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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI
PELLEGRINI DI FIESOLE
Basilica di San Pietro - Sabato, 17 marzo 1984
Carissimi fedeli di Fiesole!
1. Sono lieto di porgere al vostro vescovo e a voi tutti il mio ringraziamento
per la vostra visita in questo Anno Giubilare della Redenzione.
Il vostro pellegrinaggio alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo è segno di
fedeltà ed è anche stimolo a una sempre più convinta e fervorosa vita cristiana.
L’Anno Santo della Redenzione è stato un invito pressante e solenne a guardare
verso Cristo crocifisso, a ricercare in lui solo le verità trascendenti e
salvifiche, a riporre in lui solo le nostre speranze, perché lui solo conosce il
segreto delle nostre esistenze e ha parole di vita eterna. L’Anno Santo perciò
ha richiesto uno sforzo di riflessione e di ripensamento e quindi una decisione
per la conversione e la riconciliazione sacramentale con Dio. Si tratta ora di
continuare con perseveranza e con coraggio la via intrapresa. La mia viva
esortazione è che la vostra vita cristiana sia sempre una testimonianza della
fede che professate mediante la coerenza morale e l’esercizio della carità verso
il prossimo, specialmente verso i malati e i sofferenti.
2. In modo particolare desidero indicare a voi, fedeli della diocesi di Fiesole,
la figura del Beato Angelico, che per la sua arte mirabile e per la sua
singolare personalità religiosa ha reso celebre in tutto il mondo il nome della
vostra città.
Con il «motu proprio»
del 2 ottobre 1982 è stata autorevolmente riconosciuta dalla Chiesa la santità
di colui che i fedeli hanno sempre chiamato «Beato
Angelico».
In tale documento ho scritto che era giunto il tempo “di collocarlo in luce
speciale nella Chiesa di Dio, alla quale non cessa ancora oggi di parlare con la
sua arte celestiale”. Ebbene, il Beato Angelico parla specialmente a voi, fedeli
di Fiesole. La stupenda armonia dei suoi dipinti e la pace rasserenante che essi
infondono nell’anima sono indice non solo del suo genio, ma anche della sua
certezza interiore. Il Beato Angelico invita a contemplare la verità, per poi
viverla interiormente, convinti che solo in Cristo l’uomo trova la sua autentica
dignità.
3. Carissimi! Come sapete, tra una settimana, domenica 25 marzo, tutti i vescovi
della Chiesa uniti con me reciteranno solennemente l’Atto di affidamento
a Maria. Il mondo diventa sempre più complesso e i problemi sociali e politici
si fanno sempre più difficili e a volte perfino drammatici. Dobbiamo ricorrere
con totale fiducia alla Madre celeste, che anche voi amate e venerate con tanta
dedizione, specialmente nei santuari della vostra diocesi. Preparatevi con cura
a questo solenne rito di “affidamento” a Maria, affinché esso porti molti frutti
spirituali nella vostra vita e nella società intera.
Con questi voti, imparto a tutti voi la propiziatrice benedizione apostolica,
che volentieri estendo ai fedeli della vostra comunità diocesana.
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