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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLE FAMIGLIE PROVENIENTI DA TUTTO IL MONDO

Aula Paolo VI - Domenica, 25 marzo 1984

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Ho ascoltato con viva attenzione le testimonianze che alcuni di voi hanno portato in quest’aula e ho seguito, altresì, con interesse la drammatizzazione di alcune pagine di un mio antico lavoro letterario. Nell’esprimere sincera gratitudine per l’intenso momento di comunione che mi è stato dato di vivere oggi con voi, a tutti rivolgo un saluto cordiale.

Quest’incontro ha una sua particolare collocazione nell’economia dell’Anno Giubilare della Redenzione. Non è forse, questo, un anno di conversione e di riconciliazione? Ebbene, la famiglia cristiana è il “luogo”, nel quale l’essere umano è chiamato a fare un’esperienza singolarmente profonda di ciò che significa “esistenza riconciliata” con i propri simili grazie alla personale riconciliazione con Dio. In un mondo drammaticamente diviso da tensioni di ogni genere, com’è il nostro, appare molto importante l’invito alla reciproca comprensione, che può venire dalle famiglie cristiane nelle quali si vive con gioiosa coerenza l’esperienza ogni giorno rinnovata della riconciliazione.

Voglio quindi oggi ripetere a voi, sposi cristiani, la vibrante esortazione dell’apostolo Paolo: “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5, 20). È un’esortazione nella quale echeggia, in realtà, un triplice invito. Lasciatevi riconciliare col Dio dell’inizio: riconciliatevi col vostro passato. Lasciatevi riconciliare col Dio della speranza: riconciliatevi col vostro futuro. Lasciatevi riconciliare col Dio dell’amore: riconciliatevi col vostro presente.

2. Lasciarsi riconciliare col Dio dell’inizio. Non siamo stati noi a porre l’inizio. È stato lui a crearci. Dobbiamo riceverci dalla sua mano. Molti uomini del nostro tempo non vogliono più accettare questo fatto: di essere così come sono, cioè con certe caratteristiche, con una certa preistoria, in una certa ora del mondo, in una certa situazione sociale e culturale. Dire di sì a me stesso; dire di sì al fatto che Dio mi fa vivere qui e ora, così e non in modo diverso; dire di sì ai miei limiti, ma anche dire di sì al tu, al prossimo, al fatto che egli è stato creato da Dio così: tutto questo fa inevitabilmente parte del nostro sì a Dio.

Nel peccato originale l’uomo ha ritirato questo sì al suo inizio, cercando di esistere partendo da zero e non da Dio. Ma Dio non ha ritirato il suo sì. È rimasto il Dio dell’inizio e in Gesù Cristo ci ha donato un nuovo inizio. Ha assunto in Gesù la natura umana, ha sofferto fino in fondo il passato sbagliato che l’uomo stesso si era creato, condividendone la situazione fino a sentire l’abbandono di Dio in croce. Ha così superato questo passato, trasformandolo in nuovo inizio.

Vivere riconciliati significa perciò accettare ed essere fedeli a quel sì che un tempo è stato pronunciato di fronte a Dio. Chi ha il coraggio di lasciare che questo sì di Dio e il proprio sì a Dio siano più forti di ogni esperienza negativa, chi è disposto a superare sempre di nuovo nella riconciliazione con Dio e col prossimo il suo venir meno a questo sì, solo questi è riconciliato con la propria esistenza.

È profondamente errato pensare che sia più realizzante come persona l’avventura di partire sempre di nuovo da zero, il poter cambiare il proprio partner quando lo si voglia, anziché esser fedele - pur in mezzo alle difficoltà - a quel sì che si è pronunciato una volta. Chi ritira il sì che ha pronunciato un tempo, chi ritira la fedeltà allora promessa, chi ritira l’amore un tempo donato, strappa se stesso dalle fondamenta alle quali è ancorata la sua vita. Non ha più patria e viene trascinato in una caduta senza fine, che in un primo momento potrà lusingare, ma che sbocca inevitabilmente nell’alienazione del proprio essere, nella perdita della propria identità, nella distruzione di sé.

La fedeltà al proprio inizio - che significa fedeltà al partner che ho accettato di fronte a Dio e fedeltà a me stesso che ho pronunciato questo sì, fedeltà che prescinde da come io mi sia evoluto e da quanto io mi sia realizzato o meno, fedeltà al tu così come è, a prescindere da come questo tu si sia evoluto - questa fedeltà è la struttura portante non solo del matrimonio e della famiglia, ma della stessa esistenza umana, garanzia di quell’affidabilità e di quell’ordine senza i quali l’umanità precipiterebbe.

3. Occorre poi lasciarsi riconciliare col Dio della speranza - riconciliarsi cioè col proprio futuro. Sono molti gli interrogativi che ci si pongono: l’umanità avrà anche domani di che vivere, oppure l’egoismo e lo sfruttamento distruggeranno le risorse stesse della vita sul nostro pianeta? Prevarrà lo spirito della riconciliazione e dell’amore sullo spirito dell’egoismo e dell’affermazione di sé, capaci di spingere l’umanità a catastrofi disastrose? In un mondo organizzato sempre più perfettamente, ma anche sempre più manipolato, in un mondo del benessere e del consumo, ci si chiede se abbia ancora senso vivere in esso, o se esso non faccia invece altro che girare a vuoto, che vanificarsi e quindi chiudersi ogni prospettiva futura.

Chi non trova più il coraggio di affrontare il futuro, non ha neppure il coraggio di dar vita a un nuovo futuro. La “anti-life-mentality”, così diffusa ai nostri giorni, va di pari passo col ripiegamento sulla piccola felicità del momento, sulle amicizie chiuse su se stesse, con un partner che ci capisca e ci consoli almeno per lo spazio di un momento. Ma è proprio così che il mondo non può progredire, è proprio così che compromettiamo l’avvenire stesso dell’uomo, proprio così provochiamo quelle involuzioni a cui vogliamo sfuggire.

Colui che crede, può dire di sì a un futuro che non dipenda solo dalle prospettive future, per quanto grandi siano, viste esternamente perché crede in quel Dio che ci ha aperto il grande futuro - quello che nessuno ci potrà togliere - proprio nella catastrofe della croce. Crede in quel Dio che non ha preservato Gesù dalla morte ma l’ha risuscitato dai morti, e per questo ha il coraggio di accettare e plasmare il futuro finito di questo mondo. Sa che vale la pena di investire, in questo mondo, quella misura d’amore che va al di là di un calcolo puramente razionale circa le nostre prospettive avvenire. Solo chi crede nel futuro più grande di Dio troverà il coraggio di affrontare il futuro finito del mondo e avrà la forza di dissipare le ombre che su questo futuro pesano.

Là, dove noi tocchiamo i nostri limiti, là dove ci sentiamo finiti, là Dio è all’inizio. Fidiamoci del suo sempre nuovo inizio! Costruiamo il suo futuro!

4. Occorre, infine, riconciliarsi col Dio dell’amore, riconciliarsi cioè col proprio presente. Molti diranno: certo vogliamo dire di sì al Dio dell’inizio, vogliamo dire di sì al Dio della speranza, ma è il presente che ci è difficile vivere. E ora che non ci comprendiamo più, ora sentiamo quant’è arduo ritrovare l’armonia perduta, ora ci crollano le speranze d’un tempo, ora non riusciamo a far fronte a doveri ed esigenze.

Comprendo bene tali difficoltà. Se tutto dipendesse solo da voi, avreste certamente ragione. Ma non siete soli, non dovete affrontare la vostra vita da soli. C’è qualcuno che condivide il vostro cammino. Il nome di Dio è “Dio-con-noi”. Colui che sulla croce si è sacrificato, colui che sulla croce si è trovato immerso nel buio dell’abbandono e della morte, è risorto e, passando attraverso porte chiuse, si rende presente in mezzo ai suoi e dice loro: “Pace a voi” (cf. Gv 20, 21-23). Il Dio-con-noi, il Cristo risorto è in cammino col suo popolo e, in esso, con ogni famiglia, la quale “mediante il mutuo affetto dei membri e l’orazione fatta a Dio in comune, si mostra come il santuario domestico della Chiesa” (cf. Apostolicam Actuositatem, 11).

5. A questo riguardo vorrei che voi, partecipanti a questa giornata giubilare, tornaste alle vostre case con questa profonda convinzione: dobbiamo pregare in famiglia ogni giorno; abbiamo la responsabilità primaria di insegnare ai nostri figli e pregare, convinti che “un elemento fondamentale e insostituibile dell’educazione alla preghiera è l’esempio concreto, la testimonianza viva dei genitori” (Familiaris Consortio, 60.2).

Infatti, la famiglia cristiana trova e consolida la sua identità nella preghiera. Sforzatevi di trovare ogni giorno un tempo da dedicare insieme a parlare col Signore e ad ascoltare la sua voce. Come è bello che in una famiglia si reciti alla sera anche solo una parte del Rosario!

Una famiglia che prega unita, si mantiene unita; una famiglia che prega è una famiglia che salva!

Fate in modo che le vostre case siano luoghi di fede cristiana e di virtù mediante la preghiera recitata tutti insieme!

6. Cari coniugi, care famiglie, voi vi siete promessi l’amore di Cristo, vi appartenete in questo amore di Cristo. Esso non è soltanto obbligo, non è soltanto un ideale lontano, esso è presente. Quando voi vi siete uniti nel Signore, quando insieme pregate, quando vi abbandonate sempre di nuovo nelle sue mani, quando sempre di nuovo andate incontro l’uno all’altro perdonandovi vicendevolmente come lui vi vuol perdonare, quando nell’attimo presente dite di sì alla sua volontà, quando nel presente lo invocate e gli domandate: sii più forte tu in noi e tra noi di quanto lo siamo noi, allora egli compirà la sua promessa e vi dirà: “Non temete. Sono io” (cf. Mc 6, 50); allora lui si renderà presente in mezzo a voi (cf. Mt 18, 20); allora potrete sperimentare nella vostra situazione particolare quello che lui ha promesso alla chiesa e ai suoi discepoli in generale: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Il Dio dell’amore è con voi, egli è in mezzo a voi attraverso il Figlio suo. Gesù Cristo alita su di voi e vi comunica il suo Spirito (cf. Gv 20, 22) affinché siate, nello Spirito, testimoni della redenzione.

Camminate, dunque, nell’amore, sorretti dalla speranza. Voi siete chiamati ad essere altrettante chiese domestiche per portare dovunque la luce dell’unica Chiesa universale: nelle situazioni più varie, nei dubbi e nei travagli di questo mondo. Attraverso di voi vuol rendersi presente la luce di una nuova speranza, la forza di un nuovo inizio, la potenza dell’amore divino. E allora l’Anno Santo che volge al suo termine non si concluderà, ma si aprirà a un’epoca nuova che vive della riconciliazione donataci da Dio. Vi accompagni la mia Benedizione.


J’ai été heureux d’accueillir les familles de langue française qui sont venues se joindre au Jubilé. L’Eglise compte sur vous. Je prends dans ma prière les intentions de tous les vôtres et je vous bénis de tout cœur.

I offer a warm welcome to all of you from English-speaking countries. May the blessing of our Saviour fill your families today and always. May the peace of Christ abide in your hearts.

Eltern, Söhne und Töchter, Familien deutscher Sprache: Nehmet meine herzlichen Segenswünsche mit nach Hause zu euren Angehörigen, Nachbarn und Freunden. Bleibt lebendig im Glauben!

Os saludo cordialísimamente, queridas familias venidas de los diversos Países de lengua española. Y os aseguro mi recuerdo en la plegaria, para que la importantísima misión humana y cristiana que tenéis, podáis cumplirla adecuadamente en el mundo actual.

Saúdo cordialmente as queridas famílias de língua portuguesa, com este voto: que se abram sempre a Cristo Redentor as portas dos vossos corações e dos vossos lares; e Deus aí seja glorificado, com a vossa felicidade!

 

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