perdona a lui; se invece egli si rifiuta di perdonare, anche Dio si rifiuterà di perdonare a lui. Nella parabola dei due debitori (cf. Mt 18, 23-35), Gesù insiste non solo sulla necessità del perdono, ma anche sulla qualità di esso: “Così anche il Padre mio celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello” (Mt 18, 35). Superando la legge della mera giustizia, il Signore inaugura una nuova legge: quella dell’amore, che non solo sa donare, ma anche perdonare, e creare rapporti nuovi di solidarietà tra gli uomini. Nella suddetta parabola il servo spietato, che chiede il condono, ma non lo accorda poi al suo conservo, è il simbolo di chi non sa ridistribuire l’amore e il perdono che il Padre rinnova a lui ad ogni momento. La stessa cosa Gesù ci insegna a vivere, quando ci fa ripetere nel Pater: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6, 12).

Un’altra motivazione che Gesù ha dato alla legge del perdono è quella della misericordia: “Siate misericordiosi, perché il Padre vostro celeste è misericordioso” (Lc 6, 36). Si può ben dire che la misericordia è l’anima del perdono. Essa infatti fa vedere nel fratello, specie quando offende senza motivo, più un infelice che non un cattivo; aiuta ad allargare il cuore e mette in grado di perdonare perfino gli avversari e i persecutori.

Gesù stesso, in questo, ha dato un mirabile esempio, quando sulla croce, compiendo un gesto di incomparabile misericordia, ha perdonato ai suoi crocifissori: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34). Sta qui la ragione per la quale egli non richiede mai troppo, quando comanda di perdonare sempre e di cuore, senza lasciare nessun rancore nel fondo dell’animo: egli ha fatto infinitamente di più.

3. Ma per compiere in pienezza questo comandamento del Signore, occorre guardarsi bene da una certa mentalità intimistica, per cui uno crede che basti smettere di odiare nel cuore, senza fare alcun gesto esterno. Il perdono è perfetto quando si manifesta concretamente e porta alla riconciliazione. Questo è il coronamento evangelico del perdono, che fa guadagnare veramente il fratello, ristabilisce l’unità tra i figli di Dio ed edifica la comunità cristiana: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello” (Mt 5, 23-24).

Alla vigilia della canonizzazione di Paola Frassinetti, questi pensieri sul senso del perdono cristiano trovano una concreta realizzazione nella vita della beata, la quale nonostante fosse stata fatta oggetto di calunnie, di insulti e di soprusi, non ebbe mai a difendersi; non passò mai alla controffensiva; non conservò mai nel proprio animo la benché minima ombra di risentimento. Tale fu la magnanimità del suo cuore, che ella non temette di rispondere al male col bene e col sorriso al disprezzo.

Carissimi fratelli e sorelle, vivete con tali disposizioni interiori questo ultimo periodo dell’Anno Santo: sono certo che ritroverete “la gioia di essere salvati” (Sal 51, 14) e che sentirete con sempre maggiore consapevolezza che appartenere alla Chiesa significa appartenere al popolo dei “perdonati” e dei “perdonatori”; capirete sempre meglio che la grandezza di un animo si misura dalla grandezza del perdono.

Mi rivolgo ora agli ex allievi di don Orione!

4. Carissimi, sono lieto di partecipare personalmente alla commemorazione del 50° anniversario di fondazione della vostra associazione!

Infatti, nel maggio del 1934, don Orione, in procinto di lasciare l’Italia per il Sud-America, teneva a Tortona, nella casa madre, il primo convegno degli ex allievi. L’aveva preparato lui stesso, inviando centinaia di inviti ai giovani, che erano stati educati nelle sue case, e progettando già uno schema di statuto. Egli voleva con ciò formare una famiglia tra gli ex allievi, non abbandonare i giovani nelle lotte e nelle difficoltà della vita, mantenerli fedeli ai principi cristiani ricevuti mediante il legame dell’amicizia. Un mezzo secolo è passato da quella data, e la vostra associazione si è dilatata in numerosi Paesi del mondo.

Vi ringrazio di cuore per la vostra presenza e porgo il mio saluto al direttore generale don Ignazio Terzi, al presidente dottor Marco Antonelli, ai consiglieri della congregazione, ai sacerdoti incaricati del movimento e a voi tutti, cari ex allievi, e alle vostre famiglie.

5. Riandando col pensiero a quel primo convegno organizzato da don Orione, dobbiamo prima di tutto ringraziare il Signore per questi cinquant’anni di attività dell’associazione da lui voluta e fondata, che certamente tanto bene ha compiuto tra gli ex allievi dei vari istituti e nelle loro famiglie. Alcuni di voi hanno conosciuto don Orione personalmente; tutti avete potuto comprendere e respirare la sua spiritualità e i suoi ideali; e tutti avete potuto anche sperimentare la validità del vostro sodalizio. E questo è certamente un dono prezioso che la Provvidenza ha voluto farvi, e di cui dovete essere particolarmente riconoscenti. Avete avuto da don Orione la limpida lezione della sua fede cristiana, e cioè l’amore alla verità e quindi alla Chiesa e al Vicario di Cristo, e l’austerità di vita nella prospettiva dell’eternità e della carità: l’associazione, mediante i rapporti personali tra gli ex allievi, il bollettino mensile, gli incontri e i convegni annuali o periodici, vuole mantenervi fedeli a questo spirito, dandovi la forza di conservare il patrimonio spirituale ricevuto e il coraggio di testimoniarlo e comunicarlo. Siate dunque sempre fieri di appartenere agli amici di don Orione, e dovunque vi troviate fate onore alla formazione che avete avuto nel suo nome!

6. Dando ora uno sguardo al futuro, sento nel mio intimo di non potervi proporre altro programma che le stesse parole, da voi certo ben conosciute, che don Orione scriveva dall’America: “Cari ex allievi, che siete tanta parte della nostra vita e del nostro cuore! Siate amanti delle vostre famiglie; mantenetevi morali e buoni; vivete da veri cristiani; pregate; frequentate i sacramenti; santificate la festa; non arrossite del Vangelo, né della Chiesa. Abbiate il coraggio del bene e dell’educazione cattolica e italiana ricevuta; diffondete lo spirito della bontà; perdonate sempre; amate tutti; siate umili, laboriosi, franchi e leali in tutto; di fede, di virtù, di onestà ha estremo bisogno il mondo”. Sono parole di una semplicità e di una profondità stupende, che non esigono commento; fedeltà al messaggio di Cristo e impegno nella carità! Ed è il messaggio che vi ha per sempre lasciato come incoraggiamento a vivere cristianamente nella società, e a testimoniare la salvezza portata da Cristo anche agli uomini d’oggi, frastornati e delusi, e tuttavia in ansiosa ricerca dell’autentica verità.

Nell’esortarvi a un sincero impegno nell’educazione cristiana delle vostre famiglie, affinché proprio da esse possano sorgere numerose vocazioni sacerdotali e religiose, vi imparto la mia benedizione, che di cuore estendo a tutta la grande famiglia degli amici di don Orione.

 

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