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VIAGGIO APOSTOLICO IN COREA, PAPUA NUOVA GUINEA,
ISOLE SALOMONE E THAILANDIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DELLE DIVERSE CONFESSIONI
CRISTIANE

Cappella della Nunziatura di Seoul (Corea)
Domenica, 6 maggio 1984

 

Cari amici, cari cristiani.

Non c’è modo migliore di incominciare questo nostro incontro nel Signore dell’ascoltare con cuore devoto l’appello dell’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso. Esso è ancora molto valido per noi oggi:

“Vi esorto dunque io, prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio, Padre di tutti, che e al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef 4, 1-6).

1. Sì, “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti”. È in questo solo Signore Gesù Cristo che oggi ho la gioia di salutarvi. E la gioia è veramente reciproca, poiché in questo stesso anno 1984 molti di voi, specialmente i presbiteriani e i metodisti, celebrano il centenario della fondazione delle loro comunità ecclesiali in Corea.

È meraviglioso che in questo Paese i vostri predecessori nella fede siano arrivati a conoscere il Signore Gesù Cristo anche attraverso la parola scritta, attraverso la versione coreana della Bibbia diffusa con zelo dai laici prima che i primi missionari giungessero a istruire e battezzare nel suo nome!

Il contributo dato al popolo coreano dai vostri primi missionari, dottor Allen, dottor Underwood e dottor Appenzeller, e dai loro successori, costituisce una parte importante della storia di questo Paese.

Un lavoro d’avanguardia nella medicina moderna e nell’educazione, la promozione della donna, l’insegnamento di ideali democratici, l’identificazione col destino della gente, tutte queste cose testimoniano le virtù del vostro superbo passato. Ma questo non sarebbe stato possibile senza la pronta accoglienza della fede cristiana proprio da parte del popolo coreano. Né le vostre comunità sono state risparmiate dalla persecuzione, in particolar modo nel Nord, ma sono rimaste fedeli agli occhi del Signore.

2. E oggi, dopo periodi turbolenti per tutte le comunità cristiane, è veramente rincuorante sapere che viene ora largamente accettata una versione ecumenica della Bibbia in lingua coreana, dove si proclama “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti”. E ancora il fatto che persone di differenti comunità ecclesiali abbiano lavorato insieme, fra molte altre cose, per pubblicare un’opera importante di teologia, è sicuramente un segno incoraggiante di una crescente collaborazione fra i cristiani. È anche molto bella l’amicizia e la stretta collaborazione che esistono fra le università di Yonse, Ewha e Songag.

3. Ma, più d’ogni altra cosa, si deve ardentemente sperare che tutti, nel rispetto delle convinzioni e della coscienza di ognuno, si sforzino con serietà di essere pienamente uno solo nella fede e nell’amore, secondo la volontà di Cristo, come egli è uno solo col Padre, così che il mondo creda (cf. Gv 17, 21). Tutti siano consapevoli che la credibilità della missione di Cristo dipende dall’unità dei suoi discepoli.

Attraverso la potenza della sua risurrezione il Signore Gesù faccia di noi uno solo. “A lui sia gloria ora e sempre fino all’eternità. Amen” (2 Pt 3, 18).

 

 © Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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